Martedì, nel tardo pomeriggio, a Valenza, al centro San Rocco, affollato, si è tenuto il primo di una serie di tre incontri di geopolitica su “La primavera araba e l’Islam”.
Relatore il docente di relazioni internazionali dell’Università nazionale di Teheran, Mahmood Sariolghalam, che è stato presentato da Maurizio Carandini, ideatore del Cestingeo, Centro Studi internazionali di Geopolitica (nato tre anni fa col contributo di Fondazione CRA, Stat Turismo, Lions Club Valenza, Centro Volta Como e Università Cattolica di Milano) e da Riccardo Redaelli, titolare della cattedra di Geopolitica alla Cattolica e responsabile scientifico del progetto.
Il noto politologo iraniano, che ha visitato 111 paesi ed è stato in Italia 23 volte, ha analizzato le caratteristiche del risveglio arabo, evidenziando l’allargamento del solco tra uno stato, non sempre di diritto, e una società sempre più aperta al progresso prodotto dalle nuove tecnologie.
Per il relatore il processo di democratizzazione si fonda sull’indipendenza del settore privato, che in Iran conta meno del 10% del commercio, mentre tutto è regolato dallo stato, a sua volta controllato dalla religione.
Diversa la situazione in Turchia, stato laico di confessione islamica, non conservatore ma regolatore. O anche in Tunisia, la cui prossimità geografica con l’Europa meridionale fa pensare ad un dialogo costruttivo anche sul piano religioso.
Mentre in Iran, dove manca una cultura imprenditoriale pur in presenza da oltre tre secoli di un’importante classe mercantile, il cambiamento politico potrebbe derivare dal cambiamento demografico: la popolazione è molto più giovane di quella europea e oltre il 70% degli iraniani è sotto i trent’anni.
Solo un radicale cambiamento in questa direzione può modificare il sistema statale e questo avverrà quando toccherà una larghissima maggioranza della popolazione, anche di quella femminile.
Oggi è difficile, ha aggiunto il professor Sariolghalam, fare previsioni sul futuro per la rivalità dei paesi dello scacchiere mediorientale in lotta per l’egemonia: Libano e Iraq giocano un ruolo importante, l’Iran potrebbe avere meno potere a causa del petrolio iracheno, l’Egitto è una variabile fondamentale, mentre Tunisia e Libia potrebbero avere il sostegno della comunità europea. Tutto questo a fronte di una politica israeliana che, come reazione, si sta spostando a destra, aggravando la situazione di marginalità della questione palestinese.
Insomma un discorso sofisticato e raffinato, ha concluso Riccardo Redaelli, con uno sguardo di lungo periodo, una prospettiva diversa, interna al mediooriente, nella quale certi passaggi storici, che noi europei diamo per scontati, hanno bisogno di molto tempo.
Tra i presenti il sindaco di Valenza Sergio Cassano e quello di San Salvatore Corrado Tagliabue.