«Donne e violenza: il problema c’è!» Serata di riflessione mercoledì all'Istituto Negri
di Massimiliano Francia
«Donne e violenza: il problema c’è!».
È questo il titolo della serata promossa per mercoledì 25 maggio nella sala polifunzionale dell’Istituto Negri, nell’ex Piccolo Seminario a via Gonzaga 21 a Casale dalla Consulta femminile e dall’assessorato alla Cultura del Comune di Casale.
«La violenza ha mille volti, impara a riconoscerli», si legge sul frontespizio del volantino che presenta la serata e che prevede gli interventi di Tiziana Mininni, medico, Rita Mottola, avvocato, e della psicologa Sarah Sclauzero. Moderatrice la giornalista Franca Nebbia.
Il retro del volantino riporta una serie di numeri utili di emergenza ma non solo perché il momento della denuncia della violenza rappresenta in un certo senso l’approdo di un percorso difficile e tormentato che molto donne non riescono mai a compiere, perpetuando quindi le condizioni in cui subiscono violenza.
Per questo nell’elenco dei numeri - oltre a quelli di Polizia Carabinieri e Vigili Urbani (che sanno comunque intervenire con la necessaria graduazione in base alle differenti circostanze e situazioni) ci sono anche riferimenti più soft, come quello - appunto - della consulta delle donne, dell’Agenzia Famiglia, del Centro Famiglia, dell’associazione Me.Dea, o di Donne Insieme.
Nel corso della serata - che vuol essere solo l’inizio di un percorso di aiuto e vicinanza alle donne vittima di violenza hanno spiegato Rita Schipani, Mirella Ruo e Roberta Giovinazzo della Consulta femminile e l’assessore alla Cultura Giuliana Romana Bussola - sarà anche distribuito un pieghevole in sette lingue che sottolinea che ci sono più forme di violenza: fisica e sessaule, ma anche psicologica e economica.
Prima causa di morte
«Per le donne tra i 16 e i 44 anni la violenza maschile è la prima causa di morte o invalidità permanente e queste violenze si compioono soprattutto fra le pareti domestiche. È un fenomeno trasversale che può coinvolgere , donne e uomini di ogni età, di ogni ambiente sociale, livello scolastico e professione», evidenzia il pieghevole.
Ma cosa fare?
Il primo passo - si raccomanda - «è prendere coscienza della situazione in cui viviamo, perché nessuno può compiere questo passo fondamentale al nostro posto».
Solo da questo momento, con l’aiuto e il sostegno di persone esperte si riconquista l’autostima che porta a dire basta a situazioni mortificanti oltreché pericolose, ma anche la fiducia necessaria per mettervi fine.
Diecimila copie
Il depliant - in 10000 copie - è già in distribuzione e verrà diffuso nei luoghi abitualmente più frequentati dalle donne: supermercati, scuole, pettinatrici e così via.
Bello l’invito con la raffigurazione di una donna di Modigliani, occhi liquidi che ben esprimono - ha detto l’assessore Bussola - la solitudine e la tristezza delle donne vittime di violenza.