Intervista al tenore casalese Fabio Buonocore. Al Municipale nella "Traviata" nel ruolo di Alfredo
di Massimiliano Francia
Fabio Buonocore, tenore, casalese, 38 anni.
Lo abbiamo intervistato in occasione dell’allestimento della "Traviata" di Verdi in programma sabato 10 marzo al Municipale (biglietti esauriti), dove canta nel ruolo di Alfredo Germont. Giovane, preparato, per nulla divo, anzi estremamente simpatico, ci ha raccontato un po’ di lui in tono sciolto e con stile irrituale. Ecco curriculum e intervista.
Fabio Buonocore si è diplomato in pianoforte al Conservatorio “Vivaldi” di Alessandria dove ha cominciato anche lo studio del canto per perfezionarsi poi con il tenore Umberto Grilli e la soprano F. Pediconi. Il suo repertorio spazia dal tradizionale (sacro e profano) al contemporaneo. Nel repertorio operistico tradizionale ha interpretato i ruoli principali in Gianni Schicchi, La Bohème, Madama Butterfly, Tosca, La Traviata, Aida, Rigoletto, Nabucco, Un giorno di regno, Carmen, Cavalleria rusticana, Pagliacci e in molti altri allestimenti.
Nel repertorio operistico contemporaneo ha cantato opere di Prokof’ev, Savinio, Hindemith, Bussotti, De Falla, Satie, Britten, Maderna e di altri compositori del ‘900 e dei giorni nostri partecipando a molte prime esecuzioni assolute delle loro opere. Si è esibito in prestigiosi teatri italiani, tra cui il Teatro alla Scala, Carlo Felice di Genova, Filarmonico di Verona, Comunale di Firenze, Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro Cilea di Reggio Calabria, Auditorium Verdi di Milano, Teatri del Circuito Lombardo (Aslico), Verdi di Busseto, Biennale di Venezia, Accademia Chigiana di Siena, e poi per il Mittelfest di Cividale del Friuli e altri e si esibito all’estero in Spagna, Olanda, Polonia, Svizzera, Croazia, Corea Del Sud e Giappone.
Il tenore casalese ha interpretato, inoltre, il ruolo di Manrico ne Il Trovatore a Oita, Bungo Ono e Taketa, nel sud del Giappone. Buonocore è stato anche vincitore del XXXI Concorso internazionale “Toti Dal Monte”.
Maestro Buonocore, ci racconti un po’: ma come si diventa tenore?
«A dire il vero è stato casuale, a me non piaceva neanche la lirica! Studiavo pianoforte al Conservatorio e, per acquisire crediti formativi, stavo accompagnando la classe di Arte scenica e i ragazzi del corso di canto. Un giorno non c’era l’insegnante e insieme agli altri mi sono messo anche a cantare; così... a squarciagola! A un certo punto entra un’insegnante e dice: “Chi è che stava cantando”? “Sono io prof - ho risposto - stia tranquilla, non lo faccio più”. E lei: “Vai subito a iscriverti al corso di canto!”. “Ma a me non piace...”. “Se non ti iscrivi tu lo faccio io...”
E così ho cominciato».
Doti di famiglia, allora...?
«Ma no, in famiglia c’era mio padre che suonava la tromba quando faceva il bersagliere e mio zio un po’ la fisarmonica... Ma non è una famiglia di musicisti, l’unico con velleità artistiche sono io».
E a che età hai iniziato lo studio del canto?
«Mi sono diplomato in pianoforte a 24 anni e, più o meno, avevo iniziato a studiare canto tre o quattro anni prima, a 20 anni circa».
Al Conservatorio Vivaldi di Alessandria?
«Sì, in Conservatorio per i primi tre anni, poi ho studiato privatamente con due insegnanti, marito e moglie. È stato lui, che era tenore, che mi ha insegnato come trovare la “punta” del tenore per far passare la voce e cantare “sopra” l’orchestra».
E com’è la vita da cantante lirico? Ci sono mille leggende, a partire dalla sciarpetta «quattro stagioni»... estate inverno! E c’è qualcuno che gira persino con la mascherina...
«Sì, è vero... è vero... (sorride). Ci sono colleghi che non hanno vizi... vivono “sotto la campana”. Ma io penso che un cantante lirico non debba privarsi di tutto: se ti lasci prendere da quelle manie lì, alla fine non sei più una persona, e sono convinto che per cantare bene si deve anche avere una vita normale».
Quando le prime soddisfazioni importanti?
«Già in Conservatorio l’insegnante di arte scenica mi aveva preso sotto la sua ala e mi aveva affidato piccole particine in opere contemporanee... Avevo una impostazione molto naturale e così mi sono trovato a cantare in Olanda, Francia pur non essendo ancora un cantante...».
E l’inizio vero nell’opera lirica?
«Il primo ruolo - da comprimario - è stato quello nel Fallstaff come Bardolfo. Poi ho cominciato a cantare in giro con l’Aslico, l’Associazione lirica di Milano. Come protagonista invece ho debuttato nel ruolo di Truffaldino, nell’Amore delle tre melarance di Prokofiev. E da lì in poi ho avuto ruoli da protagonista in parecchie produzioni».
Una carriera senza raccomandazioni. Da Casale... «verso l’inifinito e oltre»!
«Purtroppo sì, senza raccomandazioni... (ride) ... anche se farebbe bene averne qualcuna. Anche nel mondo della musica le cose vanno né più né meno che come in tutti gli altri settori... Ma non ne ho e allora vado avanti con le mie forze. E qualche soddisfazione arriva: l’estate scorsa ho cantato in Giappone - a Tokyo - e il mese scorso mi hanno cercato nuovamente. Ed è una cosa insolita perché il tenore, e solo il tenore, quando fanno i cast lo chiamano sempre dall’Italia. Ma ogni anno cambiano».
Che ruolo questa volta?
«Pinkerton, in Butterfly, e la cosa mi piace molto perché io adoro Puccini».
Senti, una domanda irrituale: sposato, fidanzato impenitente...
«Single, single... E soddisfatto! Mi sento molto più Duca di Mantova, libertino, (ride) che Rodolfo, il protagonista di Bohème, un tipo romantico».
Insomma... «Questa o quella...»
«Appunto! «...per me pari sono»!» Oppure anche «Tra voi belle brune e bionde...».
Ma cosa si prova a cantare a «casa»?
«La prima volta è stato lo scorso anno nel Nabucco. È stata una gioia cantare nella mia città, il Teatro Municipale è bellissimo, anche se l’acustica è un po’ infelice... la voce non “torna“ in questi teatri antichi e bisogna restare concentrati e non “spingere”, altrimenti si arriva alla fine affaticati».
La seconda volta è stata il “Vincerò” alla manifestazione «Nessun dorma», per dire di no alla transazione Eternit con Schmidheiny.
«Sì volevo esserci anche se non partecipo di abitudine alle manifestazioni, ma quella volta era troppo importante e sono contento che abbiamo vinto: il nostro «vincerò» è stato esaudito».
Prossimi impegni?
«Pinkerton in Madama Butterfly a Tokyo e a Oita, Turiddu ne la Cavalleria Rusticana di Mascagni. Poi una sorpresa inaspettata: la terza opera nella mia città! Ai primi di maggio sarò di nuovo al Municipale di Casale per una data fuori cartellone, l’unica opera buffa di Puccini, il Gianni Schicchi. Divertentissima! Allestita con «Operalaboratorio» di Genova per raccogliere fondi per la ricerca contro il mesotelioma e per VITAS con costumi realizzati dalle ragazze di «RiciCuci».