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Associazione Italia-Israele: commemorata la Shoah nella figura di Hannah Szenes

Nel piccolo studio della basilica di Sant’Andrea di Vercelli, si è svolta la commemorazione della Giornata della Memoria, organizzata dall’associazione Italia-Israele di Vercelli, Novara e Casale, di cui fanno parte un gruppo di casalesi. Come ha precisato il prof. De Fazio, a nome dell’associazione, nel saluto rivolto ai numerosi presenti, proprio nel ricordo del terribile, spaventoso evento della Shoah, si è voluto quest’anno esaltare una grande figura di donna, Hannah Szenes, vittima certamente della barbarie nazista, ma a differenza di tutte le altre innumerevoli vittime, consapevole ed eroica. Tra gli intervenuti, don Dino Campiotti, responsabile della Caritas di Novara e fondatore della Casa Shalom, che ha ricordato la strage di Meina, primo episodio cruento di Shoah in Italia ed ha rammentato come la persecuzione contro gli ebrei sia ancora in atto. A suo avviso sarebbe stato opportuno aggiungere al “Sono Charlie” di Parigi il “Sono Ebreo”. Il prof. Giacomo Ferrari presidente dell’Associazione Italia Israele ha chiuso gli interventi “ufficiali” con un articolato discorso che verrà pubblicato a parte sul sito dell’associazione, del quale cogliamo alcuni spunti. Ferrari ha rilevato che settanta anni sono trascorsi da quel 27 gennaio 1945 nel quale le truppe russe vittoriose scoprirono l’orrore di Auschwitz e quindi diventa sempre più difficile una trasmissione diretta della memoria, per motivi anagrafici, e la memoria tende ad attenuarsi ed a perdere vigore. Il celebrare la ricorrenza in modo formale e rituale, per alleggerirci la coscienza, nell’intervallo tra la “befana e carnevale”, non è di aiuto. Inoltre si rileva, l’instaurarsi di errori storici gravissimi. Per esempio voler equiparare l’atteggiamento di Israele nei confronti dei Palestinesi a quello dei nazisti. Nel caso della persecuzione nazista vennero posti in atto tutti i mezzi legali e strutturali di uno Stato moderno, efficiente ed organizzato, per porre in atto lo sterminio sistematico di un intero popolo. Altro errore storico quello dei negazionisti che insistono nel loro atteggiamento nonostante l’evidenza, ma sarebbe un errore - a suo avviso - negare loro la possibilità di esprimere il proprio pensiero, anche se espresso in mala fede. Infine rileviamo l’importanza attribuita dal prof. Ferrari alla poesia, alla musica ed alle arti figurative capaci di fornire un apporto non solo emozionale ma anche conoscitivo. Al termine dell’intervento Licia Di Pillo e Renzo Bellardone si sono susseguiti nella recitazione di poesie e di brani non solo di Hannah Szenes ma anche di Liliana Segre, sopravvissuta di Auschwitz, di Roberto Malini scrittore e poeta, attivista in difesa dei diritti umani, di Helga Weiss, Etty Hillesum, Enrico Bertè. Alle letture si sono alternati brani musicali tratti dalla tradizione ebraica, eseguiti al clarinetto, dal maestro Giuseppe Canone. Gabriella Greco, con voce vigorosa eppure dolcissima, ha cantato la versione musicale della famosissima poesia di Hannah Szenes: “Eli, Eli” e il brano “Ma navu” su parole del profeta Isaia. Il prof. De Fazio, con supporto della proiezione d’immagini concernenti le varie fasi della breve ma intensa vita di Hannah Szenes, uccisa a 23 anni, ha delineato gli aspetti salienti. Nata a Budapest nel 1921 da agiata famiglia ebraica, poetessa e scrittrice, nel 1939 emigra in Israele e si dedica a studi di agricoltura, poi lavora in un kibbutz nei pressi di Cesarea. Allo scoppio della guerra si arruola nell’Haganah, organismo di difesa degli ebrei in Palestina, allora sotto mandato inglese. Nel 1943 chiede di far parte, come molti altri ebrei, dell’esercito britannico contro i comuni nemici tedeschi e viene reclutata, su sua richiesta, in uno speciale reparto d’incursori paracadutisti. Nel 1944 è paracadutata in Yugoslavia e successivamente raggiunge, da sola, il confine ungherese. Appena entrata in territorio ungherese viene catturata dalla Gendarmeria filonazista, forse a seguito di una delazione, e rinchiusa nel carcere di Budapest. Sottoposta per mesi a interrogatori e torture, non cede. Anche messa a confronto con la madre non parla e non chiede la grazia. Il 7 novembre 1944 viene fucilata. Hannah non a caso è una figura molto popolare in Israele.

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Laura Mellina

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