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Interventi ai tetti a Trino

«La sicurezza sul lavoro? Una questione ingombrante...»

La segnalazione dell'ex sindaco Giovanni Tricerri su tre casi recenti

La rimozione di eternit dopo la tromba d'aria del giugno scorso

«Al 21 giugno di quest’anno i morti sul lavoro in Italia erano 506, e ancora non eravamo alla metà esatta dell’anno. Quante famiglie distrutte che, in molti casi, dovranno inventarsi come poter sopravvivere!» Così l’ex sindaco Giovanni Tricerri rimarca la scarsa attenzione in merito alla sicurezza sul lavoro, riportando alcuni episodi che sono avvenuti a livello locale. «Ogni volta si sentono sempre gli stessi discorsi di condanna e di buoni propositi per l’avvenire ma ogni anno i morti sono sempre di più. Personalmente, con la partecipazione al dolore delle famiglie si accompagna sempre più una profonda rabbia verso il sistema istituzionale e produttivo del nostro Paese. Perché queste morti non sono altro che il risultato scontato di decenni di demolizione delle strutture di controllo portate avanti dai vari governi, accompagnata da una magistratura che dopo il pensionamento per sopraggiunta età del dott. Guariniello ha perso lucidità e determinazione. Dall’altra un sistema produttivo che, a parte rarissime eccezioni, considera la Sicurezza sul Lavoro solamente un peso economico ed organizzativo per non parlare poi delle organizzazioni sindacali che a mio avviso, a parte i comunicati stampa, fanno ben poco per ottenere un vero cambiamento culturale nell’espletamento di tutti i lavori. Per ultimi i lavoratori, non informati a sufficienza di quelli che sono i corretti comportamenti nell’espletamento dei lavori e forse spinti a lavorare con ritmi sempre più frenetici tralasciano anche le più banali norme di sicurezza».

Per restare solo a Trino, Tricerri cita tre esempi che ha potuto riscontrare personalmente. «In questi tempi di 110% e di trombe d’aria lo scorso 25 luglio con un gruppo di amici mi ero recato come quasi tutte le mattine a prendere un caffè seduto nel cortile del palazzo comunale. Qui erano già stati posizionati un camioncino con cestello e un grosso camion gru. Al momento in cui i due mezzi sono stati ancorati al suolo abbiamo chiesto quali lavori stessero eseguendo e ci fu risposto che il camion gru doveva recuperare da un tetto vicino una parte della copertura di un palazzo che era volata via dopo il forte temporale della settimana prima. E nessun invito di allontanarsi ci era stato rivolto né era stato chiesto al proprietario del bar di impedire l’accesso ai dehors. Gli operatori dei due mezzi avrebbero tranquillamente spostato un carico sospeso, parte di un tetto in lamiera, passando sulla testa di chi desiderava solo gustare un caffè». Mercoledì 27 luglio un altro camioncino con cestello in via Vercelli era stato utilizzato per portare all’altezza del tetto di un edifico di 4 piani un certo numero di listelli di legno della lunghezza presumibile di 4 metri. «Il marciapiede sottostante era completamente libero da indicazioni di divieto di passaggio. Solo sulla strada era segnalata con cartelli la presenza del camioncino. Sabato 30 luglio al pomeriggio, nell’attesa dell’uscita dalla chiesa parrocchiale di un funerale - aggiunge Tricerri - io e alcune altre persone abbiamo potuto vedere in corso Italia un camioncino con cestello, vicino al semaforo, completamente esteso verso il tetto di un edificio con due operatori che, posizionato lo stesso ad una cinquantina di centimetri dalla grondaia e senza l’uso di alcuna imbragatura, saltavano dal cestello al tetto e viceversa. Sono certo che questi non siano modi corretti di lavorare. Altri devono essere adottati dai datori di lavoro e dai lavoratori per rispetto innanzitutto della vita dei lavoratori e della dignità di tutti. E lo Stato si sbrighi ad aumentare velocemente il numero degli ispettori del lavoro perché anche questo è un dato che ci posiziona negli ultimi posti in Europa, quell’Europa di cui tutti i giorni ci riempiamo la bocca ma che nella sostanza non cerchiamo mai di imitare».


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Mauro Bianco

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