Quel tormentato tramonto del “Casanova” di Sandro Lombardi
di Massimiliano Francia
Assistere al Casanova di Sandro Lombardi - andato in scena ieri, al Teatro Municipale di Casale per il catellone della "Grande Prosa" (stasera si replica) - è come ascoltare l’esecuzione di un raffinato musicista, dove ogni rigo musicale, ogni frase, ogni nota, sono l’occasione per la ricerca della perfezione, e diventano risorsa espressiva, ricerca stilistica, scavo nella partitura, nell’intento di restituire le più profonde intenzioni del compositore.
È probabilmente con lo stesso spirito e la stessa dedizione che Sandro Lombardi ha “studiato ed eseguito” Il ritorno di Casanova di Arthur Schnitzler, proposto martedì e mercoledì al Teatro Municipale nell’adattamento e con la regia di Federico Tiezzi.
Un’oretta di monologo - di fatto - con la fugace inserzione di Alessandro Marini nei panni del tenente Lorenzi, che si limita a poche battute per suggellare lo scellerato patto ai danni dell’amante Marcolina, oggetto delle brame del Casanova.
E tornando a Lombardi nulla è lasciato al caso, ogni frase è meditata, ogni parola ha in sé una intenzione e in palcoscenico tecnica e studio scompaiono per lasciare spazio a una recitazione scorrevole e ricca di sfumatture, giocata su una amplissima gamma di registri. E grazie a questa preparazione scrupolosa e impegnativa il travaglio, l’umanità combattuta di Casanova - colto nel momento del suo non rassegnato e tormentato tramonto - prende corpo, in scena, in modo pulito e coinvolgente. Spettacolo di pregio e improntato al perfezionismo, non solo dal punto della recitazione ma anche per i costumi (due ma curatissimi nei dettagli) e a una scenografia e a un disegno essenziali ma suggestivi.
(Foto Massimiliano Francia)