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Le sedici "scenette" di Pier Francesco Guala

Costruita nella prima metà del Settecento su progetto di don Spirito Castagna (figlio del senatore casalese Giovanni Battista), che fu abate di Crea dal 1742 al 1753, la chiesa parrocchiale di Serralunga è ad aula unica con due cappelle laterali oblique a fianco del presbiterio. In una di queste, dedicata alla Madonna del Rosario, l’attenzione visiva è immediatamente richiamata da una nota iconografica unica nel suo genere: un’intera parete affrescata dal pittore casalese Pietro Francesco Guala (1698-1757). Si tratta di un gruppo di sedici rappresentazioni raccolte sotto il titolo di “San Domenico e dei Misteri del Rosario”, come ricordano Silvia e Sergio Martinotti nel volume dedicato a “Pietro Francesco Guala”, pubblicato dall’Editrice Il Portico nel 1994. “Le 16 scenette sono racchiuse e collegate tra loro da una decorazione un po’ rozza di volute e fogliami. Si trovano in una piccola cappella di cui l’affresco occupa tutta la parete sopra l’altare e intorno al tabernacolo, fino alla volta. E’ questa una disposizione unica nelle chiese del Monferrato. L’originalità, la vivezza piacevole, richiamano alla mente le sequenze delle Viae Crucis dipinte in genere da artigiani che intendevano arricchire così le chiese ed i loro paesi in quell’epoca e di cui si possono rinvenire poche vestigia ridipinte”. E poco dopo aggiungono: «Il loro carattere essenzialmente decorativo deriva dalla tecnica ancor ingenua dell’affresco. Il colore è un verde azzurrino lumeggiato di bianco, molto vicino ai colori usati dai quadraturisti, quei dipendenti degli affrescatori che eseguivano le parti di finta architettura e i medaglioni che poi avrebbero ospitato le pitture dei frescanti. Ma il modo dell’esecuzione delle scenette è mosso, estroso, non solo più artigiano. Le “vignette” sono trattate con spirito scenografico: il drappo che chiude a sinistra la scena dell’Annunciazione, lo scenario, pur rudimentale, della Flagellazione o del Cristo fra i dottori, la capanna della Natività paiono sipari che scoprano scene semplici di una Sacra rappresentazione. Guala pittoricamente maturerà, si arricchirà di conoscenze dotte, ma il gusto del teatro popolare, soprattutto, rimarrà per lui una costante». Insomma è proprio nella parrocchiale di Serralunga di Crea che, per gli studiosi casalesi, Pietro Francesco Guala “… ancor decoratore, mostra già la sua vocazione scenografica, componendo i vari soggetti tra drappi e quinte rudimentali, rivelando un gusto tutto popolare della scenetta disposta come in un teatrino, secondo un’espressione prossima alla tipologia del Teatro dell’Arte”. Dionigi Roggero RESTAURI ESEGUITI (BENE) E DA ESEGUIRE (SPERANDO IN BARDAZZA) Appuntamento con Gian Paolo Bardazza alle Chiesa parrocchiale di San Sebastiano a Serralunga, il presidente di Idea Val Cerrina vuol farci ammirare alcuni restauri. Nell’attesa noi ammiriamo il panorama che punta sul rosseggiante castello di Forneglio e i sottostanti vigneti, poi in alto il Monte di Crea con il vulnus di una frana che arriva fino alla cappella di S. Eusebio. Bella sulla sinistra l’antica porta del paese nel complesso della “Biblioteca Pavese.” Arrivano Bardazza e dalla vicina casa il parroco don Ugo Carbonero . Entriamo in chiesa. Subito, a sinistra ecco un quadro dell’Alberini: “Madonna con Bambino, San Francesco e San Carlo”, tornato, verrebbe da dire, come nuovo (e in sacrestia foto fanno vedere come era) dalla Nicola Restauri due anni fa, sponsor la famiglia Balbo, in memoria del figlio Carlo. Altro splendido restauro, nella Cappella del Rosario per i monocromi del Guala, eseguito da Barbara Poggio con fondi della Crt. Ammirazione per i particolari, una storia dipinta. Di fronte un altro bel quadro secentesco, ancora da restaurare, speriamo in Bardazza. Usciamo -è destino di questo tempo pazzo- tra lampi, tuoni, goccioloni di pioggia. A Ozzano c’è già il sole Luigi Angelino FOTO. La facciata della parrocchiale, i monocromi del Guala, l'Alberini restaurato e la tela da restaurare

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Daniela Sapio

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