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Intervista
Franco Gervasio, maestro e regista del grande teatro
Il libro di poesie e un grande baule...
Un anno fa per questa rubrica intervistavo Laura Strambi, una ragazza (il termine è corretto anche se è nonna) che partendo da Casale ha rivoluzionato il mondo della moda. Ma mancava qualcosa, non si poteva parlare di Laura senza sentire anche il “ragazzo” che da qualche decennio è al suo fianco a Milano e nella casa di Terruggia: Franco Gervasio, regista, direttore teatrale, scrittore, artista visivo.
La lista dei quaranta in quarantena si è allungata, ma alla fine ci sono arrivato. Per fortuna, perché i due sono davvero inseparabili. Se il gesto più romantico che avete fatto in lockdown è stato cedere la vostra password del wifi, sappiate che invece lui ha scritto un libro di poesie d’amore. “Tutto è nato a Capo d’Orlando – racconta - stavo ‘facendo il nonno’ perché Greta, la figlia di Laura che viveva lì, ha avuto un bambino. Sono entrato in una libreria e ho conosciuto un signore che mi ha rivelato di fare l’editore e di aver già pubblicato due libri di poesia. ‘E’ il momento di fare il terzo’ ho replicato. E’ nata così la raccolta ‘Samsara - poesie d’amore’ edita da Armenio, efficientissimo: un mese è bastato per stamparla e distribuirla”.
Con Franco è così, sembra tutto facile. Basta sentirlo per scacciare l’angoscia del Covid. “Laura che è persino più dinamica di me, soffre la lontananza da Milano, ormai sono tre le collezioni che non si sono potute presentare direttamente. Io, invece, sento meno il disagio. Non ho paura del Covid, mi rendo conto che è una cosa seria che va affrontata con tutti i mezzi a disposizione, ma abbiamo il dovere di essere forti, anche per tutta la nostra variegata famiglia. Certo il teatro mi manca, avevo un bel progetto da mettere in scena con Pietro Favari, una specie di poliziesco. Mi è stato proposto di farlo per il web, ma non è un mezzo che amo. Però rimango dell’idea che si debba usare questo tempo per riprogettare il futuro del teatro italiano”.
Se anche voi avete fatto ordine durante il lockdown, sappiate che Gervasio riesce a essere creativo anche in quello. “Non sono riuscito a dipingere però ho messo mano alla grande scatola dove metto tutto quello che ho scritto”. Scatola? Vorrà dire hard disk? “No, è un baule in effetti, io scrivo ancora tutto con carta e penna. La raccolta di poesie è nata da parte di quel materiale, poi ho completato un racconto: ‘Rosetta e Garibaldi’ che è stato pubblicato nella raccolta “Decameron 2.0” di Enrico Bernard per Beat, e adesso vorrei finire un racconto lungo ambientato tra Parigi, Asti e Londra”.
E per il teatro di sicuro non è stato fermo. “Ho scritto un monologo che prende proprio spunto da quanto sto vedendo attorno a me di questi tempi. La storia è semplice: un uomo passa davanti ad una libreria dove un cartello annuncia la chiusura. In vetrina c’è un solo volume, la Repubblica di Platone aperto su un passo del libro ottavo: ‘Quando la città retta a democrazia si ubriaca, con l’aiuto di cattivi coppieri, di libertà confondendola con la licenza…’ L’ho trovato una riflessione di grande attualità sulla confusione in cui siamo caduti. Non so fin quando si potrà reggere questa situazione, forse c’è bisogno di disciplina”.
‘Disciplina’ è una parola che mi sembra strana per Franco Gervasio, è l’ultimo uomo da cui mi aspetterei di invocare regole da caserma. Esterno il dubbio e lo sento ancora più divertito. “Non sono una persona così intransigente, pensavo alla scuola, al mio maestro delle elementari a Torino all’inizio degli anni 60. Un uomo straordinario che si chiamava Gianni Dolino e che ha finito per crescere una generazione di intellettuali. Ci diceva sempre che prima di guardare i nostri compagni dovevamo guardarci noi. Ecco, penso che l’Italia abbia bisogno di vedere le cose così: guardandosi dentro con gli occhi del cuore oltre che con l’intelletto. Invece di giudicare gli altri dobbiamo comprenderli. Quando un’amica mi ha detto che la mia raccolta di poesie l’ha aiutata a capirmi, è stato forse il più bel complimento che mi poteva fare”.
Franco Gervasio, laureato con lode in regia al Dams di Bologna, è regista, autore e manager dello spettacolo, ha diretto i più importanti teatri e festival nazionali e esteri e realizzato oltre cinquanta spettacoli di prosa e di opera lirica. A Parigi è stato assistente del direttore al Théâtre National de Chaillot e ha debuttato come regista al Centre Pompidou per il Festival d’Automne. Nei suoi spettacoli hanno lavorato Vittorio Gassman, Walter Chiari e molti importanti attori, danzatori e musicisti di ogni generazione. Tra i tanti incarichi ricordiamo la riapertura del Teatro Municipale di Casale Monferrato e del Teatro Petruzzelli dopo l’incendio che lo aveva distrutto.
Ha lavorato in Rai come autore e regista e ha realizzato lo spettacolo in diretta “Torino notte di stelle” da Piazza San Carlo, in occasione dell’assegnazione dei giochi olimpici invernali.
È attivo come artista visivo con mostre in Italia, Francia, Spagna, Germania, Romania, Turchia, Stati Uniti, Cina. Le sue opere sono in collezioni private e nei musei di Tel Aviv, Parigi, Girona. Per Luci d’Artista ha creato l’installazione “Il futuro ha buona memoria” all’Arsenale della Pace. Nella sua attività di formatore ha riaperto l’Accademia Antoniana di Bologna ed è stato docente professionista ospite presso: Università di Bologna/DAMS, Università di Torino/Economia e Commercio, Università Statale di Istanbul, Università Yeditepe di Istanbul. Dal 2012 opera nella moda sostenibile di cui è un attivo sostenitore.
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