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  • 14 novembre 2017
  • Casale Monferrato

Teatro / Il primo appuntamento con il cartellone della prosa al teatro Municipale

Se le apparenze vincono sulla verità

Giovedì 9 e venerdì 10 "Il berretto a sonagli" di Pirandello in scena con il Teatro di Dioniso

Un testo di pregio, una scenografia semplice e mirata e “x” bravi attori... In fondo fare del buon teatro non è così difficile, se si tiene presente che il tempo passato a “scavare” nei classici non è mai perso e che lavorando sodo e preparandosi scrupolosamente, con cura dei dettagli, i buoni risultati non possono che venire.

Lo hanno dimostrato giovedì  e venerdì scorso al Teatro Municipale Valter Malosti e il cast del “Berretto a sonagli” di Pirandello, che ha aperto il cartellone della prosa dopo l’entrée di stagione dello scorso 14 ottobre con il grandioso Grigory Sokolov.

Una pedana inclinata, un divanetto e un gioco di specchi, che rimandano e distorcono, perché rimandare e distorcere, di significato in significato fino ad allontanarsi da quello che sembra, per avvicinare a quello che è veramente, è esattamente quello che fa il teatro del grande drammaturgo di Girgenti, che sa smascherare le apparenze e rivelare - appunto - quella verità che paradossalmente non è trionfatrice ma vittima di questa vivace e divertente commedia.

Bravi tutti gli interpreti: dalla generosa interpretazione di Roberta Caronia (Beatrice, la moglie tradita), ricca di sfumature e finezze e che diventa la vera protagonista, accanto a un Ciampa (Valter Malosti) cinicamente (e attivamente!, fino a rasentare la follia) rassegnato alla legge (o al delirio) inflessibile delle buone apparenze (... i “pupi”).

E poi il fratello di Beatrice, Fifì (Vito Di Bella), perfetto dandy perdigiorno (in piemontese un balistrachi) che si serve della sorella quando gli fa comodo, ma l’abbandona senza pensarci un momento non appena le scelte di lei sembrano potergli creare qualche grattacapo, per il semplice fatto di non essere conformiste; un Paolo Giangrasso che costruisce uno strepitoso carattere di pavido e prono funzionario pubblico (il delegato Spanò), capace di trasmettere la sensazione che ruolo sociale e individuo si siano così intimamente fusi in una sola, anima dannata. E poi ancora Paola Pace, Cristina Arnone, Roberta Crivelli in parti minori ma ben armonizzate, in un cast che appare affiatatissimo.

Il risultato è un’ora e quaranta di spettacolo brillante e piacevole con un testo che - recuperando l’originale siciliano scritto per Angelo Musco - nell’adattamento di Malosti trova un bell’equilibrio musicale e ritmico, e aggiunge quella distanza che non diventa estraneità, ma che è - però - utile per recuperare il salto cronologico e sociale, e riaccendere il sentore di quella società borghese perbenista e spietata che a Pirandello premeva di mettere a nudo, rivelandone la profonda falsità e la mancanza di etica, fino alla follia del cosiddetto “delitto d’onore”...  Ma di quale onore?