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L'associazione Italia-Israele di Vercelli, Novara e Casale Monferrato ha ricordato le figure di Palatucci e Murmelstein

Due figure storiche - e anche discusse in passato - sono state recentemente ricordate dall’associazione Italia-Israele di Vercelli, Novara e Casale Monferrato. Si tratta di Giovanni Palatucci, ex questore di Fiume, e di Benjamin Murmelstein, terzo ed ultimo decano - dei tre succedutisi a capo della comunità ebraica del lager di Theresienstadt - e unico dei tre ad essere sopravvissuto alla furia nazista. Settanta anni fa, mentre il campo di Auschwitz era già stato liberato dalle truppe dell’Armata Rossa, Giovanni Palatucci era alla fine dei suoi giorni - malato di tifo petecchiale - a Dachau, che sarebbe stato liberato solo 4 mesi dopo dalle truppe americane. È nota la stretta collaborazione che ci fu fra l’ex questore di Fiume e lo zio Giuseppe Maria Palatucci che era vescovo a Campagna, località dell’entroterra salernitano in cui era situato un centro di internamento verso il quale Palatucci tentava di indirizzare molti degli ebrei salvati. Il rabbino capo della comunità di Roma Riccardo Di Segni, nella prefazione al saggio del pittore ebreo Georges De Canino (Il poliziotto che cercava le stelle) del 2011, aveva definito Palatucci un «funzionario che ebbe il coraggio di resistere alla barbarie nazifascista». Difficile analizzare la figura di Benjamin Murmelstein. Era quello di Theresienstadt /Terezin un campo “modello” voluto da Eichmann per attirare gli ebrei tedeschi eminenti e benemeriti e defraudarli dei loro beni in cambio di un “vitalizio” da godere appunto a Terezin-Terme, ma avente anche lo scopo di ingannare la Croce Rossa Internazionale e gli ispettori dei Paesi neutrali. Peccato che a Terezin tutto fosse inganno e menzogna, tranne la morte, per usare le parole di Murmelstein. Tutto era finto e illusorio: la scuola, l’ufficio postale, la banca, la vita era un inferno, avvenivano esecuzioni capitali per lievi infrazioni e, periodicamente, partivano convogli di migliaia di persone con destinazione Auschwitz. Uomo complesso Benjamin Murmelstein, molto colto e abilissimo, capace di comprendere il modo di pensare di quei mostri diabolici quali erano Eichmann e compagni, tanto da essere in grado di sfruttarne le debolezze e talvolta raggirarli. Come nelle “Mille e una notte” seppe raccontare loro una favola che mantenne in vita Terezin fino alla fine della guerra. Murmelstein pose fine ad intrallazzi e favoritismi che prima di lui costituivano norma di comportamento nel campo. Per questo fu considerato peggiore dei carnefici nazisti da molti dei suoi e accusato di collaborazionismo. Assolto dalla Corte di Giustizia cecoslovacca fu condannato dai suoi colleghi rabbini, che non avevano conosciuto l’inferno dell’Europa dei lager. Al processo contro Eichmann, nel 1961, non fu chiamato a testimoniare, lui che forse era l’ebreo che meglio e più da vicino aveva avuto modo di conoscere il mostro nazista, sin dal 1938.

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Barbara Marini

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