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Malati d'Alzheimer guariti... «d'ufficio» da una commissione dell'ASL

Malati d’Alzheimer guariti... «d’ufficio» da una commissione dell’ASL, con il risultato che viene - di fatto - cancellato il reparto che alla casa di riposo veniva considerato un vero e proprio fiore all’occhiello negandogli i finanziamenti necessari. Sembrerebbe proprio questo l’esito dell’ultima visita dell’UVG (Unità valutativa geriatrica presieduta dal dottor Pierdomenico Governa) che ha recentemente «rivalutato» i pazienti del reparto decidendo che - in sostanza - non sono poi così gravi... Una decisione che ha creato grave preoccupazione fra le famiglie perché la nuova valutazione comporta che i pazienti con l’Alzheimer vengano inseriti in reparti di «media intensità», con un tipo di assistenza non adeguato a persone con una malattia di demenza degenerativa invalidante per la quale non esistono attualmente cure efficaci; indispensabile quindi un elevato profilo assistenziale che le famiglie - ovviamente - non hanno normalmente né le risorse né le capacità di garantire. «Ci sono pazienti pacati che non creano problemi, ma ci sono anche casi in cui la malattia porta a comportamenti violenti», dice il presidente della Casa di Riposo di Casale Maurizio Carandini, che aggiunge: «Siamo a fianco dei nostri pazienti e ai loro parenti che sono comprensibilmente molto, molto preoccupati». La Casa di Riposo ha predisposto una lettera proprio per chiedere che tutti i pazienti vengano nuovamente valutati da una commissione specifica, l’Unità Valutativa Alzheimer secondo quanto previsto dalla normativa. Nella quale ci sia, per esempio, un neuropsichiatra. La risposta dell’ASL: «Stessi criteri» Ma l’ASL ribatte che la «rivalutazione» è stata fatta «dalla stessa commissione e con gli stessi criteri utilizzati per l’inserimento nel nucleo Alzheimer e che la struttura ha la finalità di assistere temporaneamente i pazienti per ritardare il processo degenerativo, dopodiché devono essere destinati a un livello assistenziale di maggiore intensità». Benissimo, ma in questo caso visto che sono stati considerati idonei per un livello di minore assistenza, significa che sono guariti? O almeno migliorati? Sarebbe un miracolo... In effetti sembra proprio non qualcosa quadri e lo stesso direttore sanitario dell’ASL Corrado Rendo si riserva di «approfondire» assicurando che la situazione sarà «gestita con la massima attenzione» e tenendo conto della «estrema delicatezza della problematica». Intanto alcune famiglie hanno già presentato ricorso contro la decisione della commissione dell’ASL e il presidente Carandini annuncia che «siccome ci teniamo al benessere dei nostri ospiti se ci sarà da sostenere azioni legali o una class action saremo al fianco delle famiglie. «Non si può con una mano far finta di amare gli anziani e dall’altra massacrarli per far quadrare i bilanci». Eh sì, perché alla fine il problema sono sempre e solo i costi, a quanto pare... A rischio anche un servizio unico in provincia, l’«Alzheimer diurno», servizio che viene garantito dalle 9 alle 17 e che consente alle famiglie di avere l’assistenza necessaria nelle ore di lavoro: costo a paziente poco più di venti euro al giorno, «un servizio che costa pochissimo e che non possiamo negare alla città», dice Carandini. Dalle proiezioni, nel 2012, l’ASL stanzierà per la Casa di riposo di Casale 300mila euro in meno (di cui 250mila proprio sul capitolo Alzheimer, 34 euro al giorno per ogni paziente) «che si tradurranno in un minor servizio ai cittadini». Ma il reparto «Alfa» (quello dell’Alzheimer, appunto) è solo una delle «vittime». A rendere complicata la gestione quotidiana delle attività - spiegano in Casa di Riposo - si aggiungono i tagli dei farmaci, presidi ridotti (carrozzine, cuscini antidecubito), il blocco degli inserimenti in convenzione (in sostanza l’ASL non paga più l’integrazione della retta e tutto ricade sulle famiglie), «blocco ufficialmente mai comunicato; però gli ultimi inserimenti sono stati fatti ad agosto» e si valuta che siano oltre 400 le richieste in lista di attesa, migliaia in provincia. Nessun dato ufficiale però perché - dicono in casa di riposo - l’Asl non li rende disponibili. Ufficio stampa e direzione sanitaria dell’ASl negano che ci sia il blocco affermando che semplicemente «gli inserimenti sono più appropriati». Ma possibile che da agosto non ci sia stato più nessun caso «appropriato»? Un altro miracolo? «Nonostante questi bastoni fra le ruote, i “virtuosismi” amministrativi e contabili - aggiunge Carandini - e queste commissioni che fanno “guarire” i pazienti la nostra risposta nel cda del 30 dicembre è che non aumenteranno le rette, neanche della percentuale ISTAT. In un momento di crisi e di difficoltà, quando vediamo famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese non ci sentiamo di gravare su persone che passano Natale e Capodanno alla Casa di riposo accanto ai loro parenti». Non sarà questo il vero miracolo?

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Paola Demarchi

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