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Là dove il Blues risuona! Il finale di “Book&Blues” con Paolo Bonfanti e Fabio Treves, ospite a sorpresa

Di più non sarebbero riusciti a entrare sabato sera al “Labirinto” di Casale a meno di togliere i libri, cosa un improbabile visto che si tratta di una libreria. Anzi, ormai è un circolo culturale di arti integrate: qui per settimane si è respirato Blues con tanti protagonisti della musica, della scrittura e della fotografia. Ma per questa spettacolare conclusione di “Books&Blues” gli ospiti si sono espansi ulteriormente e così la batteria è finita nella “Fantasy”, il basso nella sezione “Arte contemporanea” e il pubblico sparso tra “Saggistica” e “Narrativa”. «Siete in tanti perché ho detto che questa sera non avrei parlato”, esordisce la star della serata, Paolo Bonfanti. Nessuna presentazione, ci si conosce tutti e tutti sono qui davvero per sentirlo suonare. soprattutto i pezzi del suo ultimo album (l’11mo) dal titolo “Exile on the Backstreet”. Logico che l’atmosfera diventi presto quella di una festa in cui l’amico bravo tira fuori la chitarra e poiché l’amico in questione di chitarre ne ha almeno tre, un milione di pezzi in repertorio e tanti altri amici si finisce a fare il coro e ballare tra i classici della letteratura. Il Blues, “casa comune” Con questo album e con questa esibizione Bonfanti mostra una volta di più che il Blues è la casa comune di tutta la musica del ‘900. Certo ci sono i classici in cui si va giù di ‘bottleneck’, ma anche pezzi strappabudella come “Up my neck in you”, reso famoso dagli AC/DC, canzoni politicamente rilevanti come “I hate the capitalism sistem”, scritta da una minatrice sindacalista del Kentucky negli anni ‘30 (per la cronaca Sarah Ogan Gunning, ma potrebbe benissimo essere la mamma di Bob Dylan). C’è persino un rap dedicato alla protesta di Tommy Smith e John Carlos sul podio di Mexico City nel 1968, in cui Bonfanti non sfigurerebbe con un catenone al collo e un giubbotto nero se non fosse per l’aria da eterno bambino. Su tutto c’è la sua chitarra : si rockeggia con l’elettrica e si arriva al virtuosismo di un Segovia della Louisiana con l’acustica. In mezzo tutte le sfumature. E poi in realtà il pubblico è venuto anche per sentirlo parlare con quel suo sapido accento genovese. Così ogni guest star di questo concerto dà vita a un indimenticabile siparietto comico. Collaudatissimo quello con Fabio Treves, venuto a supportare l’amico con la sua armonica e a lanciare il concerto del 25 gennaio al Municipale (“40 anni di Treves blues Band”, sarà epico): «Avevo una riunione di condominio ma Paolo mi ha detto che dovevamo suonare alla sagra dell’agnolotto ed eccomi qui». L’arrivo sul palco dell’alessandrino Marcello Milanese e delle sue chitarre fatte con materiale di recupero è l’occasione per sana autoironia: «Pensavo che questa idea delle chitarre riciclate sarebbe venuta a un genovese…». Musica per la giustizia Non sono tutte battute: si commuove quando ricorda che ci tiene a far bella figura nella città in cui abita e di cui ha condiviso scelte anche di impegno sociale. Non per niente la libreria è riempita di tricolori “Eternit Giustizia” e il messaggio di Exile serve anche a veicolare quello dei parenti delle vittime dell’amianto. Quando Bonfanti esegue con la band il suo floydiano “Slow Blues for Bruno”, si capisce subito che c’è anche un Bruno in sala a cui può essere dedicata. Si arriva così a quasi due ore di musica e lo stage continua a essere in fermento. Accanto ai titolari: Roberto Bongianino (chitarra e fisa), Alessandro Pelle (batteria) e Nicola Bruno (basso) arriva Stefano Risso al contrabbasso. La chitarra di Giorgio Ravera, anche produttore del disco, contribuisce a un doppio omaggio a Willy DeVille. Ci sono persino i fiati di Enrico Ottone e Gianni Mantovani per un finale spettacolare con la ‘title tracks’ dell’album. “Saluti da Paolo Bonfanti e la E-Street band”, chiosa l’artista di fronte a tutta questa orchestra, ma poi cominciano i bis e il locale si trasforma da libreria in night club dove si “spacciano” Krumiri Rossi. E chi ha voglia di andare a dormire!

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Laura Mellina

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