Sei ore di sciopero, ieri, alla Buondì Bistefani di Villanova e altre sedici da effettuare nelle settimane successive.
È la protesta decisa dalle RSU dell'azienda per protesta contro una serie di richieste insoddisfatte o di condizioni di lavoro ritenute inadeguate.
Difficoltà di dialogo, pause troppo brevi, risposte solo parzialmente positive per i passaggi di livello dei lavoratori e ritenute insufficienti, mancato riconoscimento della professionalità di alcuni lavoratori neoassunti dopo un lungo periodo di addestramento e di formazione prima presso lo stabilimento di Cornaredo e poi a Villanova.
E poi «peggioramento delle condizioni di lavoro di molte linee produttive, determinato da precaria organizzazione e da un sempre maggiore e preoccupante cattivo funzionamento dei macchinari».
La Rsu parla anche di «presenza in azienda di lavoratori interinali che da molto tempo prestano attività lavorativa anche in posizioni di responsabilità e che non hanno alcuna certezza e garanzia per il loro futuro».
Ma proprio su questo ultimo punto Michele Pesce, vicedirettore dell'Unione Industriale, evidenzia che i dipendenti in produzione sono già tutti assunti proprio in base a un accordo a suo tempo stipulato con le organizzazioni sindacali.
Accordo raggiunto dopo la chiusura dello stabilimento di Milano e che prevedeva l'assunzione dopo il periodo di cassa integrazione durante il quale i dipendenti lombardi, ancora in forza all'azienda avrebbero potuto optare per il trasferimento a Casale.
Cosa che poi non si era verificata e aveva consentito l'assunzione a tempo indeterminato, ricorda Pesce, di 70 lavoratori in aggiunta ai 40 già in forza alla Bistefani di Villanova.
Anche sulle pause Pesce evidenzia che sono normate dal contratto, che prevede o una sola pausa di mezz'ora o - qualora non venga concessa - una maggiorazione del 6,5% dello stipendio.
Maggiorazione concessa oltre a due pause da dieci minuti.
Mentre sugli inquadramenti il vice dell'Unione Industriale evidenzia «che le richieste sono state in parte sono state accolte dall'azienda e in parte no, ma esaminando i motivi del contendere sono veramente stupito che si voglia fare la lotta per la lotta. Non c'è stata chiusura da parte dell'azienda e sono state date risposte nel complesso più positive che negative».
m.f.