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  • 09 aprile 2024
  • Casale Monferrato

Presentazione

Il Museo Civico di Casale valorizza Bistolfi con un capolavoro di libro

Nella mattinata di domenica in un Salone Vitoli gremito

In Gipsoteca. Autorità e relatori della mattinata dedicata a Bistolfi

La possiamo definire “Operazione Bistolfi”, quella che sta mettendo in atto la città di Casale Monferrato, culminata (e non terminata!) domenica mattina nello splendido scenario di un Salone Vitoli gremito di persone curiose di scoprire la grande novità del volume “Leonardo Bistolfi. Percorsi inediti dalla Gipsoteca di Casale Monferrato”, a cura della professoressa Sandra Berresford ed edito da Allemandi.

Un’operazione, come ricorda il sindaco Federico Riboldi, che ha visto un grande lavoro d’équipe, avviato dalla già direttrice del Museo Civico Germana Mazza e portato avanti dalla attuale coordinatrice Elena Varvelli insieme ad Alessandra Montanera, conservatore del polo museale casalese (senza dimenticare gli addetti stampa del Comune di Casale che si sono succeduti: Gabriele De Giovanni e Anselmo Villata).

Nel 2021 Vanda Martelli, vedova del nipote di Leonardo Bistolfi, Andrea, decide di donare al Comune la grande eredità di un patrimonio artistico infinito. Un anno dopo si arriva nello stesso salone del Museo Civico per presentare proprio la nuova collezione, che chiaramente avrà bisogno di nuovi spazi, utilizzando tutto il complesso di Santa Croce, con un prestigioso ingresso da via Roma, come annunciato dal primo cittadino.

Un percorso a tappe avviato nel 2019, proprio da casa Bistolfi, a Torino, dopo la morte di Andrea; in ogni angolo di quella dimora c’erano scritti, manufatti e opere dell’artista, come ricordato dal vicesindaco Emanuele Capra, che sottolinea anche la fama internazionale e collettiva di Leonardo Bistolfi. Il nuovo volume, dopo quello di 40 anni fa edito da Piemme, entrerà di diritto nelle librerie e nel bookshop del museo. Una pubblicazione che valorizza i capolavori bistolfiani e che permette di conoscere l’artista, l’uomo e anche il poeta.

L’assessore alla cultura Gigliola Fracchia sottolinea che dietro questo grande libro, ci sono grandi donne: Berresford, Varvelli, Montanera, a cui si aggiunge la volontaria del servizio civile nazionale Martina Boano, tutte professioniste dell’arte e della cultura che hanno permesso di raggiungere questo risultato. Un libro che entrerà anche nelle biblioteche scolastiche e in particolare al liceo artistico.

L’amministratore delegato di Allemandi, Luigi Cerutti, da casalese, si è sentito orgoglioso di varcare la soglia del Museo Civico con questo libro tra le mani. E diciamo che le opere d’arte sono a tutti gli effetti custodite nella pubblicazione, che diventa una teca di capolavori e racconti, un “dispositivo di pensiero”.

Una mole di lavoro quella descritta da Elena Varvelli, che ha permesso di creare nuovi percorsi, rendendo fruibile la collezione, ma le novità non finiscono qua: dalle quattro nuove sculture della donazione Bigotti ai restauri delle opere esistenti e di venticinque dei trentasei taccuini di Bistolfi, tutto arricchito da una catalogazione digitale messa a punto da Promemoria Family, fino a un “open data” per rendere accessibile ogni opera. È la quarta di copertina che “colpisce” Alessandra Montanera, in cui si leggono parole sulla storia del Bistolfi, uomo e artista, che si intreccia con la storia del Museo.

A 40 anni dalla prima pubblicazione, si deve tenere viva la memoria dello scultore, lasciandosi ammaliare dalla bellezza delle sue opere: dalla collezione Camillo Venesio fino alla donazione Martelli/Bistolfi. Last but not least, prendono la parola i due autori dell’opera omnia: è Sandra Berresford (che si emoziona ancora a parlare di un gigante) a tracciare la storia del rapporto tra lei e questi capolavori lasciati ai posteri.

Ed ecco che sul grande schermo si svelano le pagine e le immagini del libro. Dal Tempio della Purificazione a Belgirate passando per il monumento a Segantini, la celebrazione dell’Eroe dei due Mondi a Sanremo, il grande fregio decorativo del Teatro dell’Opera di Città del Messico, il Monumento commemorativo di Giosuè Carducci a Bologna: Bistolfi conosceva persone, frequentava volti noti ed era benvoluto da tutti.

A chiudere gli interventi è lo storico dell’arte Alessandro Botta, che mostra la foto di Bistolfi circondato da Lombroso, Cena e Rodin. La sigla “LB” veniva conosciuta in tutto il mondo. I principali giornali d’arte europei diffondevano quel nome, Marinetti, nel 1909, scriveva il Manifesto Futurista e lo inviava all’artista piemontese. Facendo un salto nel tempo, Jacopo Benassi espone in queste settimane alla GAM di Torino con la mostra Autoritratto Criminale: nella Wunderkammer cosa troviamo? Un bozzetto in gesso della scultura che Bistolfi dedica a Lombroso.

Cosa manca? Ancora tanto, ma sappiamo che passione e forze messe in campo sono di alto livello. L’opera di valorizzazione prosegue. La strada è stata tracciata.  

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