Le recenti cadute di meteoriti negli Urali mi han ricordato che anche nel nostro territorio avvennero nei secoli scorsi, diversi fenomeni simili descritti dagli storici locali.
Fin dall’antichità precipitazioni più o meno anomale di oggetti sono state al centro di spaventose testimonianze e dicerie: nel IV secolo d.C. ne parlava lo scrittore Iulius Obsequens nel suo Liber prodigiorum, una sorta di catalogo di stranezze e fatti inspiegabili. Già nel 1475 le cronache locali parlavano di cadute di corpi strani, in quel caso strane cavallette verdi.
In epoca antica qualsiasi apparizione celeste insolita poteva essere considerata un prodigio e in questa categoria troviamo bolidi, comete e altri fenomeni meteorici o astronomici che in tempi più vicini a noi hanno trovato una loro spiegazione razionale e una collocazione nella normalità.
Il XVII secolo vede la crescente emancipazione dalla religione e il consolidarsi in forma moderna di astronomia, fisica e filosofia.
Il XVIII secolo è quello dell’Illuminismo, dello studio razionale delle meteore, della ricerca sulla natura dei fulmini, di qui una cronachistica scrupolosa sui fenomeni celesti anche anomali.
Fino al 1700, seguendo gli insegnamenti di Aristotele, gli scienziati pensavano che le stelle cadenti fossero gas che s’incendiano nell’alta atmosfera. E infatti la parola ‘meteora’, coniata dallo stesso filosofo greco per identificare questo fenomeno, vuol dire ‘appartenente all’atmosfera’. Era una visione perfettamente coerente con la convinzione di Aristotele che il cielo stellato fosse perfetto e incorruttibile e che tutti i fenomeni transitori dovessero appartenere a una sfera più bassa e terrena.
A volte si dava il nome di "Comete" (la maggior parte erano luminose e notturne), di "mostri celesti", di "meteore" o, più semplicemente, "fenomeni". Essi venivano chiamati anche "colonne" e "globi di fuoco", o ancora "una specie di nuvola", "corpi rotondi di luce"...E se qualcuno di questi fenomeni era limitato a illuminare le notti oscure delle comunità senza corrente elettrica, lasciando stupite queste persone che ignoravano gli aerei e le proiezioni d'immagini filmate, altri erano provocati da tempeste, da incendi e da terremoti, come se si annunciasse la fine dei tempi.
Tra 700 e 800 alcuni autori locali parlano di questi strani fenomeni. Si tratta di:
Gian Domenico Bremio, farmacista, che scrive una Cronaca monferrina (1613-1661).
Vincenzo De Conti Notizie storiche della città di Casale e del Monferrato, 1839-40.
Canonico Giuseppe Antonio De Morani Memorie storiche della Città e della Chiesa di Casalmonferrato raccolte, e divise in due parti una civile, e l’altra ecclesiastica 1795.
Padre Fulgenzio Alghisi di Casale M. Il Monferrato. Historia copiosa e generale in due parti e in quattordeci libri divisa, 1683.
Verso fine giugno del 1314 uno straordinario fenomeno appare in cielo: si videro risplendere tre lune ad egual distanza, ma forse erano dei parasileni, e nella notte del 30 giugno comparve una cometa di smisurata grandezza, che continuò a farsi vedere per tutto settembre. (De Conti).
Il 22 luglio 1346 appare una strana cometa grande e luminosa e resta in cielo per 15 giorni. (De Conti).
Il 10 marzo 1410 appare una “orribile cometa”; il 2 gennaio 1472 invece si vede una “grande cometa”. (De Conti).
Il 28 gennaio 1605 ad un’ora della notte nella Piazza del Popolo (Piazza San Francesco) comparve in cielo una gran cometa, la quale rendeva l’immagine di una gran fiamma e mandava tanto splendore quanto il sole. Non durò molto e nel dileguarsi si udì un grande strepito, a guisa di tuono. (Alghisi).
L’Alghisi dice che prima di questo avvenimento fu veduto in Casale un mostro che veniva da Alessandria, il quale era alto due braccia. Erano tre corpi di fanciulli insieme uniti, con tre capi distinti e che parlavano e rispondevano benissimo a proposito.
Il 29 ottobre 1618, alle ore 11 di mattina appare una cometa dalla coda lunghissima. (Bremio)
Idro Grignolio nel Il Monferato del 4 febbraio 2000 riferendosi alle cronache dell’Alghisi parla di una invasione di “papalini e formiconi volanti”avvenuta nel 1619.
Il 30 aprile 1627 si vide in aria una moltitudine di parpaglioni (grosse farfalle) con quattro ali di colore arancio con alcune macchie su dette ali. Cominciano a passare la mattina e continuano sino al giorno seguente, venendo da mezzogiorno ed andando verso tramontana. (De Conti)
Ciò fu tenuto per una predizione che il cardinale Barberino dovesse divenire Papa come in effetti lo fu. Questi portava nel suo stemma tre simili animali. (De Conti)
Nel 12 marzo 1630 apparve sopra ai Giardini una specie di U.F.O. “un pezzo di nuvola di forma di palla in principio et poi si mutò e pareva un serpente che con la coda girasse a forma rotonda”. (Bremio)
Il 25 giugno 1630n apparve in cielo una cometa in forma di lancia, in giorno di domenica, si trasmutò in palma, segno di vittoria, e terminò in una grande striscia bianca. Qualche giorno dopo questa apparizione, ne comparve un’altra più spaventosa che sorprese l’animo di tutti: era un miscuglio di fuochi che combattevano gli uni contro gli altri nell’aere; e questa battaglia, che durò due ore, andò a finire verso Milano. Quindi l’assedio di Casale fu dai creduli giudicato effetto di queste meteoriti. (De Conti)
Il 5 giugno 1642 fu veduto il sole in mezzo di un circolo a vari colori, come un arco celeste, e i raggi del sole erano oscurati da nuvole, e questo durò due ore. (De Conti)
Il 6 febbraio 1651 ad un’ora e mezza di notte si vide in aria una stella crinita che faceva gran splendore, e passò sopra la città venendo da mezzogiorno, e sparì tra settentrione e levante. Ma poiché non fu più veduta in appresso né in altri luoghi fu reputato un vapore acceso e non una cometa. (De Conti)
Il 29 giugno 1654 piovette sangue e questo venne confermato da certi uomini che lavoravano nei campi, e ne fanno testimonianza altri. (De Conti)
Il 24 giugno 1654 venne un turbine così gagliardo dalla parte di tramontana, che in principio comparve in forma di nube oscurissima con un segno bianco in mezzo, che sembrava una spada e si allungò in forma di serpente, e cadde il fulmine vicino il ponte; e fu tale l’impeto di questo vento che portò in aria due carrozze, le quali si fracassarono alla loro caduta. (De Conti)
Il 13 gennaio del 1703 si sentì uno strepito grandinico che sembrava un tuono, benchè il cielo fosse sereno. L’avvenimento fu osservato e descritto da una sentinella che era sulle mura del castello. Era come un grande globo di fuoco che quasi subito svanì andando verso Vercelli. (De Conti)
Un altro fenomeno simile, si vide in aria un movimento che formava varie figure geometriche, color fuoco; si manifestò il 18 e 19 ottobre 1726. (De Conti)
Dalla mezzanotte del primo giugno al 15 del 1754 fu continuamente visto a cielo sereno una meteora con forma di prodigiosa massa di fuoco, che pose in lambicco non poco il cervello degli astronomi e filosofi, la quale illuminata tutta la terra, e nell’aurora declinava verso borea (De Conti).
La sera del 28 ottobre 1768 si vide il cielo grandemente infuocato; alcune notti dopo comparve una cometa in forma di globo, che durava dalle due sino alle otto, divenne a poco a poco pavonazza (violacea) e la cosa durò diverse sere. (De Conti)
Nella notte del 10 agosto del 1769 comparve sul Monferrato dalla parte settentrionale una cometa codata e crinita, che continuò a farsi vedere ogni notte sino al 4 ottobre. (De Conti)
Dal 22 giugno al 19 luglio 1779 si osserva giorno e notte una densa, secca e folta nebbia del colore naturale del sangue. I filosofi –scrive il De Conti – dissero che era un effetto del gran calore succeduto alle lunghe piogge, come osservò nel 1774 l’accademia delle Scienze di Parigi.
Cessò detta nebbia il 22 luglio a seguito di un fiero temporale accompagnato da gagliardi venti e piogge a dirotto. Di questa strana nebbia ne scrisse anche Padre Agostino de Levis, agostiniano nel convento di Casale.
Sull’imbrunire della notte del giorno 11 ottobre 1783 proveniente dai monti di Genova apparve un globo di fuoco, colla coda lunga più di un piede liprando (= 51,3 cm.), scintillante ed aveva la direzione orizzontale da levante a ponente. Girò tale fenomeno per il Monferrato e per l’Astigiano.
A Torino fu veduto a poca altezza dalla terra e poi si sciolse con tremendo scoppio, e con rombo di pochi minuti secondi, dividendosi a guisa di fuochi artificiali in tre o quattro striscie di fuoco di vari colori. (De Morani)
Verso l’una di notte dell’8 ottobre 1787 si vide l’atmosfera carica di fuoco elettrico così fiammeggiante verso settentrione, che, sebbene senza splendore di luna, era illuminato che pareva di giorno e si andò dileguando a poco a poco, e ciò sorprese e intimorì non poco. (De Conti)
Il 20 gennaio 1797 sul far del giorno comparve sopra Casale una meteora a guisa di stella assai grande, che offusca tutte le altre luci, lasciando gran striscia lucida, e crepitò sensibilmente allo scomparire. (De Conti)
Nel 1840, come riportato dal diario del notaio Andrea Bestoso di Pontestura – pubblicato da Gabriele Serrafero nel 1996 - vicino a Cereseto cadde accompagnata da un fragore, simile ad un colpo di cannone, una grande pietra del peso di 12 libbre (6 kilogrammi); era composta di ferro e zolfo e altre materie vulcaniche. Fu portata al comando di Casale.
Il 28 agosto 1867, tra Lu e Quargnento, caddero dei pezzi di ghiaccio che pesavano fino a mezzo kilogrammo. Uno di questi cadde in testa a tale Boccalatte Francesco di Lu, che morì sul colpo.
Il caso più famoso, e ben documentato, è la caduta di “aeroliti” nel territorio di Villanova e Motta dei Conti il 29 febbraio 1868. Le cronache parlano di una “doppia detonazione” avvenuta alle 10,30 e poi una dovizia di piogge di oggetti definiti “uranoliti”. Uno pesava 2 kilogrammi, uno di 6 e numerosi pezzi tra i 300 e i 500 grammi.