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Da Roma il no alla centrale turbogas

Da Roma arriva il “no” definitivo al progetto di centrale elettrica turbogas nel sito dell’ex cementeria. «Si tratta “solo” di un parere tecnico (peraltro confermato) ma pesante come una pietra tombale - spiega Aldo Timossi, consigliere di minoranza, uno dei maggiori oppositori della centrale - perché sulla sua base non potrà che essere negativo il decreto di pronuncia della compatibilità ambientale, come stabilito dalla legge 349 del 1986. Aspettiamo quel decreto, che potrà anche tardare di qualche settimana o mese, considerato che va firmato dai ministri Prestigiacomo (Ambiente e Tutela del territorio) e Bondi (Beni Culturali)». Con questa decisione finisce dunque una storia iniziata mezza dozzina di anni fa: «E si conclude bene per la popolazione... ma quanti timori, quanto soffrire, quante notti insonni specie subito dopo la presentazione del progetto!». È piena estate 2003 «quando si viene a sapere del progetto di una piccola società, “Morano Energia”, appena creata con un minimo capitale sociale (mi pare 10 milioni di vecchie lire) da Holcim Italia in collaborazione con il colosso energetico svizzero EGL, allo scopo di costruire un grande impianto per produzione elettrica, occupando parte del sito della cementeria verso il viale Stazione; tecnologia innovativa seppur energeticamente in perdita perché brucerebbe la spaventosa cifra di oltre 100 tonnellate/ora di metano, avendone solo un rendimento elettrico del 56,1%, pari a circa 800 megawatt. Di fatto devastante perché calato come un mammuth a ridosso del centro abitato». Il progetto è presentato in Regione ed al Ministero Ambiente il 23 luglio «ma con assoluto tempismo esattamente una settimana prima la Giunta comunale di Morano aveva espresso il “parere preliminare”, confermato a fine agosto da una dichiarazione positiva di “interesse” e “collaborazione” da parte del Consiglio». Mentre inizia il viaggio della turbogas, in paese viene costituito un “comitato difesa ambiente” per bloccare il progetto. Ad una riunione presso il Ministero Ambiente si chiariscono le posizioni: «Il Comune di Morano trasforma il suo “interesse” in parere favorevole, il rappresentante di Balzola “esprimendosi anche a nome di Rive e Pertengo, di cui ha delega, afferma che non sono presenti pregiudiziali alla realizzazione”, Pontestura e Villanova presentano delibere con parere negativo, il rappresentante della Provincia di Alessandria “reputa idonea la localizzazione del sito” (ma una settimana dopo la Giunta esprimerà parere interlocutorio negativo, pur fondato solamente sulla considerazione che l’energia prodotta avrebbe difficoltà di trasporto su una rete già satura), quella di Vercelli sottolinea l’eccesso di iniziative in una zona molto limitata». La Giunta regionale, su proposta dell’assessore Ugo Cavallera, delibera nell’ottobre 2003 un primo parere contrario. Altra deliberazione del dicembre 2004 dichiara «l’assenza di compatibilità ambientale» e preclude la necessaria intesa con il Ministero per l’approvazione del progetto. «Non si arrende “Morano Energia” governata da Raffaele Chiulli, uno dei vertici della holding Holcim. Nel settembre 2006 fornisce ulteriore documentazione e il 26 ottobre si riunisce a Torino la Conferenza dei Servizi: unico parere favorevole dal Comune di Morano, mentre il Comitato Difesa Ambiente presenta una lunga memoria dal significativo titolo “Insufficienze - Omissioni - Errori”, toccando anche aspetti quasi comici, come la proposta di usare le acque calde di scarico per allevamento di pesci o di piante da frutto tropicali! Per la terza volta, aprile 2007, la Regione dice no al progetto, con un documento di dieci pagine presentato dal nuovo assessore Nicola De Ruggiero». A Roma pesano i “no” e la rinnovata Commissione VIA definisce un orientamento negativo, informa “Morano Energia” della “non sussistenza dei requisiti” per approvare il progetto, e consente alla società di presentare un’eventuale ultima memoria: «Cosa che avviene ma evidentemente non ha elementi positivi tali da poter stravolgere la situazione. Quando avremo tra le mani il decreto potremo finalmente discutere, a “tabula rasa”, del riutilizzo del sito della vecchia cementeria, 50/60mila metri quadri di terreno la parte non occupata dall’attuale attività di macinazione/vendita del prodotto e dal nuovo impianto per il calcestruzzo». Conclude Timossi: «Come gruppo consiliare con i colleghi Paolo Migliavacca, Mario Ciancilla ed Enrico Deambrogio, giudichiamo che la fine del progetto centrale rappresenta una sconfitta per l’attuale amministrazione pro-turbogas, ma da tempo abbiamo chiesto un incontro con i vertici di Holcim Italia, per capire dove si va a parare».

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Federico Nardi

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