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Coronavirus
Una quarantena “positiva” che rafforza le relazioni
L’Harambée ospita un totale di 22 ragazzi, tra gli 11 e i 20 anni, divisi in tre gruppi
In questo periodo di restrizioni forzate, le comunità sono realtà in cui, proprio per le particolari modalità di convivenza, si possono verificare criticità.
Non succede, però, alla Comunità Harambée di Casale, la comunità con sede alla parrocchia del Valentino, nata nel 1996 con l’obiettivo di accogliere giovani in stato di bisogno.
L’Harambée ospita un totale di 22 ragazzi, tra gli 11 e i 20 anni, divisi in tre gruppi: una casa famiglia per ragazzi allontanati dai propri genitori, un centro per minori stranieri soli e un gruppo-appartamento per ragazzi maggiorenni. La comunità è diretta da Barbara Zaglio.
La resilienza dei ragazzi
«Inizialmente abbiamo affrontato la chiusura col timore di vedere i ragazzi in difficoltà - ci dice Franco Girardino a nome degli educatori - Invece, siamo stati smentiti: la loro resilienza è venuta fuori, sono emerse risorse inaspettate... Stiamo vivendo in una bolla di positività e i ragazzi sono più sereni del solito e maggiormente collaboranti». Con la comunità chiusa (vi entrano solamente gli educatori), i giovani dell’Harambée, la cui quotidianità è scandita dalle lezioni scolastiche a distanza, hanno dimostrato che reagire positivamente alle restrizioni è possibile: «Si è creato un clima di famiglia e di casa più forte - continua Girardino - Si vive una quotidianità che ha potenziato le relazioni».
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