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Borghi Monferrini
In 200 a Genius Loci tra le conchiglie di Vidua e Gidio ad Cunsan
Domenica scorsa
Busiunà, presepi napoletani e le conchiglie “ritrovate” di Carlo Vidua: tre ingredienti per un esordio di Genius Loci 2026 da ben 200 partecipanti, accolti dalla guida turistica Anna Maria Bruno. Piazza Australia di nuovo “invasa” domenica per la ripartenza, oltre ogni aspettativa, del novello cartellone di Pomeriggi nei Borghi Monferrini promosso dall’Ecomuseo della Pietra da Cantoni e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e Cosmo.
D’intesa con il sindaco Emanuele Demaria, il Presidente dell’Ecomuseo Corrado Calvo - all’appello al debutto dell’iniziativa assieme al Presidente della Provincia di Alessandria Luigi Benzi e al primo cittadino di Dernice Carlo Buscaglia, ha voluto infondere un “sapore” inedito alla tappa conzanese, mantenendo però il classico focus sui personaggi che hanno elevato la ricchezza storico-culturale del borgo.
Ed è per questo che Genius Loci ha riscoperto la figura di Franca Demagistri, autrice del volume di “busiunà”, ossia di piccoli “pensieri liberi” in dialetto, “Mi parl ad Cunsan”. Compianta docente di matematica al “Leardi” di Casale, Franca Demagistri ha dedicato il libro alla Zia Felicina, che l’ha sostenuta negli studi in un’epoca che guardava con diffidenza il perfezionamento scolastico delle donne.
Cinque le “busiunà” scelte e recitate, per l’occasione, dal Collettivo Teatrale: un’introduzione al paese e alle sue radici, l’aneddoto della “mamma che sonnecchia” in chiesa, vinta dalla fatica delle faccende domestiche, alla quale il Signore sorride sapendo che il sonno è la conseguenza dell’amore rivolto verso la famiglia e la prole, la storia della professoressa Boccalatte che per “dimenticare” i propri malanni non viene meno ai suoi doveri di insegnante e non manca mai da scuola, il ricordo del “Gidio ad Cunsan”, allevatore la cui cura dei propri animali poteva far invidia a un veterinario e, infine, la rievocazione del Conte Carlo Vidua e della sua “fretta di crescere” per iniziare a viaggiare nel mondo.
Immancabile l’ingresso, negli ultimissimi scampoli del periodo natalizio, alla triplice retrospettiva delle feste, “Sacro e Profano”, “Il Presepe Cortese” e “Un secolo di auguri”. Rimarranno visitabili, fino al 25 gennaio, le creazione eclettiche, tra maschere, raffigurazioni di Totò e San Gennaro, corni e quant’altro di liturgico e popolare, dell’artista napoletano Luciano Testa, gli esemplari eleganti e nobili del pure partenopeo Presepe Cortese, e la venticinquennale collezione di lettere manoscritte a Gesù Bambino e Babbo Natale di proprietà di Mario Cravino, presidente del Circolo Filatelico Filatelico Numismatico Casalese.
Per il suo “gran finale”, il pomeriggio conzanese di Genius Loci ha affidato a Sara Scapinello la trattazione di un mistero svelato. Un’infanzia trascorsa nel borgo, Sara Scapinello è entrata nel giugno 2024 come tecnico di conservazione museale nella sezione di Zoologia del Museo Regionale di Scienze Naturali (MRSN) di Torino con sede presso l’ex Ospedale di San Giovanni Battista, riaperto due anni fa dopo una serrata decennale. Nel capoluogo sabaudo Scapinello è operativa da poche settimane quando riceve una mail da Pier Maria Stabile. Il Direttore dell’Archivio di Stato di Imperia, autore del saggio “Carlo Vidua artefice del Museo Egizio. Storie di un viaggiatore cosmopolita”, interroga, infatti, il MRSN sull’incerto destino di circa 2000 conchiglie che Carlo Vidua avrebbe raccolto nel 1830 nel sud est asiatico e spedito in Europa durante il suo terzo e ultimo viaggio.
Scapinello inizia, quindi, a sfogliare i cataloghi (non digitalizzati) della collezione malacologica del Museo e si imbatte in 45 esemplari catalogati nell’inventario come “Coll. Vidua - Mari delle Indie”. Dai manoscritti passa ad aprire i cassetti di 20 armadi lignei da cui, senza riferimenti precisi ma solo con la “bussola” del catalogo (che riporta le famiglie tassonomiche), emergono sette conchiglie di bivalvi e gasteropodi autoctoni dell’area indo-pacifica che, con ottime probabilità, il nobile viaggiatore monferrino reperì prima di morire prematuramente nel Natale del 1830. Un tesoro che il padre Pio Vidua, rimasto senza eredi, destinò a una molteplicità di musei e istituzioni, dall’Accademia delle Scienze di Torino fino all’Archivio Vaticano.
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