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  • 03 luglio 2021
  • Casale Monferrato

Lunedì 5 luglio al Parco del Po

"Sessantotto in periferia": si presenta il libro di Pietro Moretti

Con Gianni Calvi, Claudio Debetto e Vittorio Giordano

Pietro Moretti autore del libro

“Sessantotto in periferia. Biennio 1968-1969 in provincia di Alessandria” è l’ultima fatica letteraria di Scienza Politica (edita da Impressioni Grafiche) di Pietro Moretti, ospite dell’incontro culturale in programma lunedì 5 luglio alle ore 21 presso nel Salone del Parco del Po di viale Lungo Po Gramsci 10 a Casale Monferrato.

La pubblicazione è una collana di cronache, testimonianze, riscontri di stampa e immagini su quello che successe nell’alessandrino in quegli anni. Rispetto ai grandi dibattiti, su cause e conseguenze, discussi a livello generale e mondiale, l’analisi di quel periodo, calata nel contesto di periferia, potrebbe risultare riduttiva; al contrario, l’autore ritiene ci sia molto “materiale, rispetto ad un grande vuoto di cronache da colmare.

“Il relativamente scarso interesse alle cronache del Sessantotto è stato causato, soprattutto, dai pregiudizi dovuti ad una grave deformazione dei fatti”, spiegano gli organizzatori dell’Isral; “spesso, è prevalsa l’identificazione tra Sessantotto e terrorismo (ingeneratasi dopo la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969), ponendo in forte ombra quelli che invece sono stati caratteri portanti di quelle lotte (la partecipazione, l’antiautoritarismo, l’egualitarismo, la spontaneità, gli inizi del femminismo e il terzomondismo, per citarne solo alcuni)”.

A colmare, in parte, quel grande gap ci ha così pensato Moretti, grazie al contributo dei casalesi Gianni Calvi, Claudio Debetto, Vittorio Giordano e Luigi Gottardi. “Gli anni che hanno preceduto il 1968”, ricorda Calvi, “sono stati per me essenziali, poiché sono stati gli anni in cui ho maturato la mia obiezione di coscienza al servizio militare; questa idea divenne esistenziale, fondamentale, irrinunciabile: non avrei mai prestato servizio nell’esercito, azione che presupponeva il poter uccidere, principio inconciliabile con l’essere cristiani”.

Debetto, prima operaio e poi sindacalista, ricorda con dovizia di particolari quei momenti: “nel ’68 ero apprendista, prima metalmeccanico, poi telefonico; facevo parte del direttivo regionale di categoria e del consiglio generale della Cisl provinciale quando, nel novembre del ‘67 (fino al luglio ’68) mi venne proposta la formazione al Centro Studi della Cisl nazionale (un corso di nove mesi destinato alla dirigenza di livello universitario con degli sbarramenti ogni tre mesi). Andavamo alla messa di padre Ernesto Balducci alla Badìa, alla quale partecipavano personaggi importanti dell’ambiente socio-politico fiorentino, come Giorgio La Pira...”.

Vittorio Giordano, nel 1968 aveva 17 anni. “Frequentavo l'istituto magistrale Giovanni Lanza di Casale Monferrato. A scuola, in quegli anni, si parlava molto di quello che succedeva nel mondo. Non solo le idee e gli ideali, ma anche il musica, il cinema, il teatro e la poesia presentavano un altro modo di vedere la società e la vita. Lo spirito di ribellione, di cambiamento e di rivoluzione era tangibile nell'aria. Nelle scuole c’era i movimenti e si cominciava a contestare. Si contestava la scuola come autorità, come sistema; si contestava anche l'organizzazione scolastica, gerarchica e autoritaria. Per me, l'anno scolastico 1968-69 è stato quello dell’esame di maturità riformato, verosimilmente frutto, anche, delle lotte del movimento studentesco. In città si era sviluppato un discreto movimento degli studenti che coinvolgeva tutte le scuole superiori, dai licei agli istituti tecnici. Tra gli studenti si distinguevano quelli che riflettevano e lottavano prendendo spunto da tematiche più generali, teoriche e quelli che lottavano per obiettivi più concreti come l'organizzazione della scuola, gli esami, il futuro, gli sbocchi, l'università e il lavoro. “La lettura di queste storie di vita” scrive nella prefazione il direttore Isral Luciana Ziruolo, “aiuta a comprendere come il Sessantotto sia stato un fenomeno capillare, che ha permeato tutti gli ambiti della società e non, certo, un'esperienza elitaria come, talvolta, è emerso nei saggi di alcuni suoi leader nazionali; è stato un vento elettrizzato ed elettrizzante che, ad una osservazione disincantata e non preconcetta, ancora permea il tempo presente, in nuove e molteplici forme”.

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.


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