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Medaglia d’oro alla Romana per i suoi meriti civili nella lotta contro la polvere killer

La lunga lotta contro l’eternit e le lobby internazionali della polvere killer ha un simbolo noto in tutto il mondo: è Romana Blasotti, 83 anni e una incrollabile volontà: mettere davanti alle proprie responsabilità i criminali dell’amianto, ottenere giustizia e cure efficaci. Romana è nota addirittura nella foresta amazzonica, un dato emerso recentemente, dopo la sentenza di primo grado che aveva condannato gli imputati lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis de Cartier, quest’ultimo deceduto pochi giorni prima del verdetto di appello che ha ribadito la colpevolezza del miliardario svizzero con 18 anni di carcere. E proprio oggi, venerdì, a mezzogiorno, lo Stato le conferirà una onorificenza (una medaglia d’oro, pare - che potrebbe preludere presto al Cavalierato) per i suoi alti meriti civili. Una pratica aperta dall’ex ministro della salute Renato Balduzzi e che verrà ora portata a compimento dal suo successore Beatrice Lorenzin, nel solco di una continuità che ci auguriamo possa essere a 360 gradi. L’indomita Romana La storia di Romana Blasotti non è solo straziante per la perdita di ben cinque familiari (condizione che condivide purtroppo con tante altre famiglie casalesi) ma colpisce per la sua ferma e indomita natura, l’intelligenza, la mancanza di pregiudizi, la lucidità con cui sa ha sempre saputo guardare alla sua e alla drammatica vicenda di tutta una comunità: quella casalese e quella globale degli esposti a questa orrenda speculazione sulla vita umana. Indipendente nei giudizi, determinata nel raggiungere gli obiettivi di civiltà che segnano la decennale lotta contro la polvere killer e che ha portato alla condanna dei massimi responsabili dell’Eternit, Romana Blasotti nella sua immediatezza e semplicità, ha in sé l’inesplicabile charme del leader, di chi sa qual è la strada da percorrere per istinto. E di trascinare con sé gli altri. Nessuno spirito di vendetta ma tanta voglia di giustizia, una rabbia positiva, la fiducia incrollabile che il mondo può essere migliore: più giusto, più sano se ognuno di noi fa la sua parte. E più pulito... Questa qualità - la pulizia, l’onestà intellettuale, la capacità di parlare chiaro, il coraggio di rifiutare strategie, manovre e mezzucci e di affrontare i suoi interlocutori sempre a viso aperto, senza paura e senza acrimonia, senza peli sulla lingua ma sempre con rispetto - questa qualità, dicevamo, chi le sta vicino, chi ha avuto la fortuna di conoscerla la percepisce in modo netto quasi... fisico. Una grande donna, una persona giusta di cui Casale e la sua comunità possono andare fieri. Il ruolo dell’AFEVA Ma la medaglia a Romana Blasotti è anche il riconoscimento del ruolo svolto dall’Afeva (di cui è presidente) e dai suoi principali attivisti, capaci di lunga, costante, inesausta battaglia, che dura ormai da decenni e che ha fatto della città e della comunità casalese un simbolo di dignità e resistenza morale e civile. Nella capitale oggi Romana c’è andata da sola insieme a suo figlio. La cerimonia si svolgerà nella sala San Biagio d’Alba del ministero della Salute alla presenza del ministro della Beatrice Lorenzin. Le vittime della Puglia Intanto nei giorni scorsi si è svolta una assembea a Corsano a cui hanno preso parte circa 300 persone: «Proprio il giorno prima - dice Bruno Pesce, coordinatore del Comitato Vertenza Amianto - si era svolto il funerale di una donna con suo marito aveva vissuto vicino alla fabbrica a Niederurnen. Il questo periodo è il secondo caso, purtroppo, e ce ne sono altri da indagare...». A Corsano c’era anche il magistrato Raffaele Guariniello e non è escluso - dice Pesce - che «sia possibile che riprenda l’indagine comprendendo anche i casi della Provincia di Lecce da dove un migliaio di persone - in passato - sono emigrati per lavorare nelle fabbriche dell’Eternit Svizzera». È stato proprio lo Guariniello, del resto, che ha richiamato l’analogia con Casale «per le morti dei familiari dei lavoratori...».