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Viaggio d'autore

A.. Fiume per D’Annunzio, Palli e Cappa

Dalle 13 alle 19 fermati dalla Polizia dell’aeroporto di Fiume (Croazia): interrogatori, perquisizione bagagli, svuotatasche, due perquisizione all’aereo. Liberi alle 19 dopo aver firmato velocemente  cinque facciate in croato (si capiva la sola frase in inglese rifiuto di entrare in Croazia). Questa la sintesi di un caso che ha coinvolto giovedì chi scrive (Luigi Angelino, ndr) e due piloti Sandro Deambrosis ed Edoardo Cappa a Fiume per un evento organizzato da Fly Story per il centenario dannunziano (e da Casale in ricordo di Natal Palli, il pilota di D’Annunzio). Avevamo pure prenotato l’albergo con l’idea di visitare la città e magari la mostra “L’olocausta di d’Annunzio” (si, con la 'a'), che si inaugurava alle 19 del 12 al 'Museo marittimo e storico del litorale croato' nel  Palazzo del Governo (quello abitato dal Vate pescarese nel periodo della sua Reggenza fiumana, che si concluse nel Natale 1920, ndr). Ci piace citare il fondatore del futurismo, Marinetti, che durante il periodo della sua presenza a Fiume nel settembre 1919, definì gli autori dell'impresa disertori in avanti.
 
C’è da dire, ma questo noi non lo sapevamo, che eravamo finiti in mezzo a una quasi guerra: a Fiume città alcuni italiani avevano appena srotolato una enorme bandiera sabauda proprio davanti al Palazzo del Governo (e avevano diffuso la foto) poi altri quattro italiani erano stati fermati e multati per disturbo alla quiete pubblica.
A questo si aggiunge la polemica per un monumento a D’Annunzio che si inaugurava a Trieste proprio giovedì. Il che ha portato, ma anche questo lo abbiamo letto dopo, a una nota di protesta  consegnata  all’ambasciatore italiano a Zagabria, Adriano Chiodi “questo tipo di atteggiamento, assieme alla celebrazione dell’anniversario dell’occupazione di Fiume in diverse città italiane, infrange i rapporti di amicizia e di buon vicinato tra i due paesi e onora un’ideologia e un operato che sono profondamente contrari ai valori europei”. Anche il capo di stato croato, Kolinda Grabar Kitarovic, in un tweet subito dopo l'inaugurazione, aveva parlato di “scandalosa statua della discordia"
 
Ancora: manifesti inneggianti all’annessione di Fiume all’Italia sono stati affissi sulla sede del consolato croato in piazza Goldoni a Trieste.
 
Lasciamo la politica per la cronaca di uno dei tanti voli storici partiti dal Cappa di Casale: prima del decollo saluti dal non dimenticato istruttore Domenico Conti, dai piloti Silvio Lando e Stefano Bragato (doveva fare il quarto ma ha rinunciato per lavoro all’ultimo momento, la foto della partenza in prima pagina nel Monferrato di venerdì è sua, suoi saranno le note via telefonino che ci renderanno edotti di essere arrivati al posto sbagliato nel momento sbagliato ).
 
Decollo alle 10,10, in tre a bordo di un monomotore giallo PA28 Cherokee, D-ESGC. Altezza cinquecento metri. Come da un palco alla scala scorrono Monticelli d’Olgina, Curtatone, Chioggia, Caorle... Qui i piloti fanno due deviazioni per lanciare volantini  del raid (arrivati da Pescara) su Piancada (la località dove è morto Francesco Cappa, prozio del nostro pilota, eroe della prima guerra mondiale, medaglia d'oro) e un passaggio basso sull’aeroporto di Ronchi dei Legionari (di qui partì D’Annunzio per Fiume). Poi si sfiorano Venezia e Trieste (altro lancio e volantini a bordo non ne abbiamo più, per fortuna). 
 
Si entra in Croazia e si atterrà  all’aeroporto di Fiume sull’isola di Veglia (Krk)), unico problema il vento laterale, quaranta nodi, che mette a dura prova chi è ai comandi.  Mentre i piloti fanno il rifornimento preconcordato, mi portano  gentilmente sul pulmino di servizio  in un ufficio per ricaricare telefonino (avviso a casa Tutto Ok, non sarà così).
Poi alla Polizia doganale; in un angolo c’è un pilota (con la figlia) che riconosciamo per aver partecipato coi colleghi casalesi a tutti i raid storici e culturali di Fly Story-Pescara, si tratta di Fiore Ambrogio,  giunto via Barcellona-Pescara alla guida del suo bimotore, di professione fa il pianista Ci fa segnali strani con gli occhi. Interrogatorio: mi chiedono pure il nome del padre e i numeri telefonici, poi Scopo della visita? Vista l’aria che tira risposta di tutti “turismo”, che poi è anche giusto, ricongiungersi con i piloti in arrivo da Pescara vedere Fiume. Stop. Chiedono dove alloggiamo: Hotel Bonavia Plava Laguna, haimè è lo stesso indicato dal pilota-pianista. Perquisizione bagagli, Cappa ha una maglietta da pilota di un volo precedente, ha stampato Fly Story che i poliziotti indicano come stesse per saltare tutto da un momento all’altro. Ci fanno svuotare le tasche: consegno io per primo una busta bianca che raccoglie tredici cartoline realizzate artigianalmente (by Laura Rossi) a ricordo del volo, lo faccio sempre, le firmano i piloti, l’aeroporto mi fa il timbro. Raffigurano il Palazzo del Governo, chiedono quando l’artista è andata sul posto a disegnarlo; rispondo che è stata presa da Google ritenendolo un simbolo della città.  Non siamo mai stati a Fiume. Ci crederanno? I poliziotti si mettono una pettorina fosforescente passano sulla pista e vanno a perquisire  gli aerei, dal bimotore saltano fuori ben due magliette da pilota Fly Story. Da tener conto che i poliziotti parlano croato e un poco inglese e solo ogni tanto passa una poliziotta che sa l’italiano a cui chiedo “Perchè?”.  La risposta l’avremo molto più tardi: ci fanno vedere da un telefonino la foto di D’Annunzio.
Capiamo che siamo saliti di importanza quando come nel gioco dell’oca si ricomincia dal principio, forse sotto la loro Digos nel senso di Polizia politica, altra perquisizione aerei ("Han fotografato pure la targhetta del produttore delle magliette", dice Fiore), riconsegna delle cartoline che vengono fotografate lato A e lato B, protesto me le ridanno.
Ci arriva l’acqua dal vicino ristorante (si paga), una poliziotta (da citare) tira fuori dalla borsa (sua) un pacchetto di patatine e uno di strudel ai fichi (buonissimi, tenendo conto che l’ultimo ‘pasto’ per me era alle 8 del mattino in via Candiani, torta alle nocciole della disegnatrice).  
Passa il tempo ma ho la sensazione che il clima migliori: al bagno (due scale verso il basso) mi accompagna più solo una poliziotta e non due e si può chiudere la porta. Alle 18,50 ci lasciano fare il piano di volo. L’unica possibilità (il nostro aereo non potrebbe volare al buio) e la vicina Portorose. Alle 19 arrivano quattro facciate da firmare in croato con scritto in  piccolo in inglese. In sintesi “Refusal of entry in Croatia, poses a threat to pubblic order”. Respinti dalla repubblica croata per “minaccia all’ordine pubblico”. 
Leggeremo al ritorno sul giornale fiumano La voce del popolo di cinque italiani fermati all’aeroporto “nei loro bagagli comunica la questura, sono state trovate bandiere del Regno d’Italia (falso) e materiale propagandistico (tredici cartoline e tre magliette, mah). La polizia di frontiera ha vietato il loro ingresso sul territorio croato”. Si dopo sei ore di fermo e mettendoli in situazioni di rischio.
Per farla breve decollo immediato dribblando un aereo di linea. Il sole si tuffa nel mare facendo brillare le saline. Colpi di vento al passaggio di una gola, ma ecco sulla destra come un albero di Natale la pista illuminata di Portorose, bellissimo atterraggio, accoglienza in italiano, dogana veloce (nessun problema per Deambrosis che i documenti li ha solo riprodotti). Ci fanno arrivare un taxi e prenotano un albergo panoramico. Riesco a collegarmi col giornale e mandare le note che escono in prima pagina (“Visto che scoop...”,   mi giustifico con la moglie, non so se gradisce).
Il ritorno di venerdì non ha storia se non per un passaggio di saluto su Mantova città gemellata con Casale. 
Il giro attorno al campanile di San Gemano e l’accoglienza della consorte (la disegnatrice) dietro il recinto del Cappa accrescono il sapore della libertà.
Sapremo sempre poi che da Pescara era partito un Piper  (a bordo Eugenio Sirolli, presidente di Fly Story, Giuseppe Failla, Paolo Caldarale) per raggiungerci ma era stato obbligato a ritornare pena la scorta di due caccia croati. “Allora abbiamo interessata l’Unità di crisi della Farnesina, ci dice Sirolli,  la segnalazione della presenza di un giornalista tra i fermati può aver accelerato la procedura di rilascio. Ma la storia non deve finire qui”.
 
Il nostro  triplice commento comune finale: “Sono state ore di fermo inspiegabili e stressanti senza la rappresentanza legale. Ancora una volta la politica non è stata in grado di distinguere tra cultura - tale era la nostra iniziativa - ed eventuale rischio”.
Da aggiungere anche il valore turistico-amichevole dell’iniziativa, Cappa in borsa aveva una scatola di Krumiri Rossi Portinaro intenzionato a donarla a Fiume, l’ha donata in Slovenia.
 
NOTA: Materiale propagandistico (???)

(l.a.) - In tasca avevo tredici cartoline (disegno del palazzo delGoverno)  che per Fiume erano ‘propagandistiche’ (al retro qualcuna era bianca e qualcuna spiegava scopo del raid e partecipanti). E’ prassi che ai voli cui partecipo faccia realizzare (ho un’artista in casa) una cartolina ricordo per gli amici e i collezionisti (come il sindaco di Conzano Demaria, Galfrè, Barbato, Cravino, Sanlorenzo, Roggero). Sono ormai oggetti filatelici ricercati come i trittici del volo delle Madonne Nere a Cagliari e gli scorsi anni a Parigi, a Budapest e a Vienna; sul posto la segreteria dell’aeroporto mi timbra l’arrivo (in questo caso l’ho fatto fare a Porto Rose) e firmano i partecipanti (in questo caso una sigla blu in alto a destra si riferisce a Fiore Ambrogio che col suo bimotore ha fatto Barcellona-Pescara-Fiume).

 
-Foto-gallery nel nostro sito. Foto di questo articolo: l'arrivo dei casalesi (da sin. Angelino, Deambrosis, Cappa) all'aeroporto Francesco Cappa di Casale dopo il rilascio e la tappa notturna di Portorose (f. Laura Rossi).

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