"Nuovo" ente, nuovo presidente: intervista a Enzo Gino di Piemonte Parchi
di Marina Maffei
Tutela dell’ambiente e parchi: un argomento di stretta attualità, nella cui disamina ci accompagna Enzo Gino, ingegnere gabianese, molto legato al “suo” Monferrato, per cui pubblica anche un mensile locale finalizzato alla valorizzazione del territorio e che dallo scorso giugno è direttore di Piemonte Parchi, rivista tematica della Regione Piemonte, ente del quale Gino è dipendente, con ruoli di sempre maggiore responsabilità, dal 1993. Il nuovo assetto delle aree protette piemontesi è divenuto operativo dal primo gennaio 2012.
«Al termine di un tormentato percorso che ha avuto inizio nel 2009 con la precedente amministrazione regionale - spiega Gino - è stata definitivamente approvata la legge di riordino degli enti regionali chiamati ad amministrare il vasto territorio rappresentato dai parchi e dalle aree protette regionali».
L’obiettivo prioritario delle modifiche introdotte dalla legge n. 16 del 3 agosto 2011 al “Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità” è stato quello di rendere più fruibili le aree protette garantendo al contempo una maggiore efficienza anche attraverso la riduzione del numero degli enti di gestione - «una razionalizzazione resasi necessaria anche per porre rimedio a quella che, storicamente, è stata una crescita poco ordinata e poco razionale del sistema di gestione delle aree protette» - ed introducendo la possibilità di svolgere interventi, purché sostenibili e compatibili con le peculiarità dei parchi.
I numeri, senza entrare in valutazioni di merito, sono oggettivamente significativi, se si considera che dal 1975, a seguito di vari interventi legislativi, sono state create nel territorio piemontese 63 aree protette, che interessano una superficie complessiva di 210 mila e 625 ettari e 274 Comuni, per un sistema che, alla data del 31 dicembre 2004, impiegava complessivamente 400 persone circa, tra operai forestali, guardiaparco e funzionari amministrativi.
«Ad ogni intervento - continua il direttore - seguiva la creazione di un ente di gestione con una logica moltiplicazione di costi a carico della Regione e quindi dei cittadini, da cui questi enti a finanza derivata (che, in pratica, si limitano in molti casi a gestire esclusivamente le rimesse economiche regionali) traggono il loro sostentamento. Senza ridurre l’entità storica dei finanziamenti per la spesa corrente, quindi, l’obiettivo è stato quello di ottimizzare le risorse disponibili dirottando dalla gestione amministrativa alla tutela ambientale tutto quanto possibile».
Del sistema delle aree protette regionali fanno parte anche i due Parchi Nazionali del Gran Paradiso e della Val Grande, che occupano complessivamente una superficie di 48 mila e 500 ettari e zone che, alla protezione ambientale e naturalistica, uniscono anche la tutela del patrimonio storico e architettonico della Regione, come i sette “Sacri Monti” piemontesi (Varallo, Orta, Ghiffa, Belmonte, Domodossola, Oropa e la nostra Crea), dal 2003 siti riconosciuti come patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco.
Di rilievo anche il connubio parco-asta fluviale del Po, fiume che percorre per ben 235 chilometri il Piemonte interessando una superficie di 35 mila e 515 ettari.
Questi territori, ora riuniti in un unico ente di gestione, rappresentano una realtà omogenea anche dal punto di vista amministrativo e gestionale.
«Le modifiche apportate con la recente legge regionale - spiega Gino - toccano aspetti strutturali che riguardano non soltanto l’accorpamento ed il riordino degli enti ma anche la loro gestione. Vengono introdotte le zone naturali di salvaguardia che si vanno ad aggiungere al sistema delle aree protette, alle zone speciali di conservazione, ai siti di importanza comunitaria, alle zone di protezione speciale ed ai corridoi ecologici». «Vengono poi individuate, in fase di prima attuazione, le cosiddette aree contigue, per le quali i piani urbanistici, i programmi e gli interventi pubblici e privati dovranno, fra l’altro, essere coerenti con le previsioni della pianificazione regionale e dei piani d’area delle aree protette limitrofe».
Tra le aree contigue rientrano, nel territorio monferrino e pedemonferrino, il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino, Fontana Gigante a Tricerro, il tratto vercellese-alessandrino della Fascia fluviale del Po, la Palude di San Genuario a Crescentino.
Ulteriore novità, l’inserimento tra le finalità delle aree protette della promozione e sviluppo delle potenzialità turistiche e di altre forme di fruizione e l’introduzione di un marchio unico per i soggetti gestori del sistema regionale delle aree protette piemontesi con il quale identificare le produzioni agroalimentari.