Test d’ingresso: quante incognite. Un’estate di fuoco per i maturandi
di Carlotta Demartini
«Nei pressi del noto Liceo Tacito di Roma si trova la “grattachecca di Sora Maria”, molto nota tra i giovani romani. Sapresti indicare quali sono i gusti tipici serviti? Menta, limone, amarena, cioccolato».
Se questo fosse un quesito de La settimana enigmistica, sarebbe certamente una stuzzicante curiosità; peccato che proprio queste stesse parole le abbiano lette due anni fa gli aspiranti infermieri tra i quiz del test d’ammissione alla facoltà. Sembrerebbe però che da quest’anno le cose cambieranno, visto che l’ex ministro Francesco Profumo, con un decreto pubblicato negli ultimi giorni del proprio dicasterio, ha rivoluzionato l’assetto delle prove d’ammissione, riducendo, ad esempio, le domande di cultura generale all’esiguo numero di 5. Gli argomenti trattati non sono stato l’unico campo investito dalle innovazioni legislative, infatti gli alunni delle scuole superiori, già da alcune settimane, erano a conoscenza del calendario delle prove, che risulta veramente proibitivo, data l’estrema vicinanza con gli esami di maturità. Gli aspiranti ad un posto in Medicina, Chirurgia, Odontoiatria e Protesi Dentaria dovranno affrontare i test d’ingresso il 23 luglio; per Medicina Veterinaria, invece, le prove si svolgeranno il giorno successivo, il 24; i futuri studenti di Architettura chiuderanno la sessione di luglio il 25. Avranno un po’ più di tempo per prepararsi i ragazzi che vorranno affrontare i test per accedere alla facoltà di Professioni Sanitarie, fissati per mercoledì 4 settembre. I 60 quesiti scelti per ciascuna prova, avranno carattere nazionale, quindi saranno uguali in ogni ateneo d’Italia (faranno eccezione soltanto le prove per Medicina, Chirurgia, Odontoiatria e Protesi Dentaria che saranno compilate da ciascuna università). Questo criterio dovrebbe creare un equilibrio tra le diverse regioni italiane, ma il problema che sorge dall’analisi del decreto ministeriale è un altro: il risultato finale delle prove sarà calcolato unendo i dati relativi ai quiz (1,5 punti per ogni risposta esatta, meno 0,4 per ogni risposta sbagliata e 0 per ogni risposta non data) e il punteggio attribuito a ciascun candidato secondo il voto dell’esame di maturità. «Quest’aspetto di cui non eravamo a conoscenza fino a pochi giorni fa - ha dichiarato Riccardo Calvo, preside dell’Istituto Balbo - creerà alcuni problemi d’organizzazione agli studenti. Noi insegnanti, siamo stati infatti i primi a consigliare loro di concentrarsi più sulla preparazione dei test che non sulla maturità, per la quale avrebbero dovuto essere sufficienti le conoscenze acquisite durante i cinque anni scolastici. Con l’introduzione di questa nuova norma invece, sarà necessario ottenere anche un ottimo risultato agli esami di maturità, perché saranno assegnati da 10 a 4 punti a seconda del voto conseguito». A partire da questa premessa, il preside Calvo mette in tavola anche un’ulteriore riflessione: sarebbe necessario colmare lo squilibrio che esiste nell’assegnazione dei giudizi di maturità tra regione e regione per assicurare un’equipollenza ai candidati che affronteranno le prove a livello nazionale. «Nonostante le numerose difficoltà che questo sistema presenterà ai ragazzi - ha continuato il preside del Balbo - credo che non sia corretto modificare in corso d’opera l’assetto organizzativo, piuttosto sarebbe necessario porre in mora questa modalità d’accesso per un anno e tornare alla forma collaudata da anni d’utilizzo». Questa tipologia di prova, infatti, è in grado, senza presentare quesiti “iperspecialistici” (che favoriscono chi ritenta per la seconda volta il test), di accertare le conoscenze generali e di base che sono le uniche assolutamente necessarie per cominciare un nuovo percorso di studi, di qualsiasi natura. Inoltre, dopo i tagli selvaggi che negli ultimi anni si sono abbattuti sull’Edisu, una graduatoria concepita su territorio nazionale, come quella che sarà stilata a seguito dei test d’ammissione estivi, assesterà un duro colpo al diritto allo studio, per garantire il quale il mondo scolastico si è tanto battuto negli ultimi tempi. «Probabilmente - ha concluso Calvo - questo procedimento provocherà situazioni di disagio e nelle peggiori ipotesi di rinuncia all’iscrizione universitaria, perché viste le attuali condizioni economiche e in caso di spostamento su grandi distanze, alcune famiglie non saranno in grado di coprire i costi».