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40 in quarantena

Da Casale a Palermo: il popsurrealismo di Max Ferrigno

Sta allestendo una mostra per la Fondazione Steve Jobs

“Sono un artista rinascimentale, esco di casa, vado in studio alle 8,30, lavoro, ritorno alle 19”. Ecco, tu telefoni a uno dei più acclamati esponenti dell'arte pop, uno con commissioni prestigiose e mostre in tutto il mondo e ti aspetti che dall'altra parte ci sia una specie di factory di Andy Warhol, magari in salsa giapponese visto il suo stile, invece no, ti ritrovi a parlare di famiglia e della ricetta della pasta alla Norma. Max Ferrigno però è così: un casalese con la testa sulle spalle che la fama non ha reso né meno simpatico né meno disponibile e non abita nemmeno al Greenwich Village, ma a Palermo. Potevamo farcelo sfuggire per la nostra rubrica 40 in quarantena?

“A Palermo ci sono arrivato nel 2014 – ci risponde quando gli chiediamo perchè sia lì, al mare, in zona gialla con 25 gradi e non qui, con la neve in zona arancione – mia moglie Irene è originaria della Sicilia, ma a parte questo la qualità della vita e il margine di crescita enorme della città hanno influito nella scelta. Viviamo qui con la nostra bambina Dafne e due gatte Kiki e Ponyo”

Logico che da quella prospettiva anche l'emergenza sia stata un po' diversa. “In pratica non mi è mai sembrato di essere in lockdown, certo questa primavera i Palermitani osservavano strettamente la quarantena, per le vie non c'era nessuno, ma il mio studio è a 400 metri da casa e lavoro da solo, al chiuso, in pratica per me non è cambiato niente. L'unica cosa è che ho dovuto rimandare sono le mie visite a Casale. Di solito salgo al Nord una volta al mese per rivedere i miei genitori, le sorelle e i nipoti, adesso manco da settembre, ho comprato già il biglietto per le vacanze di Natale, ma mi sa che non riuscirò a sfruttarlo”.

Anche dal punto di vista professionale Max non si lamenta. Una particolarità: lui lavora su 'collezioni' produzioni incentrate su un tema specifico, proprio come Andy Warhol ma più metodico (e molto più divertente, guardatevi www.maxferrigno.com). “Di solito realizzo due collezioni all'anno, quella che dovevo presentare a Miami nell'aprile del 2020 è stata rimandata, rimandato anche un evento in Cina e una mostra personale a Milano. Però sono arrivate altre commissioni proprio durante il lockdown su cui ho potuto concentrarmi senza fretta”. Ce ne parla e una, in particolare, è stupenda: “E' per il MEC di Palermo il museo di archeologia informatica voluto dalla Fondazione Jobs di Giuseppe Forello. Mi hanno chiesto un'opera permanente e 12 opere inedite per la mostra che accompagnerà la riapertura 2021. Ho scelto di indagare l'estetica che pervade il mondo cam girl”. Alla disperata ricerca di qualcosa di pruriginoso nella vita di un artista monferrino non mi risparmio la battuta e gli chiedo quante ore di live 'hot' ha dovuto sorbirsi per realizzare l'esposizione. Mi accorgo subito che è una domanda idiota. “Stiamo parlando di artiste internazionali legate soprattutto al mondo cosplayer, tra cui anche un'italiana Pink Kandy che ho ritratto ispirandomi a 'Nuda Veritas' di Klimt. In realtà le dirette live sono solo un aspetto di un settore dello spettacolo che richiede molta creatività e un serio studio di marketing per diversificare l'offerta tra i fan. Di fatto sono manager e influencer di alto profilo che sfruttano diversi media: tra loro c'è chi è riuscito a fare 1 milione di dollari in un giorno”. Mi si accende una lampadina: ci sarà una cam girl casalese da intervistare per la rubrica?

Con queste premesse anche la fiducia nel futuro di Max Ferrigno è solida: “Sono molto pragmatico: l'arte è un bene rifugio è nei momenti di crisi le quotazioni salgono. Ho ultimato una collezione e sto lavorando alla successiva, prima o poi l'epidemia finirà e si riaprirà anche il circuito delle mostre”.

Normalmente l'intervista sarebbe finita qui, ma avrà almeno un vizio Ferrigno? Io, a furia di indagare sui monferrini fuori sede, sospetto di sì e posso scoprirlo: “Si è vero - confessa - anche a Palermo riesco a procurarmi i Krumiri”.

Nato a Casale Monferrato nel 1977 Max Ferrigno comincia a lavorare come decoratore dopo il diploma artistico. Nel suo laboratorio per tredici anni, disegna trompe-l’oeil per negozi e appartamenti, fondali per agenzie teatrali, scenografie per parchi di divertimenti. Viaggia moltissimo. Parallelamente prende forma la prima parte del suo percorso artistico: una lunga serie di lavori dedicati al Messico, all'Africa e al Sudamerica. Ma è nel 2005 che la sua sensibilità artistica subisce una scossa: riprende a guardare i vecchi cartoni animati giapponesi e gli echi della memoria infantile diventano la sorgente di un'esplosione di idee e di progetti. Inizia così la fase “popsurrealista” dove i personaggi dei cartoni animati, le merendine ed i giochi di una generazione diventano protagonisti in un tripudio di colori accesi. Nel 2010 espone la sua prima importante collezione a Milano “Les Sucreries”: un successo che richiama l'attenzione di critici e appassionati. Da allora ha all'attivo una cinquantina di mostre tra personali e collettive e le sue opere sono esposte in tutto il mondo.


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