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  • 29 novembre 2013
  • Casale Monferrato

Grignolino, storia di vino e futuro di un territorio? Un prodotto unico

“Il Grignolino e i vini dei Marchesi di Monferrato: un viaggio nella storia per riscoprirne le origini e valorizzarne le potenzialità” è stato il tema discusso nel pomeriggio di venerdì nella Manica Lunga del Castello di Casale Monferrato. Organizzato dal Comune di Casale, l’Enoteca Regionale del Monferrato e dal Circolo Culturale “I Marchesi del Monferrato” con il patrocinio dell’associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato. Ha moderato l’incontro Claudio Saletta - presidente del consorzio Comuni Enoteca Regionale del Monferrato - che ha introdotto il sindaco Giorgio Demezzi, il quale ha sottolineato come il vino sia un elemento trainanante del turismo e ne identifichi il territorio, «il Grignolino è unico e vale la pena valorizzarlo». E anche per questo che si cerca di dare una soluzione per l’Enoteca che patisce la grave mancanza di risorse economiche. «L’Enoteca - ha detto Saletta - era un ente di promozione che viveva di contributi della Regione Piemonte, ma è da un anno e mezzo che non riceviamo nulla; dobbiamo rigenerarci imparando a gestire questa struttura con attività di tipo imprenditoriale». È poi intervenuto l’assessore provinciale Gianfranco Comaschi, vicepresidente dell’associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, che ha ricordato il percorso della candidatura Unesco, che è in una fase conclusiva, dopo un storia che nel 2006 ha visto la richiesta d’iscrizione nella lista, nel 2008 la predisposizione dei documenti ufficiali, nel gennaio 2011 la presentazione della candidatura completa, e dopo, i rilievi fatti dalla commissione Icomos, la riduzione dei territori interessati. «Le colline del casalese, con il suo Grignolino, sono le uniche che siamo riusciti a portare avanti come provincia di Alessandria, escludendo il territori dell’Ovadese e Acquese. Quattro aree del sito candidato sono legate alla qualità e importanza di marchi vinicoli: Barolo, Barbaresco, Barbera di Nizza, Moscato di Canelli; due aree non sono legate solo alla presenza di un vitigno, ma alla presenza di particolarità, quali gli infernot nell’area del Monferrato casalese e il castello in quel di Grinzane Cavour. Nell’ultimo sopralluogo avvenuto non abbiamo avuto riscontri negativi ma solo positivi. La conclusione si avrà nella seconda metà di giugno del 2014. Non abbiamo nulla da rimproverarci, ma speriamo di avere anche un briciolo di fortuna. Servirà poi un progetto di rete che coinvolga tutta la parte del Piemonte meridionale, usando anche la coincidenza positiva dell’Expo su cui stiamo lavorando». Roberto Maestri, presidente del Circolo Culturale “I Marchesi del Monferrato”, ha parlato ‘Delle viti e vini piemontesi: il legame con il manovano’ e ha lanciato una proposta: riuscire a realizzare un testo divulgativo sul vino dei marchesi del Monferrato, prima di tutto sul Grignolino, da pubblicare entro la prossima primavera per poterlo portare a Mantova in occasione della presentazione del libro di Giancarlo Malacarne, dedicato ai vini dei Gonzaga e che conterrà un paio di capitoli sui vini del Monferrato che arrivavano alla corte mantovana. Anche Andrea Desana, presidente del Comitato promotore del 50° della legge sulle DOC, ha sottolineato come il vino sia una base geografica da cui deve prendere avvio la promozione turistica e come il Grignolino, che si produce in un’area limitata, debba essere maggiormente valorizzato. Lo storico Antonino Angelino ha proposto un excursus storico sulle citazioni presenti nelle fonti storiche dove spesso compare la presenza del vitigno Barbesino, da cui sembra discendere il Grignolino. Ad inizio ‘800 il botanico Giorgio Gallesio stabilisce la connessione tra Barbesino e Grignolino, osservando il primo coltivato alla Fraschetta, nell’alessandrino. Dice che è presente anche nell’astigiano (Portacomaro d’Asti) dov’era chiamato Grignolino. Ecco perchè conclude sia lo stesso vitigno. Di Grignolino (da altri chiamato Nebbiolo rosè) si parla ancora in un elenco stilato nel 1798 da Giuseppe Nuvolone, conte di Scandeluzza, “ottimo vino se mescolato con freisa, bonarda o…”. Ecco perché è difficile trovare menzionato il Grignolino, perché fino alla fine del ‘700 veniva corretto da altri vini, era semplicemente il vino nero. Ma nel 1847 la situazione è completamente mutata: al Congresso agrario di Casale il Grignolino, definito un vino saporoso e ricercato, era considerato il migliore ed era l’unico che aveva una qualche celebrità a Casale.

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Paola Brancato

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