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Regione Piemonte
Oleoturismo: una legge per far crescere un settore giovane che unisce turismo, cura del paesaggio e innovazione agraria
La proposta di Domenico Ravetti
Promuovere l’oleoturismo piemontese, accompagnando la crescita e trasformandolo in una leva di sviluppo territoriale. Questa la finalità della proposta di legge “Disciplina e promozione dell’oleoturismo in Piemonte e istituzione del Circuito regionale di valorizzazione della cultura olivicola”, presentata dal vice Presidente del Consiglio regionale Domenico Ravetti (Partito democratico).
Anche se imparagonabile rispetto alla Liguria o al Veneto, l’olivicoltura in Piemonte è una produzione di nicchia, dalle radici antiche e in costante crescita. La superficie coltivata ad olivo nella nostra Regione si attesta attorno ai 300-350 ettari, concentrati principalmente nelle zone collinari del Monferrato astigiano ed alessandrino, del Canavese e del Pinerolese, con una produzione media di 14-17 tonnellate. Si contano circa 300.000 piante (la varietà più diffusa è il Leccino) e un centinaio di aziende agricole registrate, che coltivano olivi con finalità commerciali, oltre a numerosi piccoli e piccolissimi produttori.
Spiega Domenico Ravetti: «Il Piemonte sta vivendo una fase di espansione dell’olivicoltura, che interessa tanto le aree collinari e pedemontane, quanto le zone di pianura coinvolte in processi di transizione produttiva che spingono verso colture meno idroesigenti e maggiormente resilienti, più adatte ad estati più calde e ad inverni più miti. Questa proposta di legge intende disciplinare in modo organico l’oleoturismo piemontese, che non è solo un’attività economica, ma un modo per valorizzare il paesaggio, sostenere il reddito degli agricoltori e recuperare aree marginali. Si tratta di un settore giovane in cui si intrecciano agricoltura, turismo esperienziale, cura del paesaggio e innovazione agronomica. Valorizzare l’olivicoltura non significa sostituire le produzioni storiche ma cogliere un’opportunità. Già oggi molte aziende vitivinicole hanno piantato olivi come coltura complementare, ad esempio sui versanti collinari esposti a sud e non adatti alla vite. L’olivo tollera lo stress termico e idrico meglio di altre coltivazioni e ben si presta al recupero di vecchi terrazzamenti o terreni marginali come frutteti obsoleti o vigneti abbandonati. Affinché l’olio piemontese non resti una curiosità per pochi ma diventi una realtà agricola consolidata, serve un quadro normativo che accompagni la crescita del settore e trasformi l’olivicoltura in una leva di sviluppo territoriale. Un prodotto di fascia alta (Premium e Ultra‑Premium), di eccellenza qualitativa, che può arricchire l’offerta agrituristica ma anche la biodiversità».
Il Monferrato rappresenta l'area con la maggiore presenza di olivi in Piemonte e con la struttura più commerciale e orientata al mercato. Qui si concentra il 40-45% delle aziende totali regionali (quasi 300 olivicoltori tra professionali e piccoli produttori).
Aggiunge Domenico Ravetti: «La coltivazione ha qui radici storiche, testimoniata anche dalla toponomastica locale. Pensiamo a comuni come Olivola (primo comune del Piemonte ad entrare a far parte della rete nazionale dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio), Rosignano e Vignale Monferrato. Troviamo storiche aziende vitivinicole di Barbera, Moscato o Grignolino che negli ultimi 10–15 anni hanno riconvertito i versanti collinari esposti a sud non ideali per la vite, piantando da 200 fino a oltre 1.000 ulivi, ma anche aziende specializzate nate esclusivamente per la produzione d'olio d’oliva di alta gamma. Nell’Alessandrino l’olivicoltura potrà interessare l’Acquese (con prospettive di integrazione con il turismo termale attraverso l’oleobenessere) e la Valle Bormida, con la creazione di trekking tra vigne e nuovi uliveti. Nel Novese si potrebbe sviluppare un oleoturismo d’élite integrato con le storiche cantine del Gavi, così nelle valli Curone e Borbera si potrebbero recuperare terreni abbandonati».
Con questa proposta di legge la Regione Piemonte riconosce l’oleoturismo e la transizione olivicola quali strumenti strategici per: la promozione dell’innovazione agronomica; la valorizzazione del patrimonio rurale; la diversificazione del reddito agricolo; la tutela e il recupero del paesaggio; il contrasto al dissesto idrogeologico; la promozione delle produzioni agroalimentari di qualità e di nicchia, con particolare riferimento alle filiere emergenti dell’olivicoltura regionale.
Si intende valorizzare l’intera filiera, includendo non solo gli imprenditori agricoli ma anche i “Frantoi Puri”, ovvero soggetti non agricoli che svolgono funzioni non solo produttive ma anche culturali e divulgative.
Si propone l’istituzione dei “Distretti dell’Oleoturismo e della Transizione Olivicola”, suddivisi in due categorie, ovvero i Distretti dell’Eccellenza Paesaggistica, comprendenti aree collinari, pedemontane e laghi, con valore culturale e turistico (ad esempio il Distretto delle Terre del Sud Piemonte), e i Distretti dell’Olivicoltura Tecnologico‑Industriale(come il Distretto della Piana Alessandrina-Padana) comprendenti aree pianeggianti idonee alla meccanizzazione, alla logistica di filiera e alla riconversione agronomica.
È previsto il Registro Regionale degli Operatori Oleoturistici e si introducono misure di semplificazione amministrativa, tra cui:
- la SCIA telematica con efficacia immediata,
- l’uso flessibile degli spazi aziendali;
- la possibilità di attivare l’attività tramite frantoi mobili, ovvero il Frantoio Mobile Cooperativo, strumento prezioso per le valli e le aree marginali, dove la molitura immediata consente di mantenere qualità e continuità dell’esperienza oleoturistica (in Piemonte sono attivi pochi frantoi, come a Vialfrè, Settimo Vittone e Trino);
- la possibilità di installare per il glamping (turismo esperienziale) strutture amovibili di ospitalità leggera classificate come edilizia libera: frantoi, porticati e locali di stoccaggio potranno essere utilizzati per l’accoglienza e le degustazioni senza dover affrontare modifiche catastali o interventi strutturali.
Particolare attenzione è dedicata alla Raccolta Didattica delle Olive, un’attività molto richiesta dal turismo esperienziale, che sarà consentita solo nei distretti paesaggistici e dovrà avere finalità culturali e non produttive.
Durante le attività oleoturistiche si potranno servire solo oli piemontesi e gli abbinamenti gastronomici dovranno essere composti per almeno l’85% da prodotti DOP, IGP o PAT regionali.
Infine, l’oleoturismo viene integrato nelle “Strade del Vino e dei Sapori”, evitando la creazione di nuovi itinerari isolati.
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