Franco Piacibello a tutto... sax! E le magiche note dei suoi “Swing Makers”
di Luciana Corino
Il piccolo Auditorium Canottieri, giovedì, era traboccante di pubblico venuto a bearsi di buona musica e della professionalità del «Franco Piacibello and His Swing Makers»: Paolo Maggiora, pianoforte, Giorgio Allara, contrabbasso, Chicco Accornero, batteria e Piacibello, sax tenore e flauto. Breve presentazione della terza edizione della manifestazione del presidente della Canottieri Stefano Bagnera che ha esibito il numero di aprile della rivista “Volo sportivo” con un articolo di cinque pagine sull’idrovolante di Piacibello «tra i colori spettacolari del coral reef e sotto le caldissime note di un sassofono jazz» e poi il musicista è entrato subito nel vivo del concerto con l’ essenzialità che gli è caratteristica e il ricorso frequente al dialetto casalese mai dimenticato nonostante l’ormai annosa residenza a Key West, in Florida.
«Ci conosciamo tutti, se ci rimane fiato dopo ci salutiamo», ha esordito riscuotendo subito una fragorosa ovazione e ha iniziato a ricavare magiche note dallo storico sassofono acquistato nel 1961 quando suonava con i Novelty (anche se, ha confessato, gli mancano ancora tre pagamenti prima che diventi interamente suo!).
Ogni brano musicale è stato sottolineato da scherzosi aneddoti della vita artistica di gioventù. Come quando suonava al “Desert inn” di Las Vegas e nell’intervallo andava al “Flamingo” a sentire cantare Ella Fitzgerald e meravigliandosi di se stesso pensava: «Ma mi son nasì a Casà an tal ghet ad via Balbo!».
Primo pezzo di George Gershwin, poi lo standard jazz e canzone pop Sweet Georgia Brown poi Desafinado primo hit di bossa nova al di fuori del Brasile e La ragazza di Ipanema, entrambi del brasiliano Jobim. La novità del concerto di quest’anno riguardava la scelta di un brano per ciascuno degli “swing makers” da interpretare liberamente.
Portentosi quindi gli assoli dei musicisti. Al pianoforte Paolo Maggiora ha proposto Emily, canzone popolare resa famosa dal pianista Bill Evans, Chicco Accornero, batterista, ha eseguito invece A Night in Tunisia standard jazz composto da Dizzy Gillespie e Frank Paparelli nel 1942 e Giorgio Allara, contrabbasso, il pezzo tradizionale Blues del pastore.
Al che Piacibello ha replicato: «Ades, a lè düra sunà ma mi av dac la risposta», e ha attaccato con grande virtuosismo Tenderly canzone popolare americana, del 1946 e diventata da walzer un pezzo jazz.
Omaggio a Ennio Morricone con la colonna sonora del film di Giuseppe Tornatore Nuovo Cinema Paradiso che gli «ricorda i vecchi cinema casalesi Silvio Pellico e Mondial».
Poi Summertime che descrive la vita degli afroamericani a Charleston, South Carolina all’inizio degli anni trenta, musicata da George Gershwin nel 1934 «quando qui si suonava “Vecchio scarpone” e poi ancora...», e poi Saint Thomas basato una tradizionale canzone inglese. Piacibello ha poi salutato gli amici musicisti che non sono voluti mancare all’appuntamento: Umberto Perrera, Paolino Giorcelli, Roberto Topano, Nando Prigione e i due giovani e promettenti musicisti Dematteo e Samerino.
Il chitarrista Giorgio Cavallone è stato protagonista di un divertente sketch perché portandogli la clavietta del casalese Zeta ha raccontato di averla avuta in prestito direttamente da un folletto che desiderava che lui solo la usasse quella sera.
Un altro ricordo è stato la nascita di Amelia, figlia di Nando e Nadia Prigione, proprio il giorno di un concerto di Piacibello nel 1993 che gli ha dato l’opportunità di dedicare alla giovane ormai ventenne, seduta accanto a lui, la canzone Blue moon. È arrivato anche il momento dei Novelty, il complesso di cui Piacibello aveva fatto parte e diventato poi il gruppo di esordio del cantante Fausto Leali. Nei Novelty c’era anche Gianfranco Raffaldi che si era poi unito a Peppino di Capri ed è ora direttore del “San Bartolomeo Gospel Choir” di Vignale e che ha raccontato un aneddoto in cui Piacibello aveva eseguito lo stesso a solo di sax per entrambi i lati del disco che avevano inciso.
Il compositore e cantante Ginetto Prandi, «l’idolo della Canottieri», «il ragazzino di 83 anni» ha cantato accompagnandosi al pianoforte Roma nun fa la stupida stasera in omaggio al direttore d’orchestra Armando Trovajoli, un medley di brani di Nicola Arigliano e la sua canzone La gente ci guarda.
Il cantante alessandrino Franco Rangone ha poi aggiunto una sua personale goccia di memoria: la selezione dei Novelty alla trasmissione radiofonica il “Buttafuori” da cui erano stati esclusi per avere proposto una canzone difficilissima e non capìta. Stessa sorte era capitata a lui con But not for me un brano di George Gershwin ma si prendeva la rivincita riproponendola quella sera.
E poi What a Wonderful World interpretata per la prima volta da Louis Armstrong. Rangone era stato popolare nel 1965 con la canzone L’estate che verrà sigla della trasmissione radiofonica Un disco per l’estate.
Poi il momento del congedo con i ringraziamenti per l’organizzazione e soprattutto ai calorosi spettatori che proprio non volevano saperne di andarsene.