Addio ad Economia Casale sacrificata per Alessandria
di Alberto Marello
Casale perde il corso di Economia e Amministrazione delle Imprese. Questa è la notizia resa nota mercoledì dal sindaco di Casale, Giorgio Demezzi, dall’assessore alla Pubblica Istruzione, Emanuele Capra, e dal Magnifico Rettore dell’Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, Cesare Emanuel.
La notizia, in realtà, era nell’aria da tempo. Troppo alti i costi di gestione del corso, poi ancora dopo il decreto ministeriale 47 del 30 gennaio 2013 che impone la presenza di dodici docenti in pianta stabile per corso (ora sono sette) e a fronte, anche, del disimpegno come ente finanziatore della Provincia di Alessandria e della riduzione del budget di finanziamento della fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. In pratica, l’Avogadro non attiverà più il primo anno del corso e porterà alla chiusura gli anni già attivi. Sono 69 gli immatricolati nell’anno corrente e 194 gli iscritti in totale.
La condanna del Decreto
Il Decreto impone il reclutamento di altre cinque unità di personale docente: quattro professori (il cui costo ammonterebbe a circa 360mila euro) e 1 ricercatore (circa 50mila). «Considerando una riduzione delle ulteriori spese per la didattica - si legge in un comunicato congiunto - l’ammontare totale dei costi di gestione per mantenere attivo il corso di laurea corrisponde a circa 800mila euro, 335mila in più rispetto a quelli finora previsti dalla convenzione» che sarebbe dovuta scadere nel 2016. Insomma: troppo!
Una partita a scacchi
Lo avevamo già scritto. Prima il 13 settembre 2011 poi il 7 febbraio 2012. E ora la situazione si delinea sempre più. Ad Alessandria andrebbe il distaccamento della facoltà di Economia di Novara e, come contropartita alla città del presidente della Regione Roberto Cota, dovrebbe essere concesso un distaccamento di Giurisprudenza (che ha sede in Alessandria). Così facendo Novara ristorerebbe parte delle sue mire espansionistiche consentendole di continuare a cullare il sogno di un vero e proprio polo universitario alternativo a Milano e Torino; Alessandria, dal canto suo, resiste, nonostante il drammatico dissesto del Comune, le difficoltà di una Provincia sempre più povera e il ridimensionamento dei finanziamenti di altri enti. Di fatto, a pagarne le spese è chi, fino ad ora, si è sempre comportato nel modo corretto: il Comune di Casale che ha sempre onorato per tempo gli accordi economici resterà a guardare. A penalizzare ulteriormente la nostra città (e in parte pure Alessandria) ci hanno pensato i trasporti che, se per Novara e Vercelli sono congeniali perché si trovano sull’asse tra Milano e Torino, per Casale e Alessandria sono un vero dramma. Linee chiuse, corse ridotte o soppresse, ritardi: sempre più isolati, insomma. Questa “partita a scacchi”, dove Novara fa la parte della regina e Casale quella del pedone sacrificabile, per il momento resta “fanta università” in attesa del cda dell’Avogadro che si terrà lunedì e che potrebbe sciogliere ogni riserva.
A Casale arriva un master
Casale, come ha tenuto a sottolineare l’assessore Capra, «resta città universitaria» perché (anche se ha l’aspetto del palliativo!) verrà attivato il master “Analisi e gestione dei rischi da rifiuto contenente amianto per l’ambiente e la salute”. Si tratta di uno dei 14 progetti selezionati dall’Unione Europea. Il finanziamento - hanno specificato Demezzi, Capra ed Emanuel - è sintomo di bontà del progetto «perché è stato selezionato tra molti altri». Il master durerà un anno, e dopo? Dovremo - hanno spiegato - riproporre il progetto e provare ad accedere nuovamente ai finanziamenti europei. «Un master - ha detto Demezzi - che abbiamo fortemente voluto, per il quale abbiamo duramente lavorato per far sì che l’università resti nella nostra città». «L’idea del master - ha commentato Capra - è una grande vittoria, sotto l’aspetto didattico si avvicina molto alle esigenze di specializzazione del mondo del lavoro e conferma la dignità che Casale ha in provincia e in regione». Severino Scagliotti, a capo del consorzio di imprenditori che sostengono l’università, ha espresso una certa tristezza per la chiusura del corso perché «dove c’è cultura c’è sviluppo economico».
Ne vale ancora la pena?
Restano comunque tanti dubbi: sarebbe valsa la pena di indebitarsi (come città) per mantenere un corso universitario? I soldi risparmiati potrebbero essere reinvestiti nell’istruzione a livello più “basso”: dagli asili fino alle superiori cercando (sarebbe primario) di ristabilire collegamenti ferroviari e su gomma degni di un Paese occidentale che si ritiene sviluppato. Sarebbe il primo passo per trasformare la nostra città in qualcosa di più che un pedone.