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Nel 1158 Il priorato di S. Maria

Fino al 1813, quando fu concessa a Rocchetta la cura parrocchiale, il centro di culto della popolazione era la chiesetta, oggi denominata della Madonna della Neve, che sorge in posizione panoramica nel recinto del cimitero della frazione di Pontestura. Adibito a luogo di culto per gli abitanti di Vivarona (così era denominato il luogo scomparso), il vetusto priorato di Santa Maria fu donato nel 1158 dal vescovo di Vercelli Uguccione (1151-1170), al prevosto di Vezzolano poco dopo la concessione da parte dello stesso prelato alla canonica della chiesa di Santa Maria di Crea. Elencata nel 1176 tra i possessi dei Vezzolanesi nella bolla di papa Alessandro III, la chiesetta di Vivarona è ricordata in epoca successiva dagli “Acta Reginae Montis Oropae” (il Cartario di Oropa), che ne attesta la dipendenza dalla canonica astigiana: “Ecclesia de Vivarona subest preposito Vezolanj”. Del resto mentre nel XII secolo il luogo possedeva un proprio territorio (“in curte Vivarone”), alla fine del secolo successivo ebbe inizio il crescente flusso migratorio verso Pontestura da Vivarona e dall’altro poco distante borgo di Soalengo (attestato dalla cascina San Pietro, che ricorda la dedicazione dell’antica chiesa scomparsa). Nel 1319 vi risiedeva un priore che a causa della scarsità di reddito e dei danni prodotti dalle guerre fu dispensato dall’obbligo di risiedere a Vivarona e la chiesa fu spesso officiata dai religiosi della vicina abbazia di Crea. Sono noti i nomi di alcuni priori che nei secoli successivi ressero la chiesa, tra loro Gabriele Cocastello nel 1485 e Ottavio Vianzino nel 1593, quando il reddito era di dieci scudi e la messa festiva veniva celebrata a spese pubbliche. Ma già allora l’edificio non si trovava in buone condizioni se le visite effettuate pochi anni prima, negli anni 1577 e 1584, ne ordinavano la sistemazione dei muri, resa difficile dal magro reddito di due sacchi di grano e due botalli di vino. I sei moggia di terra circostante che la chiesa possedeva fino al 1848 sono poi passati al demanio. Nel 1670 l’abate Compagni ne rivendicava la nomina, ache se unitamente alla chiesa di Sant’Agata di Pontestura era già stata aggregata a Crea. Dopo un primo restauro effettuato nei primi anni del Settecento, e uno più recente e radicale che ha eliminato un antico soffitto ligneo, la chiesetta perse nel 1967 anche l’abside, demolita per ampliare l’area cimiteriale. Dionigi Roggero DUE CHIESE E UN LIBRO Alleggeriti dal peso per il libro-strenna ‘‘tricolore” (consegnato martedì 5) al volo partiamo (mercoledì 6) con il boccone in bocca per Rocchetta di Pontestura. Siamo quasi fuori tempo massimo sulle orme di “Momenti di Vita Quotidiana nella Valcerrina dell’Ottocento”, edizione Associazione Idea Valcerrina. Ci conforta un bel sole caldo che esalta il rosseggiare dei vigneti. Casale, Ronzone, Gobbette, Pontestura, si passa il paese, pochissimi chilometri, svolta a sinistra in una stradina in salita dove è complicato anche incrociare i ciclisti (veloci perchè sono in discesa), ecco Rocchetta. Sul sagrato della parrocchiale ci aspettano l’autore del libro don Luigi Calvo e Gianpaolo Bardazza presidente di Idea Valcerrina nella veste di editore (tutto contento perchè ha appena ricevuto una prenotazione da Ventimiglia...). A Rocchetta un capitolo del libro ricorda un matrimonio e un antico forno. La chiesa c’è ancora ma il forno è stato abbattuto per ampliare la piazza, come ci conferma Bruna Cella da Oderzo, qui dal 1973 e attenta custode della parrocchiale (anche in ricordo del fratello mons. Angelo Cella, vescovo di Frosinone scomparso nel settembre 2008). In ogni caso don Calvo ha fatto un lavoro enorme d’archivio trovando molti episodi inediti sui paesi della Valle Cerrina e nulla tacendo, con il conforto del vescovo mons. Alcesto Catella (‘‘non bisogna confondere la storia con l’agiografia’’). Entriamo in chiesa, consacrata nel1728 (lo conferma una lapide in controfacciata). La grande pala d’altare raffigura la Presentazione di Gesù al tempio, è di autore ignoto, ma gradevole, sul lato sinistro un rimarchevole Ss. Sebastiano e Rocco di Pier Francesco Guala. Belli anche i particolari come le decorazioni di un confessionale o il tabernacolo. C’è ancora il tempo di salire (in auto, non è così vicino) alla Chiesa della Madonna della Neve, poco rimane purtroppo della sua storia millenaria, han rubato pure il quadro sopra l’altare (sostituito da una tela a firma L. L. Defrancisci, 1987). Nel vicino cimitero una cappella ha come sfondo una grande finestra e il vetro rimanda il panorama del Monferrato di pianura con Pontestura e il Po. E' dolce moritre qui. Luigi Angelino FOTO. La pala d'altare e il Guala (particolari) in parrocchiale e la chiesa della Madonna della Neve

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Daniela Sapio

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