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L'ultimo saluto di Cerrina a don Ferrando

Una cotta, una stola, il vangelo aperto nella pagine del “buon Pastore” ed una rosa bianca hanno ricoperto la sua bara: attorno l’intera comunità di Cerrina, autorità civili e militari, associazioni di volontariato, chierichetti,  suore domenicane e ragazzi dell’oratorio. Poche cose, l’essenziale, così come è stato lo stile che ha caratterizzato l’intera vita di don Giuseppe Ferrando. La cerimonia funebre, officiata dal vescovo della diocesi di Casale Alceste Catella, attorniato da numerosi sacerdoti, si è svolta nel rispetto di un  rigoroso protocollo ma, al termine, non sono mancate le note di calore scaturite dall’intervento del sindaco Valentino Piva, del presidente della Casa di Riposo Opera Pia Domenica Pozzi Bollo Bruno Bongiovanni, del giovane responsabile dell’oratorio Daniele Ulla e del vicario foraneo don Franco Josi e, le attese dei presenti sono così state soddisfatte.  Piva ha detto che «don Ferrando è sempre stato un grande uomo, ha camminato ogni angolo della nostra Cerrina seguendo il cuore, le idee, i fatti e la fatica. Sul suo esempio noi gli renderemo omaggio con il nostro impegno».  A seguire l’intervento di Bongiovanni: «Quando arrivò a Cerrina, don Ferrando, si dimostrò da subito un uomo dallo spirito forte e risoluto. Realizzò in poco tempo grandi opere materiali, con sorprendente impegno, tenacia e volontà. Lui è stato e sarà sempre il nostro Don Bosco della Valcerrina». «Ci piace ricordarti seduto sulla tua solita panchina dell’oratorio - ha poi detto Ulla - a leggere un libro od il giornale mentre noi giovani schiamazziamo e giochiamo rumorosi. Ci piace ricordarti in mezzo a noi a dare un colpo di calcio al pallone malgrado le tue gambe siano stanche ma, non il tuo cuore. Quanta fatica a tenere il tuo passo, eri un vulcano di idee e di iniziative e fremevi per realizzarle al più presto». «Quando arrivai nella Vicaria di Cerrina - ha concluso don Josi - trovai un gruppo di sacerdoti compatti ed uniti. Don Ferrando aveva lavorato nel silenzio e con umiltà per contribuire a creare tutto ciò. Aveva un grande dono: la sua parola raggiungeva i cuori con la capacità di rasserenarli. Ho sempre pensato alla fortuna dei cerrinesi per avere un parroco come lui».

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Federico Nardi

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