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Gli agricoltori impossibilitati a lavorare

«Il senso di ingiustizia di fronte ai gravi danni causati dai cinghiali»

La denuncia: «Violata la Costituzione»

I cinghiali sono causa di grandi danni alla produzione agricole

«Mai avrei pensato di arrivare al punto di appellarci alle fondamenta della nostra Costituzione. Eppure, evidentemente, anche a noi agricoltori che pensavamo di fare un lavoro legato ai cicli della natura, non ci resta che rivolgerci al Prefetto, e quindi a tutte le istituzioni, per sapere di chi sono le responsabilità del violato diritto a poter lavorare». Così il presidente di Coldiretti Asti, Marco Reggio, nel descrivere «il senso di ingiustizia di fronte ai gravi danni alle colture agricole causati dagli animali selvatici».

«Con le recenti semine primaverili – puntualizza Reggio –, in particolare quelle del mais, si è venuta a creare una situazione di saturazione con il numero di esemplari di cinghiali e caprioli in continua crescita, ormai diventata insostenibile sia per le nostre imprese, sia per la sicurezza dei cittadini, sia per il rischio sanitario».

E c’è chi ha dovuto riseminare tre volte: «La situazione è surreale - spiega il segretario della zona Coldiretti di San Damiano, Carlo Torchio - a memoria d’uomo non si ricordano tanti danni causati dai cinghiali. In ogni caso molti stanno effettuando per la terza volta le semine primaverili, quindi triplo lavoro, tripli costi e anche maggiore pressione sull’ambiente. Sarebbe ora ci dicessero cosa fare e quali prospettive possano esserci, anche perché gli esperti parlano di scrofe gravide pronte a sfornare dai sette ai dieci cinghialotti ognuna».

Secondo Coldiretti, in totale, nell’Astigiano, ci sono già più di mille ettari di seminativi danneggiati e distrutti: «Credo sia giunto il momento di chiedersi – rimarca il direttore di Coldiretti Asti, Diego Furia – se esistano responsabilità in merito a una ulteriore recrudescenza di questo fenomeno. Quali sono le cause della crescita esponenziale dei danni, non solo all’agricoltura ma anche alla sicurezza della vita delle persone, e quindi della crescita incontrollata dei capi liberi di scorrazzare fra i campi e i centri abitati».

«Se la nostra – sottolinea il direttore Coldiretti - è una repubblica fondata sul lavoro, non ci rimane che appellarci all’articolo 4 della nostra carta costituzionale laddove si sancisce il diritto al lavoro. Chiediamo quindi di utilizzare ogni mezzo per tutelare il lavoro agricolo».

«L’esasperazione dei nostri associati – conclude il presidente Coldiretti – non è più sopportabile, proprio perché ogni azione di contenimento delle specie dannose si è dimostrata inefficace. E non solo, visti gli incontri e le tante promesse ricevute, molti agricoltori si sentono anche presi in giro».

E lunedì 26 aprile una delegazione di Coldiretti Asti è stata ricevuta dal Prefetto: «È stato un colloquio molto franco e sincero – spiega il presidente Reggio –, abbiamo esposto tutte le nostre preoccupazioni per la situazione che si è venuta a creare. In questo momento la tensione fra gli agricoltori è molto alta, soprattutto per i danni enormi provocati dall’assalto di cinghiali e caprioli ad almeno mille ettari di seminativi».

«Il Prefetto – sottolinea il direttore Furia – si è dimostrato a conoscenza della situazione e ha convenuto con noi che occorre trovare al più presto nuove strade per risolvere il problema dei danni provocati all’agricoltura da tutti gli animali selvatici. Anche perché, da troppo tempo, al danno economico, si sono aggiunte le preoccupazioni per l’incolumità delle persone, per gli incidenti stradali e anche per la sicurezza sanitaria».

Anche Confagricoltura Piemonte chiede l’intervento dei prefetti: «Ogni anno, con l'avvio delle semine primaverili, si registrano attacchi sempre più massicci di cinghiali alle coltivazioni, in particolare delle zone contigue ai parchi e nelle aree vicine alle zone boscate con la presenza di incolti. È una situazione sempre più pesante, che provoca frustrazione ed esasperazione tra gli agricoltori che vedono i loro raccolti distrutti, con scarse possibilità di ottenere un risarcimento dei danni».

«Infatti, per un'interpretazione discutibile della normativa comunitaria, la Regione Piemonte nel 2015 ha equiparato il risarcimento dei danni a un contributo che come tale è soggetto alla normativa sugli aiuti di Stato – chiarisce il direttore di Confagricoltura Piemonte Ercole Zuccaro -  che fissa un tetto di 25mila euro in tre anni per questo tipo di interventi». Così molte imprese sono ci trovano a dover subire i danni senza poter ottenere i risarcimenti, alimentando a loro spese la selvatica a spese.

«Ci troviamo in una situazione paradossale - dichiara il presidente Confagricoltura Piemonte  Enrico Allasia - che, con una lunga serie di distinguo politici, mancanza di risorse e conflitti di competenze crea un danno enorme all'attività d’impresa e rischi sempre più elevati per quanto riguarda la diffusione della peste suina africana, di cui i cinghiali sono vettori, come purtroppo è già dimostrato in molte aree del Nord Europa. Abbiamo chiesto, per l'ennesima volta, l'intervento delle autorità competenti e ora – annuncia Allasia - ci siamo rivolti ai prefetti delle province piemontesi, affinché, come rappresentanti del governo a livello territoriale, assumano il coordinamento delle iniziative tra i vari enti per porre un freno a questo scempio».

«Occorre rendersi conto della situazione e affrontare Il problema con senso di responsabilità, prima che si arrivi a un punto di non ritorno – conclude Allasia – anche perché ogni anno abbiamo oltre 5.000 segnalazioni di danni ai coltivi in Piemonte e più di 1.100 indicenti stradali, alcuni dei quali purtroppo mortali. Quanto dobbiamo ancora attendere perché si affronti in modo risolutivo la questione?».


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Barbara Corino

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