L'alpino Luca Barisonzi ferito in Afghanistan: «Non sono stato un eroe, ho solo fatto il mio dovere»
di Stefano Garione
Nel giorno delle celebrazioni per la ricorrenza del VI Novembre Ozzano Monferrato ha ospitato la testimonianza molto forte di Luca Barisonzi, primo Caporal Maggiore del corpo degli Alpini, ferito gravemente in Afghanistan nel gennaio 2011.
L’incontro, intitolato ‘E la Patria Chiamò’, come il libro scritto dal giovane soldato ed organizzato presso la palestra dell’Istituto Comprensivo aveva soprattutto la finalità di portare gli alti valori che hanno animato molti giovani a rispondere alla chiamata del proprio Paese. «Un Paese che non ha storia non può avere un futuro» queste sono le parole di Davide Fabbri, sindaco di Ozzano nell’aprire l’evento, sottolineando il coinvolgimento dei bambini delle scuole ai quali la manifestazione era rivolta.
Gli fa eco l’assessore Laura Beccaria, che sottolinea l’importanza di valori forse non più attuali ma che devono ritornare centrali nell’animare le nuove generazioni. A Gian Luigi Ravera, presidente dell’associazione Alpini sezione di Casale, il difficile compito di spiegare come portare i valori quali il senso di fratellanza e giustizia nella vita di tutti i giorni. Ravera ha spiegato come per molti alpini il servizio alla patria non sia terminato con il congedo, ma continui, con la chiamata ad essere dei buoni cittadini, tutti i giorni. Don Gigi Cabrino, parroco del paese monferrino, ha posto la questione se i ragazzi di oggi siano vuoti come spesso definiti dai media, ma ha trovato nella fierezza di molti giovani che giurano fedeltà alla patria una degna argomentazione per affermare il contrario.
Don Gigi ha anche sottolineato l’importanza della figura del cappellano militare, e di come esso con umanità concili le necessità militari con le dottrine della Chiesa. Successivamente è intervenuta Paola Chiesa che, interloquendo con Luca Barisonzi, ha cercato di spiegare la storia umana di giovane soldato pieno di sogni che bruscamente è cambiata dopo il 18 gennaio 2011. La docente, nonché coautrice del libro, ha presentato Barisonzi non come un ‘Rambo’, né il libro come una storia di esplosioni o bombe; no, il libro racconta i sogni di un giovane ragazzo, arruolato presso il corpo degli Alpini giovanissimo con la missione di servire il proprio Paese. E questo spirito di servizio lo ha portato in Afghanistan, dove Luca ancora commosso racconta lo splendido rapporto con alcuni bambini del posto a cui distribuiva gli aiuti umanitari. L’alpino ha infatti ben spiegato quelli che sono i compiti del contingente italiano in Afghanistan, ovvero oltre alla lotta al terrore, la distribuzione delle derrate alimentari e l’addestramento delle forze afghane.
Il racconto di Barisonzi è rimasto lucido anche nel ripercorrere quegli istanti del gennaio afghano quando, in un attentato terroristico, venne aperto il fuoco contro di lui e contro il commilitone Luca Sanna, che non sopravvisse. Ma nel momento di commozione che era percepibile fra i presenti è ancora una volta la fierezza e la forza di questo soldato nell’affermare:«Io ritornerei in Afghanistan, ritornerei e rifarei tutto, tranne la scomparsa di Luca Sanna». Ma la voglia di combattere di Luca non si è affievolita: «Adesso sono in carrozzina e ormai le montagne da scalare sono le buche per strada. Ma non mi fermo; si può essere felice anche in carrozzina».
E Barisonzi combatte anche per la felicità di altri; con il suo intervento sono stati raccolti fondi per varie iniziative a favore dei tetraplegici. Ai giovani, quest’uomo, che non vuole essere chiamato eroe («ho fatto solo il mio dovere - dice - ho fatto quello che dovevo fare»), lascia il grande messaggio di «non arrendersi, di trovare qualcosa per cui valga la pena combattere». E sono questi i valori che la giornata delle Forze Armate e dell’Unità d’Italia dovrebbero essere ricordati e trasmessi.