Date da mangiare a uno o più gatti... free-lance? Quelle simpatiche canaglie che ciondolano indolenti per le vie del paese e non si sa bene come tirano a campare, veri «filoni» che se la cavano in qualunque situazione o tipacci poco raccomandabili?
Bene, sappiate che il vostro è sì un gesto di umanità verso gli animali ma - al tempo stesso - un paradosso legislativo, di quelli che possono scatenare una piccola crociata tra amici degli animali e vicini intolleranti, scoperchiando il pentolone di una legislazione farragginosa e contraddittoria che probabilmente - a scavare caparbiamente nei codici, tra articoli e commi - investe ogni piccolo gesto del nostro quotidiano.
Lo sa bene una signora di Morano sul Po che dà da mangiare a due mici («ma proprio due di numero, uno più uno - specifica - e neanche tutti i giorni») che gironzolano liberamente per il paese.
Paese di campagna, casa e terreno di sua proprietà, piattini puliti - spiega la signora - e una ciotola dell’acqua.
In più una piccola cassetta con un po’ di panni come ricovero.
Al vicino - che abita di là della strada a una trentina di metri di distanza, trincerato dietro un muro di cinta con siepe alta e fitta - la faccenda non piace, e comincia - racconta la signora - a tormentarla in modo insistente.
E così la faccenda finisce sul tavolo del sindaco che non sapendo che pesci pigliare interpella l’ASL per chiedere un sopralluogo.
Partono i tecnici (a spese del vicino) del servizio di igiene pubblica dell’ASL-AL che riscontrano «in prossimità di un incrocio stradale e di un cavo urbani di irrigazione contenitori per l’alimentazione dei gatti e ricoveri coperti di fortuna probabilmente utilizzati dagli stessi felini».
Di gatti neanche l’ombra perché quelli - da bravi bighelloni- se ne vanno in giro cercando di infilarsi a casa di qualcuno che magari se li tiene sul divano (altro che ricovero di fortuna...) oppure - visto che siamo in aperta campagna - se ne stanno acquattati a sonnecchiare all’ombra.
Ma l’ASL che di gatti non ne ha visti e teme possano essercene una... mandria!, mette nero su bianco che «l’atto di collocare cibo per gatti del paese e fornire ricoveri in aree aperte delle strade interne appare in contrasto» con alcuni articoli del regolamento di polizia urbana, «in quanto possono determinarsi inconvenienti igienici sensibili per l’aggregato urbano pubblico e privato».
«Per due gatti»?, dice la signora.
Secondo l’ASL però i due gatti sarebbero solo l’inizio e la presenza di un vero e proprio buffet finirebbe - quasi inevitabilmente - per «generare colonie feline e di altri animali, quali ratti e colombi e - vista la tipologia del territori anche nutrie e altri animali infestanti...».
Insomma una piccola, maledetta... Arca di Noè, che raccoglierebbe il fior fiore dei bassifondi del regno animale, tutti lì, in quel punto del pianeta, dove un incauto «cosoconduegambe» - come si definiva Gozzano - commette ogni la terribile leggerezza di mettere delle crocchette in due piattini.
E le compostiere dell’organico allora? Quelle sì che sono vere e proprie taverne per i ratti.
Il documento dell’ASL comunque alla fine invita il Comune a grattarsela da sé, e a elevare eventualmente sanzioni amministrative tramite i propri agenti.
Tutto ciò perché in un articolo del regolamento di Polizia Urbana del Comune di Morano si specifica che i proprietari sono tenuti a «vigilare affinché questi non arrechino in alcun modo disturbo al vicinato o danni alle cose e alle persone».
Ma qui si tratta di mici free-lance - come si diceva all’inizio - o «del paese» come specificava anche l’ASL.
E anche l’altro articolo in cui si parla di «volontari che si occupano di colonie feline» non aiuta, perché la colonia felina in realtà non esiste e la signora non è una volontaria.
«Quanto alla pulizia e alla rimozione dei piattini l’ho sempre fatto da sola...», dice la donna.
Ad ogni buon conto il Comune per adesso non ha multato nessuno ma se ciò avvenisse ci sono già almeno un paio di associazioni per la tutela degli animali sul piede di guerra, pronte a far partire una contro-azione legale.
Secondo la LAV di Roma, infatti, ci sono fior di sentenze favorevoli ai due mici (che manco se lo sognano di avere scatenato ‘sta granona e continuano a fare la bella vita, i balenghi!...).
Primo, perché - dice la LAV - i gatti non possono definirsi «randagi» ma «liberi» e dar da loro da mangiare «non costituisce pericolo per la salute pubblica; perciò cibare gli animali in libertà non solo non è vietato ma è da considerarsi un atto di civiltà».
E Sergio Castella ed Enrica Colombo - dell’Associazione Italiana Protezione Animali - fanno addirittura presente che «non solo non è vietato dar le crocchette ai mici ma addirittura vietarlo potrebbe configurarsi come maltrattamento, sanzionato dal codice penale».
E che la legislazione nazionale in materia supera quella locale, oltre al fatto che «sarebbero i Comuni a dover attuare piani di controllo della nascite attraverso la sterilizzazione. Il Comune di Morano la fa?».