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Bozzole ospita 26 profughi: «Una convivenza tranquilla»

Verso la fine del maggio scorso sulle pagine del nostro giornale vi avevamo raccontato della protesta di alcuni richiedenti asilo africani che si lamentavano del loro trasferimento, ad opera della prefettura, dalla cooperativa “Senape” a quella “Nuova Vita”, in seguito alla quale erano stati spostati da Casale a un cascinale di Bozzole nel quale, a loro dire, le condizioni di vita erano decisamente peggiori. A distanza di qualche settimana siamo andati direttamente nel piccolo paese monferrino, di circa 300 abitanti, per avere “il polso” della situazione. Dopo un fugace sopralluogo al cascinale - situato al di fuori del centro abitato, dopo il cimitero, dove i ragazzi (in tutto 26) sono ospitati - che ci siamo limitati a fotografare dall’esterno, abbiamo scelto di chiedere un colloquio alle due autorità del paese: quella temporale, il primo cittadino Ugo Baldi e quella spirituale, il parroco don Simone Viancino. È innegabile che in un paese come quello di Bozzole dove tutti si conoscono per nome, come tantissimi borghi italiani caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione, l’arrivo dei giovani ragazzi africani abbia potuto rappresentare un piccolo shock, anche solo per il fatto che rappresentano quasi un decimo del totale degli abitanti. Servizio su "Il Monferrato" di venerdì 1° luglio

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Silvia Sassone

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