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Scuola
Italia-Cina: uno scambio sempre più monferrino!
Intervista a Elena Givone, fotografa e project manager
“Non si tratta solo di imparare, ma di vivere la cultura”, ha affermato una delle studentesse casalesi “ospiti” a Chongqing, una municipalità nella Cina sud-occidentale. Questo importante messaggio ha segnato l’avvio dell’edizione 2026 del programma di scambio culturale che ha portato ventidue studenti dell’Istituto Superiore “Cesare Balbo” alla Chongqing Nankai Liangjiang Secondary School.
Lo scorso autunno i liceali cinesi erano stati a Casale (e avevano letto anche il nostro giornale). A coordinare ancora una volta lo scambio culturale, è stata la fotografa torinese Elena Givone, ormai monferrina d’adozione dopo gli scambi scolastici e la partecipazione al Monfest, la biennale di fotografia. Proprio lei ci parla delle giornate trascorse in Cina da alunni e alunne della nostra città.
Come procede lo scambio culturale Italia–Cina?
Lo scambio culturale tra Italia e Cina sta procedendo con grande intensità e profondità. Siamo giunti alla terza edizione e, quest’anno, 22 studenti dell’Istituto Cesare Balbo sono arrivati a Chongqing per completare questo percorso. Questo progetto rappresenta anche il primo scambio di questo tipo avviato a Chongqing, nato da un’intuizione personale che nel tempo ha preso forma e struttura. Oggi possiamo dire che questo modello sta iniziando a diventare un riferimento per altre scuole. Più che un semplice progetto, quello che stiamo costruendo è un ponte: un ponte fatto di sguardi, storie e visioni, capace di mettere in relazione persone prima ancora che culture. Nel tempo, questo scambio è diventato uno spazio reale di incontro, dove le distanze si trasformano in possibilità di dialogo.
Quali sono state le attività svolte dagli studenti?
Le attività sono state molteplici e pensate per offrire un’esperienza immersiva. Il progetto nasce anche dalla narrazione del mio percorso fotografico e creativo, con l’obiettivo di stimolare negli studenti uno sguardo più aperto e consapevole. Credo profondamente che oggi sia necessario ricordare ai giovani quanto siano fondamentali l’empatia, il coraggio del confronto e la capacità di comunicare people to people. Attraverso la fotografia e l’immaginazione, gli studenti imparano a vedere l’altro non come qualcosa di distante, ma come una possibilità. Durante la permanenza, al mattino frequentavano alcune lezioni con i loro corrispondenti cinesi e, successivamente, prendevano parte ad attività come ceramica, ginnastica, pickleball, danza del drago, canto, lingua cinese, sand painting e cucina tradizionale. Tra i momenti più significativi, la preparazione di piatti legati al Qingming Festival, una ricorrenza importante nella cultura cinese che, per periodo, si avvicina alla nostra Pasqua. A queste si sono affiancate visite organizzate in centro città e nei villaggi più antichi, tra templi, grattacieli, gite sul fiume e musei interattivi.
Qual è il suo ruolo nel progetto?
Questo scambio nasce grazie alla collaborazione tra Elena Givone Academy e MonFest, la biennale di fotografia di Casale Monferrato. In questo dialogo, il mio ruolo si sviluppa come ideatrice del progetto, oltre che artista e project manager, creando connessioni tra culture: l’arte diventa così un linguaggio universale, capace di agire come un collante culturale tra i due Paesi. Ogni anno porto e costruisco insieme ai ragazzi un progetto artistico che viene esposto: una mostra che diventa non solo un momento visivo, ma uno spazio di relazione. Per me è fondamentale accompagnarli nel comprendere che l’arte non serve solo a rappresentare il mondo, ma a metterlo in relazione.
È proprio in questo processo che accade qualcosa di profondo: non si costruiscono solo competenze, ma si costruisce empatia. E ogni immagine che nasce da questo scambio non è solo una fotografia, ma una traccia concreta di una connessione.
Quali sono gli aspetti di condivisione tra le due culture e i momenti più apprezzati?Nonostante le differenze culturali, i ragazzi e le ragazze hanno mostrato un entusiasmo autentico, soprattutto vivendo l’esperienza dello scambio familiare. Essere accolti nelle famiglie cinesi è stato uno degli aspetti più intensi: è nella quotidianità che si comprende davvero una cultura. I nostri studenti sono stati accolti con grande calore, come se fossero sempre stati parte di quelle famiglie, e molti avrebbero desiderato restare più a lungo. Mi piace riassumere questa vicinanza in tre parole: food, friends and family. Il cibo, gli amici e la famiglia sono valori centrali tanto nella cultura cinese quanto in quella italiana. È su questi elementi che si è costruita una connessione autentica. Sono nate amicizie profonde e, più di tutto, è nato un senso di rispetto e comprensione reciproca. È proprio in esperienze come queste che si sviluppa la capacità di ascoltare, adattarsi e accogliere la complessità. Questo progetto è il risultato di una visione condivisa e di una collaborazione concreta tra persone che hanno creduto nel valore dell’educazione come ponte tra culture. Un ringraziamento sincero alla dirigente scolastica Emanuela Cavalli, per aver creduto in questo progetto fin dall’inizio e per averne sostenuto la visione. Un grazie profondo alla professoressa Silvia Torchio, per il suo immenso lavoro, la sua dedizione e il suo amore autentico per la Cina. E al professor Carlo Pesce, per aver accolto questo progetto e averlo accompagnato sin dal suo primo inizio.
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