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A Vignale
La pace in parole e musica, Codrino al confine ucraino
Organizzato dal Club Unesco vignalese
Giuseppe Codrino ha 23 anni, è di Quattordio, studia all’Università di Genova e sta svolgendo il necessario periodo di collaborazione in una redazione del territorio per conseguire il tesserino di pubblicista. Fin qui, un normale “cursus honorum” per accedere al mondo del giornalismo. È però il continuo della storia a rendere speciale la sua biografia, umana e professionale, al centro sabato dell’evento "Parlare di pace in Parole e musica", organizzato dal Club Unesco vignalese, reduce dalla “doppia” Staffetta della Pace del 13 dicembre e del 26 febbraio. All’appello anche La Piccola Orchestra dell'Uomo delle Favole che ha messo in scena "Ma chi la fa la guerra? Istruzioni per salvare il mondo", recital di musica e parole scritto e interpretato, a voce e chitarra, da Massimiliano Carrino.
Dalla scorsa estate Giuseppe ha varcato più volte, inforcando la sua Vespa 125, il confine ucraino, raggiungendo Kiev, Charkiv, Odessa e altre metropoli che risuonano nei quotidiani bollettini della guerra deflagrata il 24 febbraio 2022. Scandivano le sue giornate il volontariato civile a sostegno della popolazione e la stesura di reportage da sottoporre alle testate: di contorno a questo planning quotidiano, le notifiche e gli “alarm” sullo smartphone ad avvertire un possibile bombardamento, le gite al mare con i giovani “local”, lo shopping negli, pur tuttavia affollati, centri commerciali.
Tutto inizia il 12 agosto 2025. Codrino, conclusa la vacanza a Barcellona ed “esaurite” le mete in tutto il Nord Italia, decide di non parcheggiare il motociclo, si rimette in sella, raggiunge Cracovia e sfiora il confine slovacco-ungherese. Da lì, l’ingresso in Ucraina e il puntuale storytelling sulla “nuova normalità” del paese ferito dagli eventi bellici. Non racconta il fronte, ma la quotidianità “civile” della guerra.
Il giovane nota subito la differenza fra l’ovest, relativamente al riparo dalle conseguenze armate dell’aggressione, e l’est del paese, più esposto al fuoco della prima linea. Nella capitale Kiev l’Università è aperta, a Charkiv le lezioni si svolgono esclusivamente online. Scarseggia, nelle grandi città come Odessa, il trasporto pubblico urbano: pochi mezzi, mal funzionanti, piuttosto affollati. Soprattutto, si esce di casa molto presto, tutto si svolge nelle ore di luce. Il coprifuoco parte a mezzanotte, ma dopo le cinque del pomeriggio la vita di comunità si dirada velocemente, compresa quella che potremmo accennare come “movida” giovanile.
Codrino fa conoscenza di tanti volontari cinesi e indiani che studiano Medicina all’Università di Kiev, scelta perché molto meno selettiva rispetto agli atenei della madrepatria. Sempre a Odessa distribuisce viveri ai poveri e agli esuli di Mariupol. Trasporta e consegna materiale sanitario a ospedali e case rifugio. Va al mare con Johnny, un combattente americano in congedo: sono tanti i volontari occidentali che imbracciano le armi in un paese che percepiscono come “scudo dell’Europa”. Gli ucraini non rinunciano ai piaceri “balneari”, ma la scelta delle spiagge dove aprire l’ombrellone si riduce a qualche fazzoletto di sabbia: il resto è infestato da mine. Sempre nella metropoli su Mar Nero, Codrino deve riparare in un garage nelle viscere di un MCDonald’s: il pericolo dall’alto si fa “smart”, le minacce appaiono sotto forma di alert e della messaggistica di Telegram.
Da buon reporter, intervista i locali, entra nelle loro case - non soffre la fame, anzi: Ho preso due kg mentre ero lì, confessa - filtra giornalisticamente i loro umori, traduce aspettative e speranze. Nessuno di loro pensa di arrendersi - spiega - Possiedono una determinazione difficile da spiegare. Da loro stessi pretendono tanto. I giovani, ai quali ha chiesto cosa desiderano più di altro, gli rispondono: la pace.
Codrino indossa però i panni di fact checker: non si allinea ciecamente alle fonti “ufficiali”, vuole verificarle. E così che i suoi pezzi si arricchiscono di nuovi dettagli e penetrano in profondità nello state of mind della gente ucraina - anche se lui vorrebbe parlare pure con la controparte russa. Con la guerra è crollata l’idea della fratellanza, della comunione etnica e culturale fra i due popoli, ucraino e russo. I primi non si aspettavano l’aggressione e si sentono traditi non dal 24 febbraio 2022, ma dall’annessione della Crimea di otto anni prima. Difficile, quindi, sanare la frattura. In Ucraina è meglio non utilizzare termini come “spasiba” (“grazie”) e ci sono tanti cartelloni propagandistici che, attraverso i “meme”, irridono il nemico.
L’aspirante pubblicista non “improvvisa”. Sono vietate le fotografie a porti e auto della polizia e per ogni immagine scatta il placet delle autorità ucraine. Gli vengono utili anche i consigli di “sicurezza” che gli forniscono giornalisti come Marta Serafini, corrispondente per il Corriere della Sera. La prudenza lo spinge anche a disdire un’intervista in una TV di Charkiv, dove è stato invitato.
In Ucraina c’è tanta diffidenza, ma una sola volontà - conclude - Non intendono cedere parte del loro territorio.
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