Neonatologia resta in forse. Meno di 500 parti? Si chiude! Ma se non si arriva a 1000...
Scampato pericolo per l’ostetricia di Casale e degli altri ospedali della Provincia?
Il ministro della Salute Ferruccio Fazio, ha consegnato nei giorni scorsi alle regioni un documento con le regole per ridurre drasticamente errori e incidenti.
La prima è la chiusura dei 158 punti nascita sparsi in Italia nei quali si effettuano meno di 500 parti l’anno.
L’obiettivo è anche incentivare il parto senza dolore e convincere i ginecologi a ricorrere di meno ai cesarei (praticamente 4 nascite su 10 in Italia avvengono con il bisturi).
All’origine molti fattori, alcuni dei quali sono riconducibili proprio alle piccole strutture, come per esempio la reperibilità di ginecologi e anestetisti che inducono a una programmazione «prudente», per evitare di trovarsi in situazioni che richiedono tempi di risposta quasi immediati che non si è in grado di garantire.
Altro dato che porta alla crescita della percentuale dei cesarei è l’età elevata di parecchie neomamme italiane, e la consapevolezza di trovarsi di fronte in molti casi all’ultima possibilità di avere un bimbo atteso magari da molti anni.
Altra circostanza che porta - giustamente - a una condotta il più possibile cautelativa.
Ma... c’è un ma!
Oltre all’addio ai 158 punti nascita che effettuano meno di 500 parti l’anno, viene però anche prevista una rimodulazione degli altri 190 che ne effettuano meno di mille: sopravviveranno solo se potranno dimostrare che esistono «bisogni reali» legati al territorio.
Il piano suddivide i centri in due livelli: a fare la differenza è soprattutto la presenza o meno di un reparto autonomo di Neonatologia e la disponibilità di una terapia intensiva neonatale.
Per arginare il boom del cesareo il piano interviene anche sulle tariffe, con un invito esplicito a rivedere la remunerazione in modo da disincentivare il ricorso al bisturi dove non necessario.
Il documento fissa anche più di un paletto sul parto con analgesia, che va effettuata all’interno di «un percorso definito» che preveda la presenza nella struttura «nell’intero arco della giornata» di un anestesista.
Ogni punto nascita è poi chiamato a predisporre una «carta dei servizi» offerti, compreso il numero dei parti effettuati ogni anno e il tasso di mortalità materna e neonatale.
Previsto infine dal ministero un rafforzamento dei consultori familiari in quantità e qualità.
m.f.