Passano le edizioni di Vignaledanza ma Luciana Savignano continua ad esserne l’emblema: risale a circa 25 anni fa la sua prima esibizione davanti a Palazzo Callori, ma quanti tra il pubblico hanno potuto fare il confronto tra i suoi Bejart i suoi Micha von Heocke degli anni ‘80 e la straordinaria performance di domenica sera sono rimasti a bocca aperta. Luciana Savignano è flessuosa e tagliente come allora e soprattutto persino più espressiva di allora. Merito certo anche di Susanna Beltrami che negli ultimi 15 anni ha costruito per lei una galleria di personaggi femminili perfetti per il suo magnetismo ferino. Domenica ne abbiamo rivisti parecchi in Ukiyo-e titolo che si riferisce a stampe cinesi che raffiguravano le vita degli attori. Una successione di quadri che non è stata però un semplice “best-of”,come si potrebbe pensare riconoscendo La Lupa (con musiche del trinese Picco, ndr), Jules e Jim, Tango di Luna, Carmen, Red Passion... I brani sono accordati tra loro in modo mirabile grazie alla splendida voce di mezzosoprano di Lucia Minetti, ma Susanna crea di fatto uno spettacolo nuovo, dove la storia narrata è un po’ quella di loro due e un po’ quella di tutte le donne che cavalcano la loro passione.
C’è un gesto, un passo che rappresenta Luciana Savignano meglio di altri: quello in cui crea una finestra con le sue braccia e attraverso di essa guarda il pubblico.
Lei è sempre “La Lupa” a cambiare al massimo in questi anni siamo noi. Un plauso lo meritano anche Matteo Bittante e Cristian Cucco gli altri due interpreti di questa storia di tante storie che ha nel centro sempre lo stesso intensissimo corpo.