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Al Teatro Municipale il concerto di una raffinata e algida Dolcenera

Una esibizione raffinata, curata in ogni dettaglio. Il concerto della cantante Dolcenera, che ha avuto luogo al Teatro Municipale di Casale, ha interrotto una serie di luoghi comuni su una Sala spesso usata per testare le tournée indoor della musica leggera. In questi anni abbiamo avuto modo di ascoltare al Municipale straordinarie anteprime a prezzi popolari, pagando qualche scotto, come un settaggio di luci/acustica più adatto ad un palasport che a un teatro del Settecento e una certa incertezza nelle “scalette”, ma in cambio gli artisti hanno sempre offerto performances “intime” e ricche di feeling con il pubblico. Tutto perfetto, invece, sabato quando sul palco si è delineata la minuta silhouette di Dolcenera (all’anagrafe Emanuela Trane), seduta al pianoforte. Si ha subito l’impressione di assistere a uno spettacolo ricercato, nel quale ogni elemento è al servizio della musica. La scenografia è azzeccata, le luci sono davvero emozionanti, il mixaggio perfetto e, anche se il pubblico non è numerosissimo, è comunque coinvolto e partecipe, con tanto di striscioni... Sembrerebbe che in Monferrato ci sia un nutrito fan club di Dolcenera e che non sia formato solo da pugliesi (la regione d’origine della cantante). Tutto questo stile fa un po’ perdere di vista il cuore di un’artista capace di testi sorprendenti, con un voce estesa per tre ottave e un musica che spazia da Battiato a Gloria Gaynor, tanto per citare due autori presenti nella “scaletta”. L’esordio, con tanto di stalagmiti ghiacciate e lei candida “Regina della neve” a raccontare la favola del piccolo Key congelato da un incantesimo, risulta davvero un po’ algido e anche canzoni toccanti, come l’Amore mostro, non lo riscaldano. Poi le luci trasformano il reame di Narnia in una foresta equatoriale, lei si toglie la pelliccia e diventa una combattiva eroina alla Sigourney Weaver, con tanto di gorilla nella nebbia. Non è una battuta, ma un riferimento ai costumi del gruppo che chiaramente alludono al titolo dell’ultimo disco L’evoluzione della specie. L’abbondante uso dei fumogeni completa il contesto. Lo show si sgela e decolla: è il momento di mettere in gioco anche i successi di dieci anni di duro lavoro musicale e qualche cover particolarmente azzeccata, come I will survive, Cucuruccucù Paloma, La ballata del perduto amore... Eclettismo di stile che si sente anche nelle composizioni originali dove grinta e poesia condensano funky, rock melodico e canzone d’autore e persino folk pugliese. Il pubblico è sempre più partecipe: si alza in piedi su Il sole di domenica e balla la taranta quando lei chiude il concerto con Siamo tutti là fuori, il brano con cui nel 2003 ha vinto la sezione “Proposte” di Sanremo. L’atmosfera ormai è decisamente calda.

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Mauro Bardella

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