Coach Marco Crespi: «Si deve fare tutto il possibile per debuttare in serie A a Casale»
di p.z.
È passata una settimana dalla indimenticabile notte della promozione e Marco Crespi è al lavoro, nella sede di via Aliora, per pianificare in ogni dettaglio, con il direttore sportivo Martelli, la storica stagione che è già dietro l’angolo.
L’emozione per l’esaltante epilogo del campionato è ancora fortissima, ma il coach è comprensibilmente preoccupato per il fatto che il prolungarsi dei lavori di adeguamento della capienza del PalaFerraris possa costringere la Junior ad esordire in A lontano da casa.
«La squadra, insieme alla città e al territorio hanno conquistato una promozione che va anche al di là del sogno sportivo, perché ha creato un’emozione e ogni emozione crea una identità. Andremo a sfidare il meglio del basket italiano con l’orgoglio umile di essere un prodotto di nicchia, ma proprio perché questo prodotto di nicchia si senta forte e di tutti, ha bisogno di una casa certa. Credo che per il risultato sportivo della prossima stagione, poter giocare nella nostra casa di Casale la partita dello storico esordio in serie A, sia qualcosa di veramente importante. So che ci sono delle difficoltà, ma credo che se si vuole vincere tutti insieme e competere anche nella serie superiore, le difficoltà vadano intese come una sfida da superare. Il 9 ottobre inizia il campionato di Lega A e ritengo che per noi il risultato sportivo della prossima stagione possa essere condizionato in larga misura anche dal fatto di poter esordire a Casale. Sono anche convinto che il sogno conquistato da tutti e l’emozione provata da tutta la città in questi giorni meritino che si faccia tutto il possibile per poter esordire al PalaFerraris».
Poi aggiunge: «Per la Junior il lavoro di ogni giorno in palestra è sempre stato alla base del nostro percorso e quindi le possibilità e la qualità dell’allenamento sono fondamentali per il risultato sportivo. Per questo motivo abbiamo bisogno di allenarci in condizioni adeguate. C’è poi da considerare un altro aspetto: a Casale, tra minibasket settore giovanile nostro, minibasket dell’Olympia e di altre società, sono coinvolti circa 800 ragazzi e magari, visto l’entusiasmo del 23 giugno, in futuro ce ne saranno anche di più. Se l’attività del palazzetto si blocca, non ci sono delle valide alternative, perché in città non esiste un secondo campo regolamentare sul quale giocare un campionato nazionale giovanile». Un problema non di poco conto che merita un’attenta valutazione.
Crespi è un uomo di sport e non ha suggerimenti da dare ai politici. Dice soltanto: «Parlo da persona che in questi anni ha dato tanto a Casale e, oltretutto, parlo anche da casalese, dal momento che due mesi fa ho chiesto la residenza in questa città. Mi auguro che la professionalità e l’orgoglio dei politici consenta di risolvere nel migliore dei modi lo stesso problema che hanno dovuto affrontare squadre che sono state promosse in serie A negli ultimi anni, come Ferrara, Cremona e Brindisi, un problema che sono riuscite a superare giocando la prima partita di campionato sul proprio campo. Li invito a guardare quello che queste città hanno fatto, a trovare un’ispirazione o un’idea...».
Le immagini dell’euforico e concitato dopo partita di gara5 con Venezia sono ancora vive nella memoria del coach, che racconta: «Ho visto delle foto bellissime che fermano il momento esatto in cui è finita la partita: ci sono giocatori che scattano come impazziti, come succede in certi videogiochi. Lì l’emozione non era più in controllo e ognuno andava in una direzione diversa. È stato bello! Alla fine mi sono trovato in piedi sul tavolo dei giudici di campo insieme a Pierich, a saltare, a urlare serie A e, mentre lui mi abbracciava, sentivo di avere finito, con quello sforzo, tutti gli zuccheri. Allora ho detto a Simone: “Lasciami, che sto svenendo”, ma lui non sentiva... Poi sono dovuto andare cinque minuti negli spogliatoi perché non mi reggevo più in piedi, ma mi sono ripreso in fretta e sono tornato a festeggiare».
Per fotografare questa stagione memorabile, Crespi racconta tre aneddoti: «Alla terza giornata di campionato perdiamo a Jesi e, dopo la partita, faccio subito una lunga riunione nello spogliatoio. Hickman aveva giocato una partita in grande difficoltà senza essere di guida della squadra. Io ero convinto che sarebbe potuto diventare un giocatore di livello alto in questo campionato, ci credevo e ci avrei lavorato, ma ho voluto parlare con tre giocatori, separatamente, dicendo loro: “Io ci credo, ma se avete dei dubbi tutto questo è molto più difficile o non è possibile”. Ciascuno di loro, in maniera altrettanto rapida, ha risposto: “Per il nostro modo di lavorare, Ricky ha le qualità, vuole arrivare e arriverà”. Prima di gara5 ho scelto come slogan “Abbi fiducia in te stesso, abbi fiducia negli altri”, e ho citato al gruppo questa storia che tutti conoscevano già, perché è davvero la dimostrazione che avere fiducia in noi stessi ci ha portato a superare un momento difficile».
Ed ecco il secondo aneddoto: «Riguarda Donell Taylor, che è una persona molto introversa, ma sicuramente non banale. Nei giorni precedenti la finale con Venezia lessi come sottotitolo nel suo Messanger “Al diavolo il domani, io sto vivendo l’oggi”. La trovai una frase interessante e, parlando con lui, gli citai Il sabato del villaggio di Leopardi, dicendogli che l’aspettativa di un evento tanto desiderato a volte può risultare deludente. Gli ho stampato la poesia tradotta in inglese e il giorno dopo, all’allenamento, mi ha detto soltanto “L’ho letta, coach: interessante”, ma ho capito di averlo sorpreso con le parole perché con lui non ha parlato soltanto di pick and roll e di altri aspetti tecnici. E questo nel rapporto umano con i giocatori è qualcosa di importante».
Infine il terzo aneddoto che riguarda Nnamaka: «Nella pallacanestro contemporanea il giocatore numero 4 sempre di più deve sapere aprire il campo con il tiro da fuori. Olu non è mai stato considerato un tiratore, ma prima di firmarlo ho guardato qualche dettaglio, ho parlato con coach Valli che lo aveva allenato a Ferrara e poi ho parlato con Olu dicendogli: “Il tuo tiro può migliorare in due dettagli perché hai una meccanica più che sufficiente per fare canestro anche da fuori”. Abbiamo fatto migliaia di tiri negli allenamenti del mattino, convincendo prima di tutto lui di essere il miglior tiratore della squadra - e le percentuali mi davano ragione - e poi i compagni a passargli la palla, perché avrebbe segnato. Ebbene, il canestro che ha chiuso di fatto gara-5 è stato la tripla di Olu dall’angolo a 1’30” dalla fine. La cosa più importante è che in quel momento lì, Hickman ha penetrato e ha scaricato la palla a lui con fiducia, mentre Olu non ha avuto nessuna esitazione e ha tirato».
Dieci anni fa Crespi portava Biella in serie A. Analogie con quella vittoria? «Essere contento come un piccolo bambino, come diceva Tanjevic, e provare questo a quasi 50 anni è qualcosa di cui sono orgoglioso e che voglio trasmettere a mia figlia, che dieci anni fa non c’era. Poi c’è un’analogia tecnica. Credo che sia Biella che la Junior hanno giocato sempre dimostrando una loro identità, riuscendo in certi momenti ad esaltarsi nel fare le cose che facevano, andando oltre i propri limiti e mostrando che avevano il piacere professionale e la fiducia emotiva e razionale nel fare quello che facevano. La terza analogia, poi, è che in entrambe le squadre c’era Malaventura...».