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Interviene il PD di Casale

Sanità a Casale: «Troppe promesse, ma i problemi rimangono»

Tra tempi di attesa lunghissimi e fuga di medici

«Sulla stampa locale di agosto l’assessore Luca Novelli ha lanciato un “accorato appello” contro il declassamento progressivo delle strutture sanitarie di Casale. Siamo esterrefatti. Dagli amministratori ci attendiamo iniziative e decisioni, non appelli. Da tre anni il centrodestra governa il Comune di Casale Monferrato e la Regione Piemonte, dopo la campagna elettorale del 2019 piena di promesse soprattutto sulla Sanità nel territorio della Provincia di Alessandria e del Casalese».

Interviene in questo modo il Circolo di Casale Monferrato del Partito Democratico: «Avevano promesso di riportare l’ospedale di Casale Monferrato ai tempi migliori, con i servizi ai cittadini più vicini in particolare alle categorie più fragili, di abbassare liste e tempi di attesa per interventi chirurgici e per le prestazioni di specialistica ambulatoriale e di diagnostica strumentale. E ancora di attivare il parto indolore al Santo Spirito, senza considerare la difficoltà a reperire anestesisti rianimatori, già insufficienti a garantire un adeguato numero di sedute operatorie alle varie discipline chirurgiche presenti. E avevano ancora promesso di rivedere l’organizzazione della rete ospedaliera, correggendo quanto fatto dalla precedente Giunta piemontese. La realtà è un declino progressivo delle strutture. La crisi del sistema sanitario locale è diventata la preoccupazione principale dei cittadini casalesi».

E poi continua: «Nonostante le difficoltà create dalla pandemia causata dal Covid 19, non sono giustificati i ritardi organizzativi nella nostra Regione, poiché il Ministro della Salute ha significativamente incrementato le risorse destinate alle Regioni, con l’aumento del Fondo Sanitario Nazionale, dai 114 miliardi di euro previsti per il 2019 ai 124 miliardi per il 2022. Inoltre durante la pandemia sono state previste risorse economiche per l’assunzione di personale Medico e delle Professioni Sanitarie (Infermieri, Ostetriche, Tecnici di Radiologia e di Laboratorio, Fisioterapisti); mentre però in altre Regioni sono stati assunti a tempo indeterminato o a lungo tempo determinato (5 anni), in Piemonte i bandi prevedevano assunzioni a tempo determinato molto brevi (6 mesi). Oggi ci sono meno medici dipendenti nella Sanità Pubblica piemontese rispetto al 2019, mentre in altre Regioni sono aumentati, perché hanno capito la lezione derivante dalla pandemia».

«I tempi di attesa delle prestazioni sono aumentati ovunque nella nostra Regione, costringendo spesso i cittadini a trasferte di parecchi chilometri per avere una prestazione specialistica, a causa del sistema assurdo delle prenotazioni. In altre Regioni durante la pandemia si sono utilizzati reparti specifici per ricoverare i pazienti Covid, ma le altre attività sono proseguite, mentre in Piemonte sono stati drasticamente ridotti gli spazi esclusivamente destinati alle urgenze; evidente l’incremento delle liste di attesa per interventi chirurgici, ortopedici, ginecologici, oculistici, urologici, otorinolaringoiatrici ecc; liste di attesa che continuano ad aumentare per ogni tipo di prestazione a causa delle difficoltà di calendarizzare molte agende per i tempi eccessivamente lunghi in rapporto alle disponibilità di risorse umane, sempre più ridotte».

Si registra «una fuga di medici dalla Sanità Pubblica piemontese verso le Strutture Private, economicamente più attrattive. Occorre rapidamente porre rimedio attraverso condizioni di lavoro adeguate e con offerte economiche incrementate anche sulla base dell’efficacia del lavoro degli operatori. Se si pensa di abbassare i tempi d’attesa delle prestazioni riducendo la durata delle visite, invece di investire risorse economiche e migliorare l’organizzazione, i servizi continueranno a peggiorare: emblematica la situazione dei Pronto Soccorso di tutti gli ospedali della Regione Piemonte. Soltanto una radicale inversione di tendenza delle politiche regionali in materia di sanità potrà dare risposta ai problemi che abbiamo evidenziato. Non servono le promesse o gli appelli. Il centro destra riconosca gli errori, ascolti gli operatori, si impegni a difendere la sanità pubblica. Noi del PD manterremo gli impegni del nostro programma elettorale e continueremo a batterci per un Servizio Sanitario Nazionale che garantisca a tutti i cittadini il diritto alla salute». 


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