È stato per diversi anni un non luogo, una terra di nessuno a poche centinaia di metri dal Po. Brusaschetto Nuovo ha chiuso definitivamente la sua storia il 19 gennaio del 2009, quando veniva vibrato il primo colpo di ruspa alle palazzine che ne costituivano l’ossatura.
Da allora la situazione dei luoghi si è molto modificata e, a distanza di un anno, si comincia a profilare lo scenario che si dipanerà in futuro sotto lo sguardo dei visitatori dell’area. Il percorso per arrivare all’abbattimento della chiesa e delle sedici palazzine che componevano la frazione, abitata regolarmente fino all’alluvione del 2000 e, a seguito dell’inserimento dell’area in classe IIIC (territorio ad alta pericolosità geolomorfologica) classificata come da delocalizzare, è stato lungo e faticoso. Il giro di volta dell’intera vicenda si è avuto nel 2007 con la presentazione da parte della società Nord Scavi S.r.l. di una articolata proposta di intervento estrattivo, con contestuali e successivi interventi di recupero e riqualificazione ambientale, proposta fortemente sostenuta dall’amministrazione comunale e dal Parco Fluviale del Po.
Tra i primi step del progetto, autorizzato per cinque anni a partire da fine 2008 e riguardante una superficie di 39 ettari (21 quelli direttamente interessati dall’escavazione sopra e sotto falda), c’era l’abbattimento delle palazzine e lo spostamento a monte della strada di collegamento tra la S.P. 7 tra Trino e Camino e la frazione di Brusaschetto Vecchio. Così è stato e da un anno a questa parte la società sta procedendo nei lavori di escavazione per procedere contestualmente agli interventi di recupero ambientale, finalizzati al riuso naturalistico. Alla conclusione dei lavori, l’intera area presenterà superfici a lago, prodotte dallo scoprimento della falda freatica (140.000 mq circa, di cui 50.000 mq costituiti da acque con profondità superiore ad un metro), superfici ad acque basse, comprese tra il pelo dell’acqua (quota zero) e metri uno di profondità (che saranno occupate in prevalenza da canneti e da vegetazione sommersa), tre stagni per la creazione di habitat propizi all’insediamento ed alla presenza di anfibi. Le superfici corrispondenti alle scarpate saranno trasformate in bosco igrofilo (con prevalenza di salici, ontani e pioppi), prato stabile e prato umido (a seconda delle quote altimetriche del terreno), per complessivi 7,4 ettari circa. Le aree rimaste alla quota del piano campagna, circa 16 ettari, saranno in parte rimboschite con la creazione di un bosco mesigrofilo, più o meno fitto per permettere la creazione di radure, ed in parte mantenute a prato stabile.
Allo stato attuale, l’ambiente ha già subito modifiche significative e si comincia ad intuire il profilo del paesaggio futuro. In particolare, è visibile uno stagno per gli anfibi ed un primo grande specchio d’acqua.
«Al momento è stato completato il primo anno di attività per quanto riguarda l’escavazione ed entro maggio si concluderanno anche gli interventi di recupero e riqualificazione ambientale con l’inerbimento e la piantumazione dell’area – spiega Nemesio Ala, coordinatore progettuale dell’intervento– A breve arriveranno circa 4.300 tra alberi ed arbusti: l’obiettivo è creare un ambiente complesso dove vengano valorizzate le biodiversità, con superfici ad alneto, a saliceto, a canneto...».
La collaborazione con il Parco
Un risultato che si ottiene anche grazie alla previsione di diverse quote di profondità delle aree umide, in modo da offrire, grazie all’aumento o diminuzione del livello di falda, le migliori condizioni per la crescita delle piante igrofile.
«L’intervento che stiamo conducendo nell’area che un tempo corrispondeva alla frazione di Brusaschetto Nuovo è di grandissima importanza – continua Ala – tra le sue peculiarità c’è quella di essere connotato da una certa flessibilità che ci consente, sulla base delle indicazioni del Parco, di apportare piccole modifiche al progetto iniziale per rimodellare il sito nel modo migliore possibile».Il Parco con gli enti interessati opera un monitoraggio su parametri fondamentali come l’oscillazione della falda o l’attecchimento delle piante messe a dimora, al fine di perseguire gli obiettivi naturalistici sottesi al progetto.Per documentare questa prima fase dei lavori, la società sta facendo realizzare un filmato che ripercorrerà la storia della frazione Brusaschetto Nuovo, dalla costruzione fino all’abbattimento, alla riqualificazione progressiva del sito.
«Al termine dei lavori, quest’area resterà di proprietà del Parco del Po e del Comune di Camino secondo quanto stabilito in convenzione – conclude Antonio Bruno, amministratore della società Nord Scavi – La finalità del nostro intervento è di renderla fruibile a tutti e pertanto ci piacerebbe, anche in questa fase dove i lavori sono ovviamente ancora in corso, organizzare, dopo che avremo le piante a dimora, un momento pubblico con gli abitanti di Camino per mostrare cosa stiamo facendo e come l’area stia lentamente rinascendo». Su questa linea, anche il Parco del Po sta studiando la creazione di itinerari collinari in mountain bike che, in futuro, attraverseranno anche l’oasi verde di Brusaschetto Nuovo.