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  • 22 aprile 2010
  • Casale Monferrato

Visita guidata alla mostra di Rotella con concerto del Soliva. Un intervento di Giuse Vipiana

L'assessorato alla cultura propone una visita guidata venerdì 16 aprile , alla mostra " La strada. Omaggio a Mimmo Rotella", a Palazzo Sannazzaro. Il tour tra le opere del maestro del decollage ispirate al cinema, nell'ambito di Roma '60, sarà gratuito e alla bellezza dei quadri sarà abbinato un breve ma intenso corollario musicale. Gli insegnanti del Soliva Bruno Raiteri (violino) e Matteo Corda (pianoforte) si esibiranno in un piacevole mini concerto. Appuntamento alle 18 a Palazzo Sannazzaro. La mostra è aperta fino al 4 luglio. ORARI da martedì a venerdì ore 15.00 | 19.00 - sabato e domenica ore 10.00 | 13.00 – 15.00 | 19.00. Sulla rassegna un intervento di livello di Giuse Vipiana --- La mostra dedicata a Mimmo Rotella, artista di fama internazionale, risponde in modo eloquente a quanti, specialmente tra i giovani, hanno lamentato la mancanza nella nostra città di uno spazio dedicato all'arte contemporanea, in particolare quell'arte che dalla metà del Novecento ad oggi ha espresso disagi ed automatismi della "riproducibilità tecnologica", per rifarci al noto titolo di Benjamin. Costituisce un evento straordinario questa esposizione di Palazzo Sannazzaro, allestita, grazie al tempestivo ed appassionato intervento dell'assessore alla Cultura Giuliana Bussola, nell'ambito delle manifestazioni "Roma 60": possiamo così vedere alcuni importanti quadri (anche di ampie dimensioni) degli anni sessanta (1960-67), quando Rotella, reduce da esperienze fonetiche e figurative, pop e neodadaiste, acquisite negli U.S.A, abbraccia la corrente del "Nouveau Realisme", come l'aveva definita il critico Restany. Mentre il "vecchio" neorealismo aveva cercato, specie dopo l'ultima guerra, un contatto concreto, comune, spesso popolare e politico, con la realtà, questo Nouveau intende rispecchiare l'appiattimento, l'esteriorità di un tessuto sociale fatto solo di immagini effimere. Una iconografia urbana dove non c'è l'uomo, ma soltanto manifesti e cartelloni pubblicitari. É la nuova società dei consumi, in cui si fa una "raccolta" di immagini, un "bricolage", come ha detto l'antropologo Levi-Strauss, per buttarlo subito o frantumarlo: i manifesti diventano frammenti cartacei, si strappano, e poi si reincollano a caso. Insomma l'arte è "décollage" rispetto al collage dei cubisti che, si, rompevano ma secondo nuovi ordini geometrici. Molto espressiva l'opera "Gioventù bruciata": l'indimenticabile volto di James Dean, idolo di più di una generazione, sembra emergere rassegnato, e pur luminoso, da un fondo confuso. Vediamo poi un "Ercole" fumettistico, dove il mitico eroe, già smitizzato dalla trasposizione nel film e nel cartellone, è compresso tra i bordi accartocciati dei manifesti. In un'altra composizione-scomposizione le immagini di un orologio e di un revolver dirompono, a segnare il tempo e la violenza, sullo sfondo delle solite tinte tipiche di Rotella: nero affumicato, giallo ocra e rosso vivo e sbavato. Decisamente significativa l'indicazione dell'esito provvisorio nell'opera "Tre minuti di tempo": tre macchie rosse, amorfe, e una specie di strada scura tagliata di traverso. La destrutturazione di "Cantante" ci fa pensare alle musiche atonali degli anni sessanta, così come altre opere di Rotella ci richiamano alcuni poeti contemporanei e la loro tessitura verbale sconnessa, con analogie spesso surrealistiche. E a proposito di surrealismo, si può ben dire che al surreale approda anche questo artista quando, attraverso l'operazione di incollare i manifesti strappati, ci indica il compiersi di eventi casuali, affidati alla nostra sorte o al nostro inconscio. Se visitiamo la mostra più incuriositi che emozionati, siamo proprio sicuri di non essere toccati poi da questo paesaggio non di alberi, ma di quel materiale pubblicitario tipico della nostra attuale società? E poi tornando a casa attraverso traffico, rumore e uniformità di strade, pronti al virtuale di Internet e alle banali immagini televisive, siamo così sicuri che la mostra non ci abbia lasciato anche, oltre all'idea, un segno interiore, un sentimento? Giuse Vipiana Albani

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