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Si apre il sipario
"La mia vita raccontata male" con Claudio Bisio al Municipale
Duplice tutto esaurito: martedì 10 e mercoledì 11 febbraio alle 21
Un po’ romanzo di formazione, un po’ biografia divertita e pensosa, un po’ catalogo degli inciampi e dell’allegria del vivere, “La mia vita raccontata male” ci segnala che se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo all’indietro la strada è ben segnalata da una scia di scelte, intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli, spesso tragicomici o paradossali. Martedì 10 e mercoledì 11 febbraio alle ore 21, Claudio Bisio sarà protagonista di una doppia serata da tutto esaurito al Teatro Municipale di Casale Monferrato. Lo spettacolo, parte del cartellone ‘25/’26 in collaborazione con la Fondazione Piemonte dal Vivo, per la regia di Giorgio Gallione, vedrà sul palco, oltre a Bisio, anche i musicisti Marco Bianchi e Pietro Guarracino; musiche di Paolo Silvestri. Scene e costumi Guido Fiorato, luci Aldo Mantovani, per una produzione Teatro Nazionale di Genova.
Attingendo dall’enorme e variegato patrimonio letterario di Francesco Piccolo, lo spettacolo si dipana in una eccentrica sequenza di racconti e situazioni che inesorabilmente e bizzarramente costruiscono una vita che si specchia in quella di tutti. A raccontarci lo spettacolo è il protagonista, Claudio Bisio.
Che spettacolo è “La mia vita raccontata male”?
Esagerando un po’, si potrebbe dire che è una summa dell’opera di Francesco Piccolo, c’è qualcosa di inedito, brani da racconti e romanzi precedenti al Premio Strega, anche se la storia si basa per l’appunto sul libro “Il desiderio di essere come tutti”. Alla fine, lo spettacolo è il tentativo di attraversare la vita di una persona che assomiglia a me, ovviamente a Piccolo, ma in realtà anche a molti altri, a iniziare dal regista Giorgio Gallione. Siamo dei boomers! Lo spettacolo è la storia di una generazione, quella nata tra gli anni Cinquanta e Sessanta, cresciuta guardando Carosello e le Kessler, quella che ricorda il Muro di Berlino e i Mondiali di calcio del ’74.
Il titolo cosa vuol dire? In che senso... raccontata male?
È un omaggio che facciamo a un amico, Gipi, che ha intitolato una sua graphic novel La mia vita disegnata male, un titolo che sia a me che a Giorgio Gallione è sempre piaciuto. Raccontiamo “male” nel senso che non seguiamo una cronologia rigorosa, andiamo avanti e indietro nel tempo, anche se si parte con ricordi dell’infanzia e si arriva sino alle problematiche della vita adulta, facendo emergere un percorso come in una sorta di grande puzzle. E poi “male” perché non raccontiamo solo le cose belle della vita, ma anche episodi negativi, sentimenti e fatti politicamente scorretti, non edulcoriamo niente. Ma Piccolo in questo senso è un maestro e noi lo seguiamo, e ovviamente speriamo di raccontare bene le sue storie.
Il suo rapporto con l’autore Francesco Piccolo?
Con Francesco Piccolo siamo amici, ci siamo conosciuti durante alcuni reading curati dallo stesso Giorgio Gallione. In Piccolo mi riconosco al 90%: siamo vicini per età, per background politico e culturale, abbiamo entrambi una figlia e un figlio, siamo simili anche nell’approccio alla verità delle cose un po’ crude. L’unica differenza è che lui è del sud e io del nord. Nei reading che abbiamo fatto insieme, lui leggeva con questa flemma tipicamente casertana e io con la velocità un po’ schizzata del milanese ed era un bellissimo mix.
E con il regista Giorgio Gallione?
Io e Giorgio lavoriamo insieme da trent’anni. Abbiamo iniziato nel 1996, quando lui mi propose di lavorare su Monsieur Malaussène di Pennac. Sapeva da amici comuni della mia passione per l’autore francese e quindi era certo di colpirmi al cuore e al cervello. Da allora siamo indissolubili, La mia vita raccontata male è il settimo spettacolo che facciamo insieme. Giorgio Gallione è abituato a non utilizzare testi teatrali preesistenti, ma a prendere spunto da testi letterari, fumetti e altro, ne ha fatto una sua cifra stilistica, e con lui ho scoperto che sento più vicino questo tipo di contenuto così contemporaneo. E anche se scherzosamente dico che lui “mi ha tradito” con molti altri attori e attrici, in questi trent’anni si può dire che il teatro l’ho fatto solo con lui.
Qual è l’importanza della musica in questo spettacolo?
In tutti i miei spettacoli ci sono sempre dei musicisti. In questo sono al mio fianco sul palco due bravissimi polistrumentisti, Marco Bianchi e Pietro Guarracino che, seguendo i brani composti appositamente da Paolo Silvestri, interagiscono con me in scena suonando tre / quattro chitarre ciascuno, in un rapporto molto vivo e ritmato tra parola e musica. La musica nello spettacolo ha decisamente un ruolo importante. Per questo motivo qualcuno lo ha definito un melologo e qualcun altro lo ha avvicinato al teatro canzone di Gaber, considerazione che mi onora moltissimo.
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