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L'appello

Anffas: difficoltà, condivisione, paure ma tanta voglia di farcela insieme

Occorre al più presto organizzare luoghi di quarantena e di isolamento.

21 Febbraio: Paziente 1 positivo al Coronavirus a Codogno. Ora tutto è più reale, ….. la Cina, Wuhan sembravano così lontani!

Domenica 23 Febbraio tutto precipita; la situazione è grave: chiuso pronto soccorso a Tortona, tenda per il triage montata dalla Protezione Civile a tempo di record davanti all’ospedale di Casale Monferrato.

Groppo in gola… Come proteggere tutte le persone i bambini con disabilità intellettiva e/o relazionale che frequentano i Centri diurni e le Comunità dell’Anffas di Casale? Si susseguono le telefonate: c’è chi dice che la situazione è grave; c’è chi dice di aspettare e riflettere con calma, prevale la prudenza. Centri Diurni e trattamenti abilitativi e riabilitativi, rivolti soprattutto ai bambini, saranno sospesi.

Parte il giro dei decreti, delle ordinanze e delle conferenze telefoniche e si cerca, in equipe, di leggere e interpretare cosa fare; le istruzioni sono poche; deve prevalere il buon senso cercando di venire incontro alle necessità delle famiglie, alle normative, ma, ormai, la priorità é: Come applicare le misure per il contrasto e il contenimento dell’emergenza COVID 19”?

Responsabilmente Anffas Nazionale nella persona, del Dott. Roberto Speziale, crea un’unità di crisi e, grazie alle professionalità di tante persone che operano nella rete Anffas, vengono sviscerate le varie problematiche e condivise le nostre preoccupazioni. Come faremo a supportare le famiglie delle persone disabili gravi, visto che non ci sono le condizioni per mantenere un piccolo gruppo nei Centri Diurni? Per quanto tempo le famiglie potranno resistere? Le urgenze si rincorrono… blindare, chiudere tutto, proteggere tutti coloro che dell’Anffas hanno fatto la loro casa e che vivono nelle comunità; anche i genitori si vedono privati del loro affetto più caro: solo videotelefonate o telefonate. E, mentre si cerca di scrivere l’ennesimo protocollo COVID 19, suona il campanello: un papà disperato di un bambino autistico si affaccia alla porta e dice: “Non so più cosa fare… non riusciremo a reggere a lungo senza trattamenti”. Ripartono le telefonate e le video chat con Tecnici e Psicologa in modo da ricoordinare il servizio; si contattano tutte le famiglie per capirne le criticità, per supportarle psicologicamente, per dare indicazioni su come muoversi e su quali misure adottare anche, ma soprattutto dal punto di vista igienico. Come far lavare le mani? Come mantenere le distanze? Ore ed ore di telefonate.

Così, per le comunità tutto è da ripensare: attività nuove da proporre in sostituzione delle uscite che non si possono più fare e sul come spiegare perché tutto è diverso. I nostri ragazzi ci sorprendono sempre: anche loro hanno capito che qualcosa non va.

E in tutto questo i nostri operatori sempre lì presenti così come chi si occupa della sanificazione degli ambienti. Per questo li ringraziamo; ma anche la loro salute va tutelata. Purtroppo la carenza di materiale e dispositivi di protezione non aiuta. A tal proposito ringraziamo il Sindaco di Casale e la Protezione Civile che ci è venuta in aiuto. Anche i nostri operatori però, alla stregua del personale sanitario continuano ad operare, ne comprendiamo le inevitabili preoccupazioni per se stessi per le loro famiglie e per i “ragazzi così speciali ” di cui si prendono cura.

Condividiamo la preoccupazione del Vescovo di Casale Monsignor Gianni Sacchi “…… nelle case di riposo siamo in grado con le metodiche e i protocolli attuali, di arrestare la corsa al contagio? Il nostro ospedale e le nostre strutture sanitarie sono in grado di fare i conti con una realtà di popolazione anziana così ampia? E’ possibile che gli operatori delle case di riposo (non parliamo naturalmente degli ospedali) gestiscano senza protezione adeguata e senza monitoraggi sanitari gli eventuali malati di questi giorni?”

Occorre al più presto organizzare luoghi di quarantena e di isolamento. La paura è: non aver abbastanza operatori sociosanitari per coprire il sevizio se dovessero salire i contagi.

A tal proposito: “non sarebbe prudente pensare a un reclutamento straordinario da parte degli organi competenti, così come per medici e infermieri, di operatori socio-sanitari con una lista a cui attenersi in caso di bisogno?”.

Anche le comunità e le case di riposo hanno bisogno di un supporto straordinario.

La paura è tanta, ma non dobbiamo demordere; dobbiamo continuare a pensare insieme a reinventarci servizi nuovi, con la consapevolezza che il Nostro compito è quello di dare risposte concrete a chi è in difficoltà più forti di prima.

Bisogna crederci

# TUTTO ANDRA’ BENE