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Morano sul Po: la figura del cappellano militare Angelico Antonio Mugetti

Con l’enorme numero di perdite umane, la Grande Guerra ha segnato la vita di migliaia di persone per la terribile forza distruttiva scatenatasi in pochi anni senza alcun precedente nella storia. Questo devastante fenomeno non poteva non avere delle conseguenze sociali. La necessità di ricordare chi non era tornato dalla guerra diventava l’esigenza principale: per la prima volta la morte non era più vissuta come un’esperienza singola e personale, ma come un ricordo da condividere con tutta la comunità. Mai prima di allora la costruzione di monumenti ai caduti era stata così intensa e massiccia. Anche in Monferrato ogni paese (talvolta anche le frazioni) ha conservato il ricordo della guerra attraverso un patrimonio storico-artistico di grande importanza civile e con valore di testimonianza, che la rubrica “Le pietre raccontano”, aperta ai contributi dei lettori che sono sempre ben accetti, nella speranza di favorire il restauro dei numerosi monumenti da inserire in un “Museo diffuso” della nostra storia e della nostra identità. In questa puntata il contributo di un moranese Doc, Aldo Timossi Parco della Rimembranza Il 10 novembre 1918, “Il Monferrato” entra nelle case con un titolone sulla prima pagina: “Vittoria! Vittoria!”; l’armistizio è stato firmato una settimana prima, dopo la decisiva battaglia di Vittorio Veneto. Per arrivare a quella data, anche la popolazione di Morano sul Po ha dato il proprio contributo di uomini e di sofferenze. Per chi ha vissuto gli anni della guerra da civile, si è trattato di tirare la cinghia. Anche la maggiore industria locale, quella del cemento, nel 1916 ha visto il blocco per alcuni mesi nell’attività della “Cementi Casalesi”, per impossibilità di trasportare il calcare dalle cave. Nascite e matrimoni hanno registrato un vero e proprio crollo. Su circa 2000 abitanti, la media di 45 nascite ogni anno ha toccato punte minime di 11 nel 1918 e 16 nel 1917. Per i matrimoni, dalla ventina ogni anno, si è passati ad appena 4 nel 1916 e 5 nel 1918, passando per gli 8 del 1917. I giovani e gli uomini arruolabili, tutti partiti per i vari fronti della guerra. E anche nelle famiglie moranesi, in tanti non sono tornati o hanno rimesso piede nelle loro case con ferite di varia gravità. Per il Casalese, il generale Manfredo Manfredini ha coordinato le tante, talvolta difformi statistiche, e nel 1971 ha scritto di ben 3100 caduti casalesi in combattimento o morti in seguito a ferite, 1100 mutilati ed invalidi, 4200 feriti in combattimento. Per i soldati del nostro circondario, molte le onorificenze al valore: 21 Ordini Militari d’Italia, 15 medaglie d’oro, 305 d’argento, 515 di bronzo, 285 croci di guerra. Anche i Camposanti di Morano Po e dell’allora frazione, oggi borgata Due Sture riportano tanti nomi e località di militari morti o dispersi: Isonzo, Sabotino, Podgora, Oslavia, S.Michele, Monte Santo, Monte Grappa, Ortigara, e altri ancora. Tante montagne, aride o nevose pietraie, corsi d’acqua coperti di sangue! Nel capoluogo, un paio d’anni dopo la fine del conflitto, i Caduti vengono ricordati nell’area del Camposanto, con un Parco della Rimembranza di cipressi, ciascuno con targa e nome, ed un artistico monumento del 1920 (foto) sul quale campeggia la scritta “Morano ai suoi figli Caduti per la Patria – MCMXV – MCMXVIII” sotto un altorilievo bronzeo raffigurante un contadino che, sullo sfondo delle cementerie locali, deve abbandonare vanga e falce per impugnare la spada della Vittoria. Negli anni sessanta i cipressi, ormai adulti e pericolanti, saranno abbattuti, e sostituiti da tre corone di cippi in granito con targa in bronzo. A Due Sture la lapide verrà posta nel 1947 sul muro di cinta del piccolo Camposanto, e negli anni Ottanta anche quei Caduti (tanti per una piccola frazione) avranno il loro monumento all’ingresso dell’abitato. Per i residenti nella frazione Pobietto, i nomi dei Caduti sono ricordati nel monumento del capoluogo. Nel conflitto, tra i Moranesi in divisa è impegnato un frate francescano, Angelico Antonio Mugetti, nato a Due Sture nel 1881 da Pietro e Maria Rossino, ordinato sacerdote nel 1905, chiamato alle armi per l’assistenza spirituale alle truppe. Morirà improvvisamente per malattia nel settembre 1943, dopo aver tenuto l’incarico di Cappellano degli Arditi, aggregato alla I Divisione d’Assalto, ed essersi guadagnato due medaglie d’argento e tre di bronzo al valor militare, la Croce di guerra, l’onorificenza di cavaliere della Corona, numerosi riconoscimenti al valor civile.

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Gianni Sacchi

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