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  • 10 gennaio 2026
  • Casale Monferrato

Si apre il sipario

Amadeus: la gelosia di Salieri e Mozart, un po' punk

L'intervista a Ferdinando Bruni

Ferdinando Bruni. Visto da Max Ramezzana

Invidia, odio, gelosia: una sinfonia di emozioni si sprigiona nella messa in scena di Amadeus di Peter Shaffer, pièce resa universalmente celebre dall’omonimo film di Miloš Forman vincitore di 8 premi Oscar.

L’opera inizia a Vienna nel 1823 quando Antonio Salieri (Ferdinando Bruni), vecchio e prossimo alla morte, ripercorre la vicenda del suo tragico rapporto con Mozart (Daniele Fedeli), conclusasi con la morte del giovane e geniale compositore trent’anni prima. 

Una produzione Teatro dell’Elfo con il contributo di Next, con Bruni e Fedeli, oltre a Valeria Andreanò, Riccardo Buffonini, Matteo de Mojana, Alessandro Lussiana, Ginestra Paladino, Umberto Petranca, Luca Toracca, sabato 10 e domenica 11 gennaio alle ore 21 “Amadeus” arriva sul palco del Municipale per la stagione in collaborazione con Piemonte dal Vivo. Biglietti in vendita sul sito vivaticket.com o al botteghino del teatro le sere dello spettacolo. Per domenica 11, spettacolo audiodescritto, ridotto per non vedenti e ipovedenti, gratuito per l’accompagnatore - info WhatsApp: 328 24 35 950. La regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia esalta la forza del testo che ha il ritmo di un classico, imprimendogli l’andamento di un sogno che piano piano assume i contorni perturbanti di un incubo. Un racconto che nasce da un pettegolezzo, riletto in un ‘700 un po’ esagerato anche grazie ai costumi di Antonio Marras, recenti vincitori del Premio Ubu 2025. Ferdinando Bruni, il Salieri sul palcoscenico, ci porta dentro la vicenda, divenuta anche un colossal cinematografico.

Ci pare di capire che tutto ha inizio da un pettegolezzo...
Un pettegolezzo che risale a tantissimi anni fa. Qualche voce era girata alla morte di Mozart, il pettegolezzo era stato ripreso alla scomparsa di Salieri nel 1823 e nel 1830 Puskin scrive questo microdramma Mozart-Salieri, dove inventa di sana pianta questo apologo sull’invidia del musicista di talento. Nel 1881, Nikolaj Rimskij-Korsakov ne fa un’opera e poi a metà Anni ‘70 Peter Shaffer riprende la vicenda e la trasforma: non è più il racconto di un musicista che ne avvelena un altro, ma l’invidia verso la genialità di un giovane talento. Salieri sa di non garantirsi l’immortalità con la sua musica, e con un colpo di genio, si inventa la storia dell’avvelenamento, spargendo questa voce, ma nessuno gli da retta. Salieri compie un patto con Dio in cambio di una vita irreprensibile al fine di avere successo e fama, poi quando arriva Mozart, lui si sente tradito da Dio.Una parabola sull’invidia e sul senso di ingiustizia di quando una persona ha talento: Salieri, non dimentichiamoci, è stato un grande musicista di corte, ma la sua musica non aveva la potenza rivoluzionaria di Mozart.

Salieri è un musicista affermato, ma...
Shaffer ha realizzato quattro varianti del testo, ma i ruoli principali sono quelli di Mozart e Salieri. Proprio quest’ultimo è tormentato dal conflitto e racconta la “sua” vicenda in flashback, entra ed esce dalle scene da narratore che si rivolge direttamente al pubblico come confessore e poi l’invenzione del fanciullo divino, ricostruita dai documenti dell’epoca con il linguaggio di Mozart ai limiti dell’osceno. Shaffer ha contribuito a trasformare la percezione comune della figura di Mozart, fino ad allora visto come un angioletto. Nello spettacolo ci sono due personaggi che nel film non ci sono e questi sono i venticelli, che riportano a Salieri i pettegolezzi della Vienna di quell’epoca e poi la giovane Costanze, moglie di Mozart, vittima di questa battaglia, oltre a tutti i personaggi di Corte. 

Come interagiscono i due personaggi?
Mozart rappresenta l’incoscienza assoluta, mentre Salieri mostra un approccio macchiavellico: ha un modo ambiguo di rapportarsi con il giovane compositore, lo odia, ma dall’altra parte lo ammira per la sua genialità.

Un testo che ha vinto premi Oscar. Ma quanti elementi cinematografici troviamo sul palco?
Questo spettacolo ha pochissimo di cinematografico: esiste un rapporto diretto con il pubblico, i due personaggi raccontano...c’è un’assenza di quarta parete molto forte che non ha nulla a che vedere con il cinema. Nello spettacolo utilizziamo i video, quando vengono citati i debutti delle opere di Mozart, per dare una suggestione ai momenti musicali.

Cosa racconta Marras con i suoi costumi?
I costumi raccontano un Settecento ironico: Mozart ha vestiti con dettagli esagerati, un abito quasi punk pieno di borchie, anche l’imperatore ha un enorme mantello... Questa però non è una ricostruzione storica. 

Come racconterebbe Salieri la sua invidia verso Mozart ai tempi dei social?
Ci sarebbe un grande sfoggio di profili falsi e di fake news. 


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