«Flavescenza: vigneti a rischio» L’allarme dei sindaci dei paesi collinari monferrini
E’ sempre più allarme flavescenza dorata! La drammatica situazione è stata resa nota sabato all’Istituto Agrario ‘Vincenzo Luparia’ di San Martino di Rosignano che ha ospitato il convegno sui danni prodotti dallo scaphoideus titanus, il vettore che provoca la malattia della vite. Presenti Gisella Margara, del Servizio Agricoltura della Provincia, Paola Cotta, del Servizio Fitosanitario della Regione Piemonte, il consigliere regionale Marco Botta, tanti sindaci e viticoltori monferrini. Sono stati resi noti i dati del Progetto Salva la Vite condotto dai tecnici delle associazioni agricole presso i Comuni della vecchia Unione Collinare (ora sciolta) che comprendeva Sala, Rosignano, Cella Monte, Treville, Terruggia, San Giorgio, Ozzano, Olivola, insieme con i coordinatori del progetto e il supporto dell’ITAS Luparia. Quello della lotta alla flavescenza sta diventando di vitale importanza. Il piano di monitoraggio continua sulla falsariga del Progetto Sentinella portato avanti dal Comune di Ottiglio.
E’ emerso, in particolare, un aspetto drammatico: la più che probabile scomparsa, qualora non si debellasse la flavescenza, della vite in Monferrato entro una decina d’anni! Commenta il sindaco di Sala Monferrato Claudio Saletta: «La flavescenza dorata è in progressivo aumento nei vigneti incolti: un monitoraggio continuo è stato compiuto nei Comuni delle due Collinari: una che fa capo a Rosignano, San Giorgio e Cella Monte, l’altra che comprende Sala, Ozzano, Terruggia, Treville e Olivola. Ma il progetto, proprio per l’estrema delicatezza, è aperto anche ad altre realtà territoriali».
Alla Regione sindaci e viticoltori hanno chiesto l’attivazione di un tavolo tecnico affinchè venga modificato il Regolamento di Polizia Rurale che consenta di eseguire i controlli e di infliggere sanzioni a chi non provvedere ad estirpare i tralci infetti. Sempre agli interlocutori regionali sono state chieste risorse economiche. Infine, la possibilità di utilizzare i sarmenti (gli scarti dei vigneti) per la produzione di energia.
Aggiunge Saletta: «La sparizione dei vigneti produrrebbe un danno economico e d’immagine di grande entità anche in vista dell’assegnazione dell’etichetta UNESCO e dell’Expo di Milano del 2015».
Dario Aceto, studente universitario incaricato del Comune di Rosignano di portare avanti il progetto, ha fatto il punto della situazione. Oggetto del monitoraggio la presenza nelle viti degli adulti dello Scaphoideus titanus - il vettore della temibile malattia che mettendo duramente a rischio il futuro del vino in Monferrato - al fine di andare a mirare gli interventi nei periodi di maggiore utilità. Si è riscontrata una preoccupante situazione: un grave incremento di insetti sulle trappole e una forte incidenza nelle colture confinanti. La maggior parte degli insetti è stata ritrovata nelle trappole esterne del vigneto. Il problema sta nei seguenti termini: la femmina adulta di Scaphoideus depone le uova sotto la corteccia del legno di due anni della vite. L’insetto può nutrirsi esclusivamente di
vitacee e va dunque a diffondere la malattia di pianta in pianta, propagando il fitoplasma e lo stesso morbo. Zone rifugio sono quelle in cui l’insetto può deporre le uova, i giovani nascono, crescono, si infettano prima di entrare nei vigneti ben condotti (vigneti abbandonati, boschi con portinnesti in vita, vigneti non trattati). Il futuro - dunque - va inquadrato nella pulizia accurata e metodica dei vigneti e dei boschi che caratterizzano il tessuto agrario monferrino. Un obiettivo portato avanti dal Progetto Salva la Vite.