Articolo »

Thomas Schmidheiny donerà tre milioni di euro a Casale?

«Forse commetto un reato a dire quello che sto dicendo, ma quindici anni fa io e Bruno Pesce andammo da un giudice all'ufficio istruzione, al Tribunale di Casale, a sollecitare una indagine sull'Eternit e quel magistrato ci disse: ''Dovete capire che questo processo non si farà mai''». Lo ha detto Sergio Bonetto, del collegio legale del Comitato Vertenza Amianto mercoledì di fronte a centinaia di persone che hanno preso parte all'assemblea convocata dalla Associazione Vittime amianto e dalle organizzazioni sindacali. «A Casale – ha continuato Bonetto - furono archiviati decine di esposti fino a 6, 7 anni fa, basandosi sul presupposto che era impossibile individuare i responsabili. Ebbene, oggi quel processo sta per essere istruito. E quando abbiamo portato centinaia di casi non era più possibile frenare». E proprio per questo Bonetto ha chiesto alle tante persone coinvolte dal dramma dell'amianto di «partecipare fisicamente alle udienze» del processo, di far sentire quanto sia pesante, per una intera comunità, il fardello della strage causata da quello che le parti lese ritengono un comportamento cinico, irresponsabile, perché che l'amianto faceva morire lo si sapeva da decenni. L'ufficio legale si è rafforzato - ha detto Bonetto - e il collegio avrà il sostegno di legali francesi, belgi, olandesi e tedeschi, in rappresentanza di altre associazioni di vittime, perché l'amianto ha ucciso in tutta Europa, così come in tante altre parti del mondo e in alcuni Paesi continua a essere utilizzato anche oggi. Bonetto ha anche sottolineato l'importanza del possibile rinvio a giudizio delle società, che potrebbero trovarsi a rispondere in solido con costi altissimi, fino a un milione e mezzo di euro per ogni vittima, vedersi revocate le licenze, sequestati beni. «Un rischio che rappresenterà, mi auguro, uno stimolo a occuparsi seriamente di questa vicenda, che farà comprendere a questi signori che non possono più dire, come hanno fatto finora, di non sapere, che sono stati provocati dei danni, o di essere disposti a impegnarsi offrendo briciole, perché è questa la proposta che ci fatto lo scorso anno, in cambio dell'immunità per sempre... Ma noi l'immunità per sempre è proprio quello che vogliamo». Le imputazioni sono gravi, ha evidenziato il legale del Comitato Vertenza Amianto, e prevedono pene fino a 15 anni, ma anche a livello economico il fronte comincia a essere agguerrito perché non ci sono più soltanto le vittime ma anche enti locali - Comuni, Province, Regioni – e forse un giorno anche lo Stato, l'Inail che si costituiranno parte civile per essere risarciti delle enormi risorse investite per le bonifiche, per le indennità e le cure delle migliaia di persone malate di asbestosi e di altre patologie causate dall'amianto. E il processo – ha spiegato Bonetto – rappresenta proprio questo, la possibilità di «vedere in faccia i responsabili e di chiedere loro conto dei danni che hanno provocato. La nostra forza sarà anche proporzionata a quanto saremo presenti». Le testimonianze dalla Germania Intanto si accumulano le testimonianze, gli elementi di valutazione di chi vuole dimostrare che da decenni era noto che l'amianto era nocivo. Proprio durante l'assemblea Nicola Pondrano, segretario della Camera del lavoro di Casale, ha letto un messaggio proveniente da un'associazione tedesca che sottolineava che erano stati recuperati testi scientifici degli anni '30 e '40 in cui si sottolineava che l'amianto è cancerogeno e che in Germania, nel 1946, era stato riconosciuto il primo caso di asbestosi. La donazione di Schmidheiny Intanto Thomas Schmidheiny ha fatto sapere che intende fare una donazione di tre milioni di euro a favore della città di Casale. «Una mezza ammissione di colpevolezza», ha detto una ragazza dal pubblico. Thomas è stato prosciolto dalle accuse in quanto non è mai occupato di amianto, con responsabilità societarie, nel periodo in cui l'Eternit era attiva. E non sarebbe pertanto imputabile, anche se l'amianto abbandonato negli stabilimenti dopo il fallimento ha continuato a violare per le vie, le strade e le piazze di Casale, invisibile, a entrare nei polmoni delle persone, e se ormai i due terzi delle persone che si ammalano non hanno mai lavorato negli stabilimenti, hanno solo vissuto in città e luoghi dove c'era una fabbrica, dove l'amianto si era mescolato al terriccio, alla polvere che mulinella col vento per le strade ogni giorno. E nessuno si è preoccupato di toglierlo, di bonificarlo, nemmeno di chiudere i sacchi, di eliminare i mucchi di fibra abbandonati... Ma anche a questi aspetti Thomas sarebbe estraneo in quanto si sarebbe occupato del settore solo in seguito, quando lo stabilimento era già di proprietà del Comune. La notizia della proposta di uno dei fratelli svizzeri è stata resa nota da Bruno Pesce, coordinatore del Comitato vertenza amianto mercoledì nel corso dell'assemblea. Un milione e mezzo di euro verrebbero destinati al Santo Spirito per il rafforzamento delle strutture diagnostiche – ha spiegato - 800mila euro al fallimento presso il tribunale di Genova, dove si sono 580 ricorsi pendenti e con risorse ormai ridotte al lumicino, 500 mila euro alla Associazione familiari vittime amianto e 250mila a Vitas, che si occupa della assistenza ai malati terminali. Una proposta che – teme Pesce – può però prestarsi a strumentalizzazioni e proprio per questo è stato chiesto alla assemblea di esprimersi con un voto per alzata di mano sull'ipotesi di accettare la donazione, ma a precise condizioni. Centomila euro – ha detto Pesce – a favore del Centro regionale sull'amianto che la Regione istituirà al Santo Spirito e la restante somma a copertura delle spese necessarie per la vertenza contro lo stesso fratello di Thomas, Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis de Cartier de la Marchienne, per i quali la Procura ha individuato ipotesi di reato che preludono – si ritiene - la formulazione della richiesta di rinvio a giudizio. E anche l'assessore regionale all’Ambiente Nicola de Ruggero – che ha preso parte all'assemblea - ha ribadito che «la presenza della Regione serve a ribadire che siamo al fianco delle vittime, che ci preoccupiamo di proseguire il lavoro di bonifica, che è una nostra responsabilità diretta, di mantenere saldo l’impegno per il riconoscimento dei danni alla salute ai lavoratori e ai cittadini e la relativa battaglia legale, di mettere a disposizione ogni mezzo necessario, tecnici, risorse, azione politica, per scrivere un giorno la parola fine sul dramma di Casale». Accanto all'impegno riconfermato da De Ruggiero, c'è quello del sindaco di Casale Paolo Mascarino e dell'assessore provinciale all'Ambiente Renzo Penna, entrambi, hanno assicurato, a fianco del Comitato Vertenza Amianto nella battaglia legale ed entrambi decisi a costituirsi parte civile. Anna Crosio, presidente del Comitato antifascista ha letto un messaggio di Luisa Minazzi, malata di mesotelioma, «che sta soffrendo sulla propria pelle e sta lottando». Il potenziamento della ricerca La Minazzi ha enucleato con chiarezza i temi di fondo della battaglia contro l'amianto: l'esigenza di assicurare alla giustizia chi ha causato la strage, di bonificare l'ambiente per evitare nuovi lutti, ma anche e soprattutto quella di potenziare la ricerca, chiamando al proprio dovere di sostegno concreto, economico, lo Stato e la Regione. Anche Romana Blasottti Pavesi ha parlato, «dopo anni di lotta, di speranza di ottenere un traguardo decisivo, la giustizia e il risarcimento delle vittime, Trent'anni di lotta coraggiosa, faticosa», e come la Minazzi ha ringraziato Bruno Pesce, al quale l'intera assemblea, consapevole del grande ruolo svolto in questi lunghi anni, ha tributato un affettuoso applauso e Nicola Pondrano. "Sono malato, cambiatemi mansioni". "La porta sa dov'è" Infine il ricordo «doveroso» da parte dello stesso Pesce delle tante troppe vittime, delle persone malate, attraverso l'aneddoto agghiacciante accaduto a un ex operaio dell'Eternit oggi scomparso, Gianpaolo Bernardi: «Lavorava all'Eternit e aveva tre figli piccoli e quando gli avevano riscontrato l'asbestosi si era allarmato. Aveva chiesto un colloquio a un dirigente per ottenere di essere spostato, non subito, nel giro di un anno, ad altre mansioni. Quel dirigente – ha ricordato Pesce - fu di poche parole: ''La porta sa dov'è'', gli rispose...».

Profili monferrini

Questa settimana su "Il Monferrato"

Barbara Marini

Barbara Marini
Cerca nell’archivio dei profili dal 1871!