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Presentazione
Il dizionario valenzano-inglese/inglese-valenzano per re Carlo d'Inghilterra
Realizzato da Giovanni Omodeo e John Leslie Amos
«Re Carlo d’Inghilterra riceverà questo nostro lessico che gli consentirà di capire meglio come siamo fatti». La notizia è stata data l’altro giorno a Palazzo Valentino da John Leslie Amos nella piacevolissima serata dedicata alla presentazione del dizionario valenzano-inglese/inglese-valenzano con traduzione anche in italiano realizzato da Giovanni Omodeo, il cantore dialettale della vita di Valenza e John Leslie Amos, inglese, ma cittadino d’adozione della città dell’oro.
Un lessico di più di 7000 parole, costato ai due autori più di un anno di lavoro per la difficoltà di tradurre parole dialettali in inglese «con un senso dell’umorismo dei britannici completamente diverso da quello italiano, tanto che, pur con dispiacere – hanno spiegato i due autori – qualche vocabolo abbiamo dovuto eliminarlo perché proprio non si riusciva a tradurne perfettamente il significato».
Ma perché il dono a Re Carlo? «Perché nella recente visita in Italia - spiega Amos - il re ha parlato per circa mezz’ora in italiano dicendo: “spero di non rovinare la lingua di Dante, pena non essere più invitato in Italia”. E al divin poeta, che vede solo lui, Giovanni racconta storielle sulla vita passata di Valenza, poi pubblicate sui social, condendole con quel dialetto valenzano così caratteristico «e unico - come spiega Gian Luigi Ferraris, presidente della società alessandrina di Italianistica, che ha curato la prefazione – essendo tipico di una zona di confine tra Piemonte, Lombardia e Liguria».
Un’opera «originalissima – come l’ha definita il sindaco Luca Ballerini- che affonda le radici nelle più pure tradizioni valenzane, perché dietro ad ogni parola c’è un mondo che val la pena di rispolverare, un patrimonio che continua ad unirci».
Giovanni ha cominciato a scrivere racconti, riannodando i legami con il suo passato personale «ma usando il “nostro” dialetto – dice - che mi dispiace di vedere dimenticato dalle nuove generazioni, perché ogni parola nasconde abitudini diverse, tradizioni che varrebbe la pena di mantenere vive, un modo anche di intendere la vita e le persone , spesso conosciute con soprannomi che indicavano chiaramente quell’individuo».
John Leslie Amos ha spiegato che «i britannici non hanno dialetti ma solo pronunce diverse a seconda del luogo di provenienza o all’appartenenza a gruppi sociali differenti», facendo poi una digressione sulla copertina realizzata da Simona Cerri con i simboli di Valenza e Londra «giocando sia su immagini dai colori freschi preferiti dalle donne che sui colori caldi più amati dagli uomini».
Un dizionario, un’opera trilinguistica che «a buon diritto può fregiarsi della qualifica dell’uso - dice Gian Luigi Ferraris - perché il dialetto non si impara a scuola, ma è legato alle tradizioni, tanto che alcuni termini non esistono più perché non vengono più usati».
I due autori, intervistati da Cristina Zuccaro responsabile della Biblioteca civica e di palazzo Valentino, intendono con la loro opera consegnare alla comunità internazionale la memoria storica di quella valenzana L’edizione è della storica casa editrice dell’Orso..
Così “bàti la cana”, oziare diventa Idler; “cancarò”, il vino aspro, è wine sour; “milgrà”, lavorare a milgrano (con informazioni anche sulle lavorazioni orafe) diventa Grain working on a jewellery; “povr’om”, che non sta ad indicare un povero uomo, ma l’attaccapanni è un Clothes hanger; ma la “Tapèla” che in valenzano ha due diversi significati, scheggia di legno e loquiacità, diventa rispettivamente Splinter of wood e Talkativeness.
Giovanni Omodeo, orafo e appassionato alla lettura dei classici con svariati interessi dall’ornitologia allo sport alla fauna; John Leslie Amos con sangue romagnolo nelle vene, coniugato con una valenzana figlia di una casalese e di un lomellino ha studiato giurisprudenza, musica barocca, lingua italiana a Londra.
La sala affollata di studenti dell’Unitre, dove insegna John Amos, di cittadini che ogni giorno si divertono leggendo i racconti sui social di Giovanni Omodeo sono un abbraccio della città a due suoi amati figli che contribuiscono a far apprezzare la città dell’oro.
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